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L’antico rito della “Pagliara” ogni primo maggio rinnova la festa colorata della Primavera, tra canti, balli e corteggiamenti tradizionali

Una veste da magica favola, piena di verde naturale, di fiori, di foglie, di rami fruttuosi e di boccioli vellutati, raccolti lungo il Biferno, riveste la “Pagliara“. Bella come una donna. Per sempre. Piena di vitalità e di rugiada profumata. E’ qui la festa del Calendimaggio. Festa del “Majje Dde le Defenze”. Festa della Primavera che nessuno mai si aspetta.

Festa primo maggio lucito

Brilla il sole a Lucito sotto la bora, vicino alle macine di un vecchio frantoio, a pochi passi dalla vestizione. In mattinata il borgo è pieno di luce nella sua vita che scorre lentamente. Il paese è fiero del suo castello. Dimora un tempo dei Capecelatro. Con i suoi nidi di case Lucito è legato alle sue cappelle, alle tradizioni e al suo patrimonio di arte ricco di colori. Il nucleo antico del piccolo borgo è, dunque, superbo. Arroccato. Compatto. Verticale con le sue facciate di pietra sulla vallata sottostante.

Festa primo maggio lucitoFesta primo maggio lucito

L’antico rito della “Pagliara” esalta il silenzio del borgo sospeso, immerso nel verde. Dove le rondini, tra andate e ritorni, garriscono e felicemente volteggiano. In piazzetta la poesia ne accentua l’identità. Tra versi espressivi e squarci di luce legati al canto dell’io.

Festa primo maggio lucito

Nel cuore del borgo colpiscono le pennellate d’arte di Antonio Pettinicchi. Noto pittore del luogo. Il suo linguaggio è inconfondibile. Con i suoi lampi e corpi di luce, potenti ed incisivi, racconta la vita di Lucito. E del suo del Molise. Terra di miseria e di gente umile che patisce. La Pagliara è parte integrante di questa realtà. È tra le voci più forti contro l’oblio. Come si vede dal repertorio fotografico seguiamo la vestizione da vicino. L’abito a forma di cono viene rivestito di erbe e di fiori presenti sul territorio. Il profumo delle essenze arboree mediterranee si mescola a gesti sacrali di un’epoca lontana. Nell’addobbo sono coinvolti giovani, anziani e bambini. La disposizione dei colori e delle piante arboree più significative segue un ordine arcaico. Pieno di tocchi di mani e di dita. Morbidi. Delicatissimi.

Festa primo maggio lucito

Quando l’immagine di una figura antropomorfa si svela, di colpo genera una forte emozione. Si coglie il valore di Madreterra rigeneratrice di vita, della sua natura e della sua energia pronta ad intraprendere un nuovo cammino.

Festa primo maggio lucito

L’immagine di una bella signora ha in grembo i frutti migliori. A questa magnifica rappresentazione ideale solo alla fine vengono aggiunte le mani e la coda che facilmente si muovono. A questo punto la vestizione del Maggio o della Primavera è completa. Al suo interno un portatore può procedere lentamente nei primi movimenti.

Per l’avvenuta metamorfosi è soddisfatta la presidente dell’associazione Altair, Elisabetta Loffredi, che, in collaborazione con il Comune di Lucito e gli altri gruppi, è impegnata a rinnovare la bellezza di questo rituale atavico. A mezzogiorno la Pagliara è fresca e tutta fiorita. È l’espressione più bella della natura. Ha corpo, anima e piedi per presentarsi nei vari quartieri sotto il sole a partire dal primo pomeriggio. Adesso appare nel suo semplice splendore accompagnata dal canto popolare ” Majje Dde La Defenze”. “La Defenze” è la contrada vicino al Biferno dove fin dal primo mattino vengono raccolte piante e fiori. “La tradizione viene recuperata nel 1997 dall’Associazione Altair e questa XXIX edizione – precisa il vicepresidente Fabio D’Attilio – è dedicata ad Attilio, un componente del gruppo a suo tempo sempre in prima linea”.

Suscita curiosità il suo racconto sui fiori e le piante usate nel rivestimento. Si tratta di un fresco giardino botanico, spontaneo e naturale, che piano piano si anima. Un bel quadro di una personificazione gentile tutta al femminile. Una figura che guarda lontano, al cielo e alla terra, anche se dura una sola giornata. La testa e i capelli di questa particolare immagine arborea sono costituiti da esili rami di fiorellini gialli, rape selvatiche, senape, asparagi teneri, pendenti, spighe d’orzo e di grano, rametti di ciliegio, foglie di fico, di quercia e fiori bianchi di campo. Papaveri poi erba medica selvatica, rose, calle, rametti di lentisco accentuano le decorazioni floreali in più punti della veste. Il glicine ricama un bel pizzo intorno al collo. Solo alla fine vengono sistemati due rami di ginestre mobili, per dare forma alle braccia. Come coda viene usata la pianta pungente degli asparagi. Tutto è in sintonia con le note di un paesaggio rurale di macchia vicino all’acqua. L’insieme risulta abbastanza evidente. In definitiva tante primizie, tanti fiori, tante essenze arboree, simbolo della Primavera, attesa da tutti nel suo momento migliore, sono al centro della festa.

Nel gruppo dei suonatori spicca “la scupina“, strumento a fiato di antica memoria, costruito con un pezzo di canna intagliata. “Quella che si vede al centro della Pagliara – ci indica Aldo Pizzuto – è una piccola finestra – corrispondente all’occhio del portatore. Vicino si vede il nido di una rondine come segno di questa stagione”.

Nel canto del Majo la voce di Aldo Pizzuto, cantore protagonista del gruppo in abiti tradizionali, profuma d’antico. Squarcia il silenzio. Con piacere si fa sentire. Nel pomeriggio, tra soste e camminamenti, gesti, saluti, canti augurali e corteggio, la Pagliara è al centro della scena tra spiazzi e vicoletti stretti. Oscilla. Richiama e s’inchina tra il rosso, il nero e il verde degli abiti tradizionali che colpiscono. Dondolandosi si muove con passi di danza cadenzata. Nel segno della buona annata e della prosperità si canta, si sorride, si danza e si consuma la gustosa gastronomia locale. In allegria c’è un accordo felice e generoso tra cuore, natura e territorio. È forte l’abbraccio della gente del posto alla voce della tradizione. Con orgoglio e tra non pochi sorrisi si esalta il canto delle proprie radici.