Il teatro come cura, associazione Liberamente e Chiesa Valdese insieme per i più fragili
Il teatro si trasforma in una frontiera di cura e riscoperta personale a Campobasso, dove l’Associazione Liberamente Insieme OdV ha avviato un’iniziativa pionieristica dedicata alla fragilità mentale. Grazie al sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, il progetto propone un approccio che supera il confine della terapia farmacologica tradizionale per abbracciare la dimensione espressiva e umana dell’individuo. Al centro di questa sperimentazione si colloca la magia del teatro, inteso non come semplice intrattenimento, ma come un potente catalizzatore di benessere psico-sociale capace di agire sulla radice profonda del disagio.
Sotto la guida dell’attore Rolando Giancola, figura cardine del Teatro Elvira, i partecipanti sono immersi in un percorso che fonde rigore tecnico e profonda sensibilità. Le sessioni di lavoro si articolano attraverso l’uso del corpo e della voce, l’improvvisazione e il gioco di ruolo, creando un ambiente protetto in cui il silenzio delle emozioni può finalmente sciogliersi in narrazione. In questo spazio accogliente, chi vive la sfida della salute mentale ha l’opportunità di esplorare la propria interiorità, trovando strumenti inediti per affrontare ostacoli quotidiani come l’ansia, la bassa autostima e le barriere relazionali che spesso isolano chi soffre.
L’esperienza del mettersi in scena permette di trasformare i conflitti e le fragilità in risorse creative. Guardarsi da una prospettiva nuova, più libera e consapevole, diventa un esercizio di cittadinanza attiva e di crescita personale autentica. L’efficacia di tale metodo risiede nella sua natura poliedrica, capace di offrire benefici non solo in ambito clinico, ma anche in chiave preventiva ed educativa, restituendo centralità alla persona anziché al sintomo.
Questo laboratorio si configura dunque come un vero e proprio luogo di rinascita, un tempo sospeso in cui è possibile rimettere in movimento ciò che il trauma o la malattia avevano reso immobile. Sentirsi parte di un gruppo e ritrovare fiducia nelle proprie capacità rappresentano i pilastri di un cammino che punta dritto al benessere collettivo. Quello compiuto a Campobasso è un passo concreto e profondamente significativo, che dimostra come l’arte, se intrisa di umanità, possa diventare la via maestra per restituire dignità e speranza a chiunque si senta smarrito.


