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“Il caso Pietracatella è unico al mondo”. Ancora interrogatori, la Procura conferisce un nuovo incarico sulla ricina

Il direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia: “Sono i primi due casi al mondo di una dose misurata in persone decedute”. Oggi il conferimento dell’incarico al tossicologo e al chimico forense Daniele Merli mentre proseguono interrogatori e analisi sui dispositivi sequestrati.

“Non esistono altri esempi al mondo. Sono i primi due casi di una dose di ricina misurata in persone decedute”. Le parole del professor Carlo Alessandro Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, rilasciate a una televisione nazionale, aiutano a comprendere il livello di complessità scientifica raggiunto dall’inchiesta sul giallo di Pietracatella, dove tra il 27 e il 28 dicembre 2025 morirono Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita dopo un avvelenamento da ricina.

Carlo Locatelli

Locatelli, che già nei mesi scorsi aveva eseguito gli esami Elisa sui campioni biologici nell’ambito delle consulenze disposte dalla Procura di Larino, riceverà oggi pomeriggio negli uffici della Questura di Campobasso un ulteriore incarico tecnico insieme al chimico forense Daniele Merli. La decisione arriva mentre gli investigatori continuano a lavorare contemporaneamente sul piano tossicologico, medico-legale e investigativo per ricostruire cosa sia accaduto nella casa di via Risorgimento nei giorni di Natale.

Nel provvedimento firmato dalla procuratrice Elvira Antonelli si legge che la Procura ha ritenuto necessario ampliare il collegio tecnico “attesa anche la proroga del termine per il deposito della relazione autoptica” da parte della medico legale Benedetta Pia De Luca, che ha chiesto tempo fino al 30 giugno per depositare le perizie, e alla luce della particolare complessità scientifica del caso.

Gli stessi atti parlano apertamente di “marcata degradabilità” della ricina nelle matrici biologiche e della “scarsissima disponibilità di dati di letteratura per casi di questo tipo”. In sostanza, la tossina tende a degradarsi rapidamente nel sangue e nei tessuti, rendendo molto difficile arrivare a conclusioni certe a distanza di mesi dall’esposizione. Ed è proprio la scarsità di casi analoghi a complicare ulteriormente il lavoro dei consulenti.

Locatelli, intervenendo in una trasmissione televisiva nazionale, ha spiegato che la certezza scientifica raggiunta dagli specialisti è stata il risultato di verifiche continue su campioni diversi. “Quello che tengo a dire è che siamo certi che la causa della morte sia stata un avvelenamento da ricina, quindi si può affermare al 100%. Per essere certi e non avere dubbi abbiamo fatto infinite prove con campioni diversi proprio per fornire una cosa che non fosse contestabile”.

Il tossicologo però ha affrontato anche il tema della diagnosi clinica nei giorni in cui Antonella e Sara vennero ricoverate al pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli. “Fare diagnosi di intossicazione da ricina? Non avrebbe potuto farla nessuno al mondo”, ha detto, spiegando come non esistano casi sovrapponibili in letteratura scientifica internazionale.

Un aspetto destinato inevitabilmente a pesare anche sul filone parallelo dell’inchiesta aperto nei confronti di cinque medici per omicidio colposo. I consulenti dovranno infatti riferire anche “sulla riconoscibilità della patologia da avvelenamento” e sulla correttezza dei protocolli sanitari adottati durante i ricoveri delle due donne.

Avvocati Questura

Mentre il fronte scientifico continua ad ampliarsi, proseguono senza sosta anche interrogatori e accertamenti digitali.

Anche ieri è continuato il via vai di familiari negli uffici della Squadra Mobile. Tra le persone nuovamente ascoltate figura anche Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella, mentre nelle prossime ore potrebbe essere convocata ancora Laura Di Vita, la cugina che per oltre tre mesi ha ospitato Gianni e Alice dopo il sequestro della casa di via Risorgimento. Martedì erano sono stati nuovamente ascoltati Gianni Di Vita e la figlia Alice Di Vita, già sentiti più volte nei mesi scorsi sia subito dopo la tragedia sia durante l’evoluzione dell’indagine verso l’ipotesi di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dall’uso del mezzo venefico. Secondo quanto emerge, agli investigatori sarebbero stati chiesti chiarimenti su elementi già affrontati nei precedenti verbali. Gianni Di Vita avrebbe inoltre verbalizzato la disponibilità a consegnare spontaneamente il proprio telefono cellulare, unico dispositivo della famiglia ancora non sequestrato.

Proseguono anche le operazioni di estrazione forense dei dati da telefoni, modem, notebook e tablet sequestrati nella casa della famiglia Di Vita. Gli specialisti dello SCO stanno analizzando cronologie internet, chat, note vocali, geolocalizzazioni ed eventuali ricerche online relative alla ricina o ai sintomi accusati dalle due donne nei giorni precedenti alla morte.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire non soltanto chi abbia introdotto la ricina nella vita di Antonella e Sara, ma anche cosa abbiano pensato le due donne durante quelle ore drammatiche tra Natale e il 28 dicembre, mentre i sintomi peggioravano e il mistero iniziava lentamente a prendere forma dentro la casa di Pietracatella.