Clima
|Il maltempo è finito, il dissesto no: il Molise tra le aree più colpite dalle piogge estreme
Secondo l’analisi del meteorologo Gianfranco Spensieri, tra Abruzzo, Molise e Puglia gli accumuli hanno superato localmente il +300% rispetto alla media. “Il ciclo idrologico sta cambiando”. Dalle frane di Petacciato al crollo del ponte sul Trigno, l’emergenza vissuta apre il tema della prevenzione e della fragilità del territorio.
Il sole è tornato, le temperature sono salite e sulle coste molisane si è persino tornati in spiaggia. Ma il dissesto lasciato dall’ondata di maltempo che tra fine marzo e inizio aprile ha travolto il Molise è tutt’altro che archiviato.
Anzi, secondo molti tecnici, quello che è accaduto negli ultimi giorni potrebbe rappresentare uno spartiacque. Il ponte sul Trigno crollato, la grande frana di Petacciato tornata a muoversi dopo undici anni fino a bloccare contemporaneamente A14 e ferrovia adriatica, la diga del Liscione arrivata a pochi centimetri dallo sfioro, le evacuazioni preventive nel Nucleo industriale di Termoli, le strade provinciali spezzate, le campagne sommerse. Episodi diversi, ma legati da un filo comune: l’enorme quantità d’acqua caduta in pochissimo tempo su un territorio fragile e già saturo.
A fornire una chiave di lettura più ampia è ora l’analisi del meteorologo Gianfranco Spensieri, che ha elaborato i dati provenienti da oltre 1.200 stazioni di rilevamento pluviometrico.
Il quadro che emerge è definito “a due velocità”. A livello nazionale, infatti, l’anomalia media delle precipitazioni segna un -36,21%, quindi un deficit idrico diffuso. Ma il dato cambia radicalmente lungo il versante adriatico e al Sud. In particolare tra Abruzzo, Molise e Puglia si registrano surplus pluviometrici eccezionali, con picchi che superano localmente il +300% rispetto alla media climatologica del periodo.

“Questi estremi non sono una semplice statistica – osserva Spensieri –. Ci dicono che il ciclo idrologico sta cambiando in modo marcato”.
È probabilmente questa la frase che sintetizza meglio ciò che il Molise ha vissuto negli ultimi giorni.
Non solo pioggia abbondante. Ma il passaggio sempre più rapido e violento da lunghi periodi siccitosi a eventi estremi concentrati in poche ore o pochi giorni. Un’alternanza che mette sotto pressione il territorio e soprattutto le infrastrutture costruite o progettate su parametri climatici ormai superati.
Dal punto di vista tecnico, il problema principale è la saturazione del terreno. Quando enormi quantità d’acqua si accumulano in poco tempo, il suolo perde capacità di assorbimento. È quello che è accaduto nel Basso Molise, dove il sistema idrogeologico è andato progressivamente sotto stress.
Nel caso di Petacciato, ad esempio, la grande massa argillosa del versante ha ripreso a muoversi proprio perché il sottosuolo si è saturato. Secondo i tecnici regionali, l’acqua infiltrata alimenta una sorta di enorme scivolamento profondo che interessa da decenni l’intera collina fino alla costa.
Una situazione aggravata ulteriormente dal rapido scioglimento della neve caduta in Alto Molise durante l’emergenza. Non a caso, anche nei giorni successivi al ritorno del sole, la Protezione civile ha continuato a mantenere livelli di allerta elevati.
Per Spensieri, tutto questo impone una riflessione più ampia: “Dal punto di vista tecnico significa che dobbiamo ripensare i parametri di gestione delle risorse idriche e la mitigazione del dissesto”.
Ed è probabilmente questo, oltre alla necessità di sistemare la viabilità che continua a essere gravemente compromessa, il vero nodo che l’emergenza ha lasciato sul tavolo.
Perché il problema non riguarda solo la gestione dell’evento straordinario, ma la capacità di adattare il territorio a fenomeni che rischiano di diventare sempre più frequenti. Significa manutenzione dei versanti, monitoraggio continuo, sistemi di drenaggio, gestione dei corsi d’acqua, programmazione infrastrutturale, prevenzione.
Nelle ultime settimane il Molise ha visto interrompersi contemporaneamente autostrada, ferrovia e statale Adriatica. Ha evacuato zone industriali e abitazioni. Ha assistito al collasso di un ponte strategico e al ritorno di una delle frane più grandi d’Europa.
Il maltempo è passato. Ma, allo stato attuale, il territorio non è preparato a quello che potrebbe accadere di nuovo.


