L'approfondimento sul POS
|Come siamo arrivati a dover chiudere una Emodinamica un Punto Nascite: le responsabilità. Unico spiraglio è il Decreto Molise, finora una beffa
Con il nuovo Programma operativo 2026-2028 adottato dai commissari, diventano realtà le chiusure annunciate. Ma il percorso parte da lontano: legge finanziaria, debito sanitario, vincoli imposti dai Tavoli tecnici e margini di manovra azzerati. Nicola Felice (comitato San Timoteo): “Non è un fulmine a ciel sereno”. E resta solo una strada per evitarle, che si chiama Decreto Molise.
Con il decreto commissariale n. 62 del 29 aprile 2026 la sanità molisana entra ufficialmente nella sua peggiore stagione, quella dei tagli. Di reparto, di servizi importanti, essenziali. Il Programma operativo 2026-2028 recepisce le prescrizioni vincolanti arrivate dal Ministero della Salute e dal Mef dopo il passaggio ai Tavoli tecnici, e di fatto va a riscrivere l’intero assetto sanitario regionale, dalla rete ospedaliera all’assistenza territoriale, con al centro sostenibilità economica e rispetto degli standard nazionali.
Dentro questo quadro si collocano le decisioni più pesanti: la chiusura dell’Emodinamica a Termoli, lo stop al Punto nascita a Isernia e il ridimensionamento dell’ospedale di Agnone, che da presidio di area disagiata passa a ospedale di comunità. Scelte che oggi diventano ufficiali, ma che – come sottolinea Nicola Felice, presidente del Comitato San Timoteo – non nascono all’improvviso.
“Non è un fulmine a ciel sereno, lo si sapeva bene”, spiega. Per capire davvero cosa è successo bisogna tornare indietro di alcuni mesi, alla legge finanziaria 2026 e al meccanismo che ha di fatto determinato l’esito finale.
Il punto di partenza è il debito sanitario accumulato dalla Regione Molise fino al 2023. Con la finanziaria, lo Stato ha previsto uno stanziamento di 90 milioni di euro, diviso in due tranche da 45 milioni, la prima attesa entro giugno. Una cifra importante ma non sufficiente a coprire l’intero disavanzo: la parte residua, oltre 30 milioni, resta a carico della Regione, chiamata a predisporre un piano di copertura.
Accanto al nodo finanziario, la norma introduce un elemento decisivo sul piano operativo: l’obbligo di redigere il nuovo programma 2026-2028 secondo un percorso rigidamente scandito. La struttura commissariale – con il supporto di Agenas – doveva adottare il piano entro fine febbraio, inviarlo ai Tavoli tecnici entro il 31 marzo e recepirne le eventuali osservazioni per arrivare alla versione definitiva.
Ma è proprio qui che si concentra il passaggio chiave. Perché, a differenza del passato, quelle osservazioni non sono più semplici indicazioni. Sono vincolanti.
“Questo è stato il vero cappio – spiega Felice – perché mentre prima i commissari potevano anche non attuare le indicazioni dei Tavoli tecnici, adesso non è più possibile. Se non le recepiscono, la Regione perde i 90 milioni che ha ottenuto”.
In altre parole, il margine di manovra politica si azzera. La struttura commissariale guidata da Marco Bonamico e dal subcommissario Ulisse Di Giacomo si trova di fronte a un bivio netto: accettare le prescrizioni oppure rinunciare alle risorse necessarie a tenere in piedi il sistema. Una sorta di ‘ricatto’, possiamo dire, nel quale si inseriscono le scelte sui reparti da sopprimere. I Tavoli tecnici avevano già indicato da tempo la necessità di intervenire su un’Emodinamica e su un Punto nascita. “Non si sapeva però quale ospedale sarebbe stato colpito”, precisa il presidente del Comitato San Timoteo, ricordando il periodo della ‘guerra tra poveri’ che proprio Primonumero aveva affrontato in questo articolo.
Dalla lettura dei verbali, anche se non c’era nulla di ufficiale ancora, emergeva una tendenza chiara: il rischio concreto era che entrambi i reparti venissero tagliati proprio a Termoli.
