Termoli
|“Il San Timoteo non sta morendo, è rinato”: Termoli si compatta sull’Emodinamica. Il Pos sarà impugnato
Sala gremita, applausi, qualche contestazione e toni accesi nel consiglio comunale monotematico dedicato alla sanità che dopo cinque ore approva alla unanimità la decisione di impugnare il piano operativo davanti al tribunale amministrativo. Dal centrodestra al Pd, passando per sindaci, medici e comitati, tutti concordi su un punto: il nuovo POS e i parametri nazionali rischiano di colpire un territorio fragile, anziano e isolato.
Cinque ore di dibattito, una sala consiliare gremita come raramente accade e alla fine un voto unanime: maggioranza e opposizione del Comune di Termoli hanno deciso di schierarsi insieme contro il nuovo Piano operativo sanitario 2026-2028 e in difesa dell’Emodinamica del Ospedale San Timoteo. Il consiglio comunale monotematico si è concluso con l’approvazione condivisa di un ordine del giorno che punta a promuovere un ricorso al Tar contro il POS, chiedendone anche la sospensione cautelare, e ad avviare una mobilitazione più ampia insieme ad altri comuni, associazioni, comitati e rappresentanze sanitarie.
Nel documento approvato si chiede inoltre di superare il piano di rientro sanitario attraverso investimenti straordinari e pluriennali, contestando apertamente un sistema costruito sui vincoli di bilancio e sui parametri del Dm70. “È inaccettabile mettere in difficoltà un reparto salvavita che oggi ha i numeri per rimanere aperto”, ha dichiarato al termine della seduta il sindaco Nico Balice, rilanciando anche l’idea di un futuro “Decreto Molise” per affrontare in maniera straordinaria la crisi sanitaria regionale.
“Questo ospedale non sta morendo, è rinato”. È proprio il sindaco Nico Balice a pronunciare una delle frasi simbolo della lunga serata dedicata alla sanità e all’Emodinamica del Ospedale San Timoteo, nel consiglio comunale monotematico che ha trasformato l’aula consiliare di Termoli in una specie di assemblea pubblica sul futuro del basso Molise.
Una sala mai così piena negli ultimi anni: cittadini, medici, sindaci, associazioni, comitati, consiglieri regionali, operatori sanitari. E poi applausi, contestazioni, momenti di tensione e lunghi interventi spesso attraversati dalla stessa domanda: cosa succederà se l’Emodinamica di Termoli verrà davvero disattivata come previsto dal nuovo Piano operativo sanitario?
Balice ha invitato ad abbassare almeno formalmente il livello dello scontro politico e tentare una chiamata collettiva alla responsabilità.
“Questo consiglio, pur promosso dalla maggioranza, è stato condiviso da tutte le forze politiche”, ha detto. “Oggi bisogna essere propositivi, le polemiche hanno fatto il loro tempo”. All’orizzonte il ricorso al Tar contro il Piano Operativo sanitario, che il Comune di Termoli promuove con convinzione. Il documento viene approvato alla unanimità dopo un consiglio comunale di 5 ore e 2 interruzioni dovute alle riunioni dei capigruppo per concordare sia gli interventi, andati in scena numerosi, sia il testo di un documento che impegna l’assemblea a contestare davanti al tribunale amministrativo il piano operativo sanitario adottato dai commissari ad acta del Molise. “Il ricorso oggi è necessario e indispensabile perché è inaccettabile applicare questo POS”.
Attorno al sindaco, però, il consiglio – al quale hanno preso parte anche i sindaci Manes (Montecilfone) Di Pardo (Petacciato e Norante (Campomarino), il senatore Costanzo Della Porta e i consiglieri regionali Marone, Facciolla, Di Pardo e Salvatore – ha raccontato qualcosa di più ampio di una semplice battaglia amministrativa. Il cuore del confronto non è stato soltanto il destino di un reparto ospedaliero. Nell’aula consiliare di Termoli è andato in scena qualcosa di più profondo: uno scontro tra due idee opposte di sanità. Da una parte i parametri ministeriali, i numeri, le soglie del Dm70 e del decreto Balduzzi. Dall’altra un territorio che continua a ripetere di non poter essere trattato come una regione “normale”.
