La sentenza
|Bracciante bulgaro ucciso a Santa Croce, confermata in appello la condanna a 23 anni per l’omicida
Confermata in appello la pena per il 41enne Ennio Amorfino, condannato per l’omicidio del bracciante bulgaro Rayko Todorov nelle campagne di Santa Croce di Magliano nel febbraio 2024
La Corte d’assise d’appello di Campobasso ha confermato la condanna a 23 anni di reclusione per Ennio Amorfino, 41enne di Santa Croce di Magliano, considerato colpevole dell’omicidio di Rayko Todorov, il bracciante agricolo bulgaro trovato in fin di vita nelle campagne di contrada Melanico, a Santa Croce di Magliano, nella notte tra il 7 e l’8 febbraio 2024.
Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, Todorov sarebbe stato aggredito a bastonate dopo aver assistito accidentalmente a un furto di gasolio nelle campagne tra Molise e Puglia. L’uomo, 37 anni, si sarebbe perso mentre cercava di rientrare a casa dopo una serata trascorsa con amici e avrebbe incrociato il presunto ladro mentre aspirava carburante da alcuni mezzi meccanici parcheggiati in agro pugliese.
L’aggressione, secondo gli investigatori, sarebbe avvenuta poco dopo. Todorov venne colpito violentemente alla testa con una mazza riportando gravissime lesioni craniche. Trasportato d’urgenza all’ospedale San Timoteo di Termoli, morì dopo circa due ore di agonia.
Le indagini dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Larino, coordinate dalla Procura frentana con il supporto della Polizia di Foggia e del commissariato di San Severo, portarono dopo poco tempo all’arresto di Amorfino, 39enne residente a Santa Croce di Magliano. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe agito per eliminare un testimone involontario del furto.
L’imputato, detenuto nel carcere di Campobasso, ha sempre respinto l’accusa di omicidio volontario. In primo grado i suoi difensori, gli avvocati Luigi Marinelli e Domenico Porrazzo, avevano chiesto l’assoluzione e in subordine l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, mentre la Procura di Larino aveva sollecitato la condanna all’ergastolo. La sentenza emessa nel settembre scorso era stata di 23 anni di reclusione, ora confermata.
Soddisfatti per la decisione della Corte d’appello gli avvocati di parte civile Carmine e Alessio Verde. Ai familiari della vittima — i genitori e il fratello — è stato confermato anche il diritto al risarcimento dei danni, che dovrà essere quantificato in sede civile.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. Solo dopo averle lette, la difesa deciderà se ricorrere o meno in Cassazione.