Solo nelle fasi finali, anche alla luce degli ultimi dati sui parti, che sono in forte aumento al San Timoteo, l’assetto si è modificato. Il Punto nascita di Termoli è stato salvato, mentre la chiusura è stata spostata su Isernia, dove la deroga già in essere rendeva la scelta più sostenibile sul piano tecnico. Contestualmente, è stata confermata la chiusura dell’Emodinamica del San Timoteo.

“Paradossalmente – osserva Felice – si è evitato lo scenario peggiore per il San Timoteo, cioè la perdita di entrambi i reparti a Termoli. Ma questo non cambia la sostanza: le decisioni erano già scritte nel percorso imposto dalla legge”.
Ed è proprio questo il punto su cui il presidente del Comitato insiste: nessuna sorpresa, nessuna improvvisazione. “Le norme sono pubbliche, i passaggi sono tracciati, le responsabilità sono chiare. Chi oggi si stupisce sapeva, o doveva sapere”.
La ricostruzione mette così in fila tutti gli elementi: il debito sanitario, il vincolo delle risorse statali, il rafforzamento del potere dei Tavoli tecnici, l’obbligo di adeguarsi agli standard nazionali. Un meccanismo che, passo dopo passo, ha portato all’attuale configurazione del sistema.
Eppure, uno spiraglio – almeno teorico – resta aperto. Ed è su questo che si concentra l’ultima parte del ragionamento.
Il Programma operativo, per quanto decisivo, è un atto amministrativo. Questo significa che può essere superato da un intervento di rango superiore. “Se noi otteniamo un decreto da parte del Governo, che è un atto legislativo superiore all’atto amministrativo, entro il 31 dicembre sicuramente potremmo evitare la chiusura sia dell’Emodinamica a Termoli sia del Punto nascita a Isernia”, spiega Felice.
È il cosiddetto “Decreto Molise”, proposto da tempo dal Comitato come unica soluzione anche ‘tecnica’ ma soprattutto promesso in campagna elettorale per le scorse Politiche a più riprese e su tutti i palchi e le piazze delle Regione ma mai adottato e in seguito sconfessato dagli stessi rappresentanti parlamentari eletti in Molise.
In sostanza è un atto che consentirebbe di superare i vincoli del decreto Balduzzi per territori con caratteristiche particolari, come quello molisano, dove distanza, viabilità e dispersione demografica rendono essenziali presidi come l’Emodinamica e i Punti nascita. Nicola Felice ricorda che il Decreto Molise “è una richiesta che abbiamo avanzato già dal 2022, facendo sottoscrivere l’impegno a tutti i candidati alle politiche. Ma ad oggi non è stata ottenuta”.
Possibile che si possa attuare in extremis? Difficile, anzi difficilissimo. Anche perché il tempo è limitato. Secondo il Programma operativo, la chiusura dell’Emodinamica di Termoli dovrebbe avvenire entro il 31 dicembre. Da qui l’appello a una mobilitazione unitaria della politica, a partire dalla rappresentanza parlamentare.
“Se non arriverà un atto legislativo da parte del Governo – avverte Felice – c’è poco da sperare. È l’unica soluzione concreta”.
Sul piano tecnico ed economico, il giudizio resta fortemente critico. “Questi interventi non comporteranno benefici né economici né funzionali – afferma – non aiuteranno a uscire dal commissariamento né incideranno sulla mobilità passiva. Genereranno soltanto disservizi”.
Un impatto che, secondo il Comitato, sarà particolarmente pesante nel Basso Molise. “Parliamo di un territorio con una forte presenza industriale, portuale, con infrastrutture viarie e autostradali e con un raddoppio della popolazione nei mesi estivi. Rinunciare a un servizio tempo-dipendente come l’Emodinamica significa esporre i cittadini a rischi concreti”.

Il quadro, dunque, è definito. Le scelte contenute nel Programma operativo non sono improvvise né isolate, ma il risultato di un percorso normativo e finanziario preciso. Resta da capire se la politica sarà in grado, nelle prossime settimane, di intervenire su quel percorso prima che diventi irreversibile. Finora non lo ha fatto. Secondo gli onorevoli Cesa e Lotito, poi eletti nelle file del centrodestra che ha stravinto le elezioni, il decreto Molise era già scritto ed era già al vaglio del Ministero all’Economia.Ci sono, negli archivi dei giornali, decine di dichiarazioni e video di queste affermazioni, dalle quali sono trascorsi 4 anni.


