Copione già visto
|Regione e parlamentari assenti: il taglio dei Frecciarossa a Termoli mostra ancora un Molise indifeso
Il futuro delle fermate Frecciarossa a Termoli non è stato chiarito, ma più del merito della decisione colpisce il silenzio che la circonda: nessuna presa di posizione ufficiale da parte della Regione Molise, nessun intervento dei parlamentari eletti sul territorio. Una vicenda che si inserisce in un copione già visto, in cui scelte strategiche vengono assunte altrove e il territorio resta senza una linea politica riconoscibile.
I fatti sono noti. La soppressione temporanea di sei fermate dell’alta velocità, anticipata da Primonumero attraverso la verifica diretta dei sistemi di prenotazione, riguarda una fase iniziale compresa tra il 5 maggio e metà giugno. Trenitalia non ha diffuso comunicazioni puntuali e dettagliate, limitandosi a indicazioni generiche legate ai lavori di potenziamento della linea e al raddoppio ferroviario tra Ripalta e Lesina, oltre agli effetti della frana di Petacciato.
Il punto è che, osservando nel dettaglio l’andamento delle corse, emerge un quadro meno lineare di quanto lasci intendere la definizione di “sospensione temporanea”. Alcuni collegamenti risultano soppressi a maggio e giugno, ripristinati nei mesi estivi e nuovamente cancellati da settembre. Una scansione discontinua, che rende difficile comprendere quale sia la reale strategia e che alimenta il dubbio che si tratti di un ridimensionamento strutturale più che di un semplice intervento legato ai lavori.
Le conseguenze non sono astratte. Senza il Frecciarossa delle 18.20 da Termoli verso Milano, l’ultimo collegamento utile per il Nord si anticipa di fatto alle 15.17. Questo significa che chi parte da Campobasso o dalle aree interne deve muoversi con largo anticipo, spesso non oltre le 13.30, riducendo drasticamente le possibilità di spostamento nella seconda parte della giornata. Un cambiamento che incide su lavoro, studio e organizzazione quotidiana, e che colpisce proprio quella fascia oraria che finora garantiva maggiore flessibilità.
Tutto questo avviene in un contesto già fortemente compromesso. Il crollo del ponte sulla Statale 16 al confine tra Molise e Abruzzo e la frana di Petacciato hanno limitato i collegamenti lungo la costa, mentre la rete ferroviaria rappresenta una delle poche alternative realmente praticabili. Nello stesso periodo, la stazione di Petacciato-Montenero ha perso numerose fermate dei treni regionali, con una rimodulazione diffusa degli orari che ha reso il servizio meno accessibile. La riduzione dei Frecciarossa si somma quindi a un quadro generale di contrazione dell’offerta.
Resta difficile comprendere anche la logica industriale della scelta. La domanda di mobilità sulla direttrice adriatica, e in particolare nella fascia pomeridiana, è consolidata. I flussi da Termoli verso il Nord Italia sono rilevanti e costanti. Eventuali ritardi legati ai lavori potrebbero essere assorbiti attraverso una riprogettazione degli orari, con allungamenti dei tempi di percorrenza o piccoli anticipi, senza eliminare del tutto le fermate. Una soluzione tecnica che appare praticabile e che viene adottata in altri contesti.
Il nodo, allora, diventa politico. Una decisione di questo tipo, che incide su un servizio essenziale per un’intera regione, avrebbe richiesto un confronto preventivo con le istituzioni locali e regionali. Non risulta che questo sia avvenuto. Né risulta, almeno finora, una reazione forte da parte della Regione Molise o dei rappresentanti parlamentari. L’unica iniziativa concreta è arrivata dal livello comunale, con la mozione delle opposizioni a Termoli che chiede il mantenimento e il potenziamento delle fermate e interventi sulla sicurezza della dorsale adriatica. Troppo poco per farsi sentire da Trenitalia.
Il rischio è che si consolidi una dinamica già vista in altri settori, a partire dalla sanità: decisioni assunte a livello centrale con l’obiettivo di razionalizzare costi e servizi, e territori periferici che subiscono gli effetti senza avere la forza di incidere. In questo schema, il Molise appare sempre più esposto, con una capacità limitata di difendere le proprie infrastrutture strategiche.
La questione delle fermate Frecciarossa diventa così qualcosa di più di un problema di orari ferroviari. È un indicatore della posizione del territorio dentro le scelte nazionali, del peso che riesce ad avere nei processi decisionali e della capacità delle sue istituzioni di rappresentarne gli interessi. In assenza di risposte chiare, resta una domanda di fondo: quale ruolo riesce a svolgere oggi la Regione Molise di fronte a decisioni che incidono in modo così diretto sulla vita quotidiana dei cittadini.