Ad accendere davvero la sala è stato soprattutto l’intervento del cardiologo Gianludovico Magri, accolto più volte da lunghi applausi. Magri ha parlato non soltanto di numeri ma di vite salvate ogni giorno dentro il reparto di Emodinamica dell’ospedale San Timoteo. Ha spiegato cosa significhi intervenire su un infarto in un territorio fragile come il basso Molise, dove pochi minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte, e ha insistito soprattutto sul valore della fiducia costruita negli anni tra ospedale e cittadini. Ha riportato il dibattito sul piano strettamente clinico e sanitario, spiegando cosa significhi gestire le patologie tempo-dipendenti in un territorio come il basso Molise, dove i tempi di percorrenza e le difficoltà infrastrutturali incidono direttamente sulle possibilità di sopravvivenza dei pazienti colpiti da infarto. Ha più volte richiamato anche il dato delle angioplastiche: secondo le stime illustrate durante il consiglio, il reparto termolese si attesterebbe attorno alle 250 procedure annue, cioè proprio sulla soglia ministeriale prevista dal Dm70, con prospettive di ulteriore crescita dopo l’aumento registrato tra 2024 e 2025 nonostante i problemi tecnici legati all’angiografo.
Il tema più ricorrente della serata è stato quello del tempo. Non il tempo politico, ma quello clinico. I famosi 90 minuti entro cui un paziente colpito da infarto dovrebbe arrivare in sala per un’angioplastica salvavita. Un limite che nel basso Molise, tra strade difficili, viabilità fragile e il crollo del ponte sul Trigno, assume un significato completamente diverso rispetto alle grandi aree urbane.
Per questo l’assessore regionale Michele Marone ha parlato apertamente di “rischio clinico ed epidemiologico” in caso di soppressione dell’Emodinamica del Ospedale San Timoteo. E per questo, quasi da ogni parte politica, è arrivata la stessa contestazione ai criteri nazionali basati esclusivamente sui numeri. “Se un anno si fanno 249 interventi invece di 250 cosa facciamo?”, ha chiesto il sindaco di Petacciato Tonino Di Pardo, sintetizzando forse meglio di chiunque altro il senso della protesta.
Anche il centrodestra locale ha insistito molto su questo punto. Il senatore Costanzo Della Porta ha definito il decreto Balduzzi “inadatto alle piccole regioni”, mentre il consigliere Giuseppe Antonio Spezzano ha attaccato una sanità “trasformata in una questione economica”, dove “si ragiona sui costi e sul numero degli interventi invece che sulle persone”.
Ma il tema dei numeri ha finito per intrecciarsi anche con quello della fiducia. Perché più volte, durante la seduta, è emersa la paura che la chiusura dell’Emodinamica possa rappresentare il punto di non ritorno per la percezione stessa dell’ospedale.
“Quando si chiude un reparto crolla la fiducia”, ha detto il consigliere Costanzo Pinti. Un concetto ripreso anche dal sindaco Nico Balice quando ha respinto l’idea di un San Timoteo in declino: “Questo ospedale non sta morendo, è rinato”.
Il confronto si è poi spostato inevitabilmente sul commissariamento della sanità molisana, diventato per molti il vero convitato di pietra della serata. Diciannove anni di gestione straordinaria che, secondo una larga parte degli interventi, non avrebbero risolto i problemi strutturali della regione.
“Questo commissariamento non ha prodotto nulla se non tagli e ospedali smantellati”, ha attaccato il consigliere Pd Oscar Scurti.
Di segno diverso, invece, la posizione di Nicola Felice del Comitato San Timoteo, che ha provato a spostare il ragionamento sul piano nazionale: “Nessuno ha lasciato sola la Calabria”. Da qui la proposta di un “Decreto Molise” capace di affrontare la crisi sanitaria regionale con strumenti straordinari, proprio come avvenuto altrove.
In mezzo a tutto questo, però, la scena più forte è probabilmente rimasta quella raccontata dalla consigliera regionale Pd Manuela Vigilante. “Il 7 novembre mio zio ha avuto un infarto e se non ci fosse stata l’Emodinamica a Termoli sarebbe morto”.
È stata forse quella frase a riassumere l’intera serata. Perché dietro i decreti ministeriali, i ricorsi al Tar, i parametri e le soglie, il punto che continua a dividere il Molise è sempre lo stesso: capire se la sanità debba essere organizzata solo sulla sostenibilità economica oppure anche sulla fragilità concreta dei territori e delle persone che li abitano.













