Portocannone
|La tragedia di Caterina e quel pensiero straziante per i genitori che nessuno può ignorare
La morte della bambina di 22 mesi ha colpito ben oltre i confini di Portocannone. Nei messaggi di sindaci, associazioni e semplici cittadini emerge lo stesso sentimento: l’impossibilità di trovare una spiegazione e il pensiero costante rivolto a una famiglia travolta da un dolore che nessuno riesce nemmeno a immaginare. La sindaca Sabrina Lallitto: “Da mamma penso soprattutto a lui, al padre. A quell’uomo che in un attimo si è trovato davanti a qualcosa da cui non si torna. Nessuna parola basta”.
Non è stata soltanto una tragedia di Portocannone. Ed è questo il motivo per cui la morte della piccola Caterina Famiglietti, appena 22 mesi, ha colpito così profondamente il basso Molise allargando il dolore ben oltre i confini del paese dove viveva.
Da giorni, leggendo i messaggi comparsi sui social, ascoltando le conversazioni nelle piazze e osservando il clima che ha accompagnato perfino la Carrese, emerge una sensazione comune: questa storia non è mai stata percepita come qualcosa accaduto a ‘qualcun altro’.
Forse perché non c’è nulla di più difficile da accettare di un dramma che nasce nella normalità della vita quotidiana. Non una malattia, non un evento lontano, non una situazione eccezionale. Una manovra. Un gesto che milioni di persone compiono ogni giorno senza pensarci. Pochi secondi che cambiano per sempre la vita di una bambina e il destino della sua famiglia.
È una dinamica che, nella sua terribile semplicità, rende questa vicenda ancora più difficile da elaborare. Perché non è accaduta in circostanze straordinarie o eccezionali ma in uno spazio familiare, durante un’azione quotidiana. In un cortile, in un giardino, davanti a un’abitazione, sulla rampa di garage: luoghi che fanno parte della vita di migliaia di famiglie. Anche per questo la storia di Caterina è entrata così profondamente nelle case e nei pensieri di tante persone. Perché chiunque, leggendo quelle prime notizie, ha intuito quanto sottile possa essere il confine tra una giornata normale e una tragedia destinata a cambiare tutto.
Nei messaggi diffusi da sindaci, associazioni e semplici cittadini ricorre quasi sempre lo stesso sentimento: lo sgomento. Non tanto per la dinamica dell’incidente, quanto per la consapevolezza che davanti a vicende come questa non esistono spiegazioni capaci di dare un senso a ciò che è accaduto.
“Non c’è spiegazione a tragedie come questa”, ha scritto il sindaco di Termoli Nico Balice esprimendo vicinanza alla famiglia da parte della comunità termolese.
“La tragedia della piccola Caterina sconvolge la nostra quotidianità e pone interrogativi che non trovano risposte”, gli ha fatto eco il sindaco di San Martino in Pensilis Giovanni Di Matteo.
Parole diverse, ma accomunate dalla stessa difficoltà: trovare un linguaggio adeguato davanti a una perdita che appare incomprensibile.
Anche il sindaco di Ururi Laura Greco ha parlato di un lutto che coinvolge “l’intero territorio”, mentre il sindaco di Portocannone Francesco Gallo, annunciando il lutto cittadino, ha definito quello della famiglia un “immenso e ingiusto dolore”. Non formule di circostanza, ma la presa d’atto di una ferita che va oltre i confini comunali.
Anche realtà sportive, associazioni e gruppi locali hanno sentito il bisogno di fermarsi. Il Molise United ha parlato di una notizia che “nessuno avrebbe mai voluto ricevere”, riconoscendo come davanti a una tragedia del genere “tutto il resto perda significato”.
Eppure, più delle dichiarazioni pubbliche, colpisce altro.
Colpisce il fatto che il pensiero di tutti, inevitabilmente, finisca sempre per andare non soltanto alla bambina che non c’è più, ma ai suoi genitori.
E a rendere il concetto è soprattutto Sabrina Lallitto, sindaca di Casacalenda, ina una sorta di lettera aperta: “Piccola Caterina. Ci sono notizie che tolgono il respiro.
Che ti costringono a fermarti e stringere i tuoi figli senza riuscire a spiegare perché.
Come sindaca mi stringo alla comunità di Portocannone e all’intera famiglia Famiglietti.
Ma oggi scrivo anche da mamma. E da mamma penso soprattutto a lui, al padre.
A quell’uomo che in un attimo si è trovato davanti a qualcosa da cui non si torna.
Nessuna parola basta.
Possiamo solo stargli vicino, in silenzio, senza giudicare mai.
Eppure, nel buio più profondo, questa famiglia ha trovato la forza di dire sì alla speranza.
Di trasformare una perdita impossibile in un dono di vita per qualcun altro che aspettava una possibilità.
È il gesto più grande che esseri umani possano compiere”
Perché se la morte di una bambina di 22 mesi è una ferita che scuote chiunque, ancora più difficile da sopportare è immaginare il peso che oggi grava sulle spalle di una madre e di un padre. Lì si ferma ogni tentativo di spiegazione e ogni parola perde efficacia. E’ l’immagine che rende diversa questa storia rispetto a tante altre vicende di cronaca, per quanto dolorose. Non la notorietà dei protagonisti, non la dimensione del paese, non l’eco mediatica, ma quella forma di immedesimazione che porta tutti a pensare la stessa cosa: una tragedia così avrebbe potuto colpire qualunque famiglia, chiunque di noi. Oggi, inevitabilmente, siamo tutti il papà e la mamma di Caterina.


