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Sanità, Vitagliano: “Calabria fuori dal commissariamento, Molise no. Qui è una scelta politica”

L’ex assessore mette a confronto i due modelli: “Stessi problemi, esiti opposti. In Molise disavanzi, servizi ridotti e nessuna verifica sugli errori contabili. Il commissariamento è diventato uno strumento di potere”.

Il confronto è diretto, addirittura brutale: da una parte la Calabria che esce dal commissariamento sanitario, dall’altra il Molise che resta dentro, con gli stessi problemi – se non peggiori – e prospettive ancora più pesanti. È da qui che parte la nuova analisi di Gianfranco Vitagliano, ex assessore regionale alla sanità, che parla apertamente di “due pesi e due misure” e mette in discussione la natura stessa del commissariamento.

“Quando è la politica a decidere chi esce e chi rimane, deve assumersene la responsabilità”, scrive.
Il punto di partenza sono i fatti. Dal 9 aprile la Calabria esce dal commissariamento, pur restando in Piano di rientro. Il Molise, invece, resta sotto gestione commissariale, con un quadro che il Tavolo tecnico del 27 marzo ha definito ancora critico: disavanzo cumulato di circa 190 milioni di euro, mobilità passiva elevata, peso crescente del privato e rischio concreto di nuove sanzioni, tra cui tagli ai servizi e aumento al massimo delle aliquote fiscali.
È proprio questo confronto a far emergere la domanda centrale: il commissariamento è ancora uno strumento tecnico di risanamento o è diventato uno strumento politico?
“La risposta più onesta non è tecnica. È politica”, osserva Vitagliano.

Il caso Calabria viene indicato come prova. I numeri restano pesanti: disavanzi negli anni, livelli essenziali di assistenza insufficienti, mobilità passiva che supera i 300 milioni l’anno. Eppure la decisione è stata quella di restituire la gestione alla Regione.
A fare la differenza, secondo Vitagliano, non sarebbero stati i risultati ma la scelta politica. “Se esiste la volontà di restituire la sanità ai territori, i vincoli tecnici possono essere gestiti anche senza commissari”.
Ed è qui che il confronto diventa più duro. “In Molise non si fa. Non perché non si possa, ma perché quella volontà politica non c’è”.
Secondo l’ex assessore, la situazione attuale non è nemmeno il frutto di una gestione regionale autonoma: “È il risultato di anni di commissariamento”. Anni in cui, sostiene, si è assistito a una progressiva riduzione dei servizi pubblici, tra reparti chiusi, ambulatori depotenziati e liste d’attesa sempre più lunghe.
Un modello che, aggiunge, gli stessi organi tecnici sembrano mettere in discussione, visto che il Tavolo ha nuovamente chiesto la rimozione dei commissari.

Nel ragionamento entra anche il ruolo dell’ASReM, descritta come un’azienda in difficoltà strutturale, con una spesa che sfiora i 500 milioni e un disavanzo preventivo di 19 milioni. “Un paradosso che si rinnova anno dopo anno, mentre i meccanismi di controllo non producono risultati”.

Quindi una immagine efficace: “È come un ristorante che per anni non sostituisce cuochi e camerieri e poi chiude perché non fa coperti”. C’è poi un nodo ancora più delicato, che Vitagliano definisce “politicamente rilevante”: quello degli errori nel calcolo dei disavanzi sanitari.
Secondo quanto sostiene, da anni esistono rilievi tecnici su criteri contabili applicati in modo scorretto e su voci di spesa che, se ricalcolate, avrebbero potuto ridurre significativamente il disavanzo. Con una conseguenza diretta: aprire la strada all’uscita dal commissariamento.

“Quella verifica non è mai stata fatta”, accusa. “Le richieste sono state ignorate, il Tavolo tecnico e la Ragioneria generale dello Stato hanno eluso la questione”.
Una domanda resta sullo sfondo: perché?

Nel frattempo, osserva Vitagliano, si è prodotto un altro effetto evidente: mentre il pubblico arretra, il privato accreditato consolida il proprio ruolo. “Quando il pubblico smette di garantire una prestazione, il privato la eroga. È un meccanismo semplice, che non nasce dal mercato ma dalle scelte”.
Il quadro si chiude con un’ultima chiave di lettura, apertamente politica. Le scadenze elettorali si avvicinano e il commissariamento mantiene una forte centralizzazione decisionale nelle mani di Roma.
“Finché i commissari sono in carica, Roma decide. È una leva di potere che non si cede facilmente”.
Da qui la conclusione, che è anche una richiesta: “Il commissariamento del Molise non tutela i cittadini, li danneggia. Diciassette anni di risultati negativi lo dimostrano. I molisani meritano una risposta politica”.