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Latifa sempre

La morte non conosce ragioni. Morire a 27 anni è una tragedia per chi ha amato e per chi è stata scelta fatalmente da quella ingombrante sorella che occupa le nostre vite. Una presenza maestosa e serena che occupava un bancone di bar, rendendolo piacevole. Risuona ancora quella sua battuta al bar con cadenza pugliese a chi gli chiedeva le sue origini: <io so di Foggia>. Vero o no, era un suo modo per stemperare battute che si ascoltano in ogni bar del “bel paese” e, certo, noi non facciamo eccezione. Siamo disincantati nella vita, talvolta molto distratti, tanto da perderne spesso le coordinate.

Oggi il bar è avvolto da tristezza per una fatalità non cercata, ma che ci accompagna ogni giorno. Pensiamo sempre, troppo, che “a me non può succedere”. Non è così. Talvolta gli interessi economici, la necessità di garantirci un futuro, una casa ed una vita dignitosa, oscurano il senso della vita e ci portano su strade inesplorate e su emozioni coinvolgenti.

Oggi non si tratta di cercare colpe, né responsabilità. Alcuni eventi si chiamano “fatalità” e non è un caso. Ogni evento, invita a riflettere sul senso e significato dell’esistere. Non siamo allenati a decifrare ciò che accade e forse ci stiamo abituando ad una passività esistenziale, disattenti alla vita e perdendoci quando questa si dimostra lacerante nei nostri affetti.

Vita e morte non sono due opposti, sono una medesima cosa. Il mondo corre ad inventarsi strumenti che producono morte sulle quali si viene lasciati soli nell’indifferenza di chi le produce. La compassione pare sia sparita o, quantomeno, appare “opaca” nelle cronache che ogni giorno affollano i media e le riflessioni dei vari soggetti presenti sui “tiketok”, ovvero, cosiddetti <social> nazionali ed internazionali.

Latifa raccontava ed incarnava ciò che il suo nome significa in arabo: <gentile, compassionevole, premurosa ed empatica>. Un toccante significato e calore da trasmettere nella nostra vita quotidiana ed al mondo intero. Un richiamo alla “benevolenza compassionevole” che la cultura delle sue origini consegna a noi, viandanti distratti, per ricordarci che la vita è bella ed è necessario viverla anche quando sorella morte trascina lontano da noi le persone amate. Vicino con affetto al dolore dei tuoi cari, ti ringrazio per avermi ricordato che è bello vivere e che è necessario aspirare a qualcosa di più che renda serena e bella la vita, nonostante la presenza di sorella morte. Noi, nelle notti senza stelle, impareremo ad essere, insieme alla luce della tua Luna, <Latifa sempre>. Ciao Amica cara