“Non un euro per le armi”: quasi 200 persone in piazza a Termoli contro tagli alla sanità e chiusura di emodinamica
Assemblea pubblica in largo Santoro promossa da movimenti, associazioni e sindacati. Al centro la difesa della sanità pubblica molisana, il no all’economia di guerra e la protesta contro il nuovo Piano sanitario regionale. Presenti anche esponenti CGIL, Pax Christi e amministratori locali.
“Non un euro per le armi. Tutti i soldi per la sanità, i servizi, i territori”. È da questo slogan che è partita mercoledì sera a Termoli l’assemblea pubblica organizzata in largo Santoro da movimenti, associazioni e realtà civiche impegnate nella difesa della sanità pubblica molisana. Quasi duecento persone si sono ritrovate sui gradoni della piazza per discutere della chiusura di emodinamica al San Timoteo, ma anche di un quadro più ampio che riguarda welfare, spesa pubblica, aree interne e servizi essenziali.
Il tema sanitario è stato il punto di partenza di una riflessione molto più politica e sociale. “Se non attacchiamo la logica che c’è alla base di questi tagli tra un anno saremo qui a lottare di nuovo per la chiusura di un altro reparto”, ha detto Italo Di Sabato della Casa del Popolo di Campobasso, spiegando che la battaglia non riguarda soltanto Termoli ma “il diritto alla salute in tutta la regione”.
Nel corso dell’assemblea è intervenuto anche Antonio De Lellis di Pax Christi, che ha collegato il tema della crisi sanitaria all’aumento della spesa militare. Secondo quanto sostenuto durante l’incontro, ogni incremento delle risorse destinate alla difesa finirebbe per tradursi in minori investimenti per sanità e welfare. “Possibile che le risorse per le armi si trovano sempre, mentre per la sanità ci dicono che i soldi non ci sono?”, è stata una delle domande rilanciate più volte nel dibattito.

Molto duro anche l’intervento sulla situazione del Molise e delle aree interne. Nicoletta Radatta ha parlato delle difficoltà quotidiane dei piccoli comuni, sempre più isolati dopo l’alluvione di aprile e privi ormai di servizi essenziali come guardie mediche, pediatri, farmacie e uffici postali. “Come si può parlare di diritto alla salute se per raggiungere un ospedale possono volerci anche tre ore?”, è stato uno dei passaggi centrali dell’assemblea.
Non è mancato il riferimento al nuovo Piano sanitario regionale e al crescente peso della sanità privata in Molise. “Il privato in Molise si sta sostituendo al pubblico”, è stato denunciato durante l’incontro, con un attacco anche alla comunicazione delle strutture private sanitarie presenti sul territorio.
All’assemblea ha partecipato anche la segretaria della CGIL Molise Sabrina Del Pozzo, che ha invitato a costruire una mobilitazione ampia sul modello delle proteste studentesche nate nei mesi scorsi a Isernia e Termoli. Tra gli interventi anche quello di Ana Vargas Garcia di Termoli Bene Comune, che ha collegato i temi della guerra e della sanità pubblica alla necessità di “ricucire la società e costruire alleanze”.
L’iniziativa si concluderà con un nuovo appuntamento fissato per il 2 giugno sul Corso Nazionale di Termoli, dove gli organizzatori annunciano una “Festa della Repubblica disarmata” dedicata ai temi della sanità pubblica, del welfare e dei diritti sociali.


