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Ricina a Pietracatella, ancora sotto sequestro la casa in cui sono state avvelenate madre e figlia. Il caso passa alla Procura di Larino

Gli investigatori torneranno nella casa mai dissequestrata della famiglia Di Vita per cercare nuovi elementi alla luce della clamorosa svolta nelle indagini che ora ruotano attorno a un avvelenamento volontario con la ricina. Intanto, per competenza territoriale, il fascicolo per duplice omicidio premeditato passa alla Procura di Larino. Non ancora disponibili gli elaborati dell’autopsia, il consulente della difesa non si sbottona: “Siamo sorpresi, faremo valutazioni dopo aver visionato i referti”.

La casa della famiglia Di Vita, a Pietracatella, è ora diventata la scena del crimine: mai dissequestrata in questi tre mesi, resta a disposizione degli investigatori per nuovi e ulteriori sopralluoghi che ci saranno alla luce della clamorosa svolta nelle indagini sulla doppia morte della quindicenne Sara Di Vita e di sua madre, la cinquantenne Antonella Di Ielsi.
Gli agenti della Questura di Campobasso dovranno tornare nella palazzina azzurra di via Risorgimento: oggi sanno con maggiore precisione cosa cercare, tracce di ricina, la potentissima tossina che ha portato alla morte le due donne tra il 27 e il 28 dicembre 2025 e che, dopo una lunghissima e faticosa ricerca nei laboratori del Centro antiveleni del Maugeri di Pavia, è emersa dai campioni ematici e da un capello di Antonella Di Ielsi.

In che modo la sostanza velenosa sia entrata nel loro organismo è ancora un mistero. L’ipotesi più accreditata, che poi è anche la via più semplice per avvelenare qualcuno, è frantumare i suoi semi (facilmente reperibili a differenza della tossina pura), mescolando la polvere con alimenti dal sapore deciso capace di coprirne il sapore sgradevole.
Sull’utilizzo dei semi (anche a fini cosmetici o lassativi) c’è una ampia letteratura.
Tornare nell’abitazione in cui si sarebbe verificato l’avvelenamento volontario di madre e figlia è un passaggio dirimente a questo punto.

casa pietracatella sotto sequestro

Nel frattempo il fascicolo aperto contro ignoti che ipotizza un duplice omicidio premeditato è passato alla Procura di Larino guidata dalla procuratrice capo Elvira Antonelli.
Questioni di competenza territoriale alla base della scelta: Pietracatella, dove si sarebbero verificati i fatti, è sotto la giurisdizione di Larino che continuerà ad affidare le indagini alla Squadra Mobile di Campobasso.

Ma il quadro non è ancora completo: all’appello mancano anche i referti delle autopsie eseguite il 31 dicembre. I novanta giorni di tempo per depositare gli elaborati dei consulenti in Procura sono scaduti ieri.
Il consulente nominato dalla difesa della famiglia Di Vita/Di Ielsi, il medico legale Marco Di Paolo (presente all’autopsia di Capodanno), conferma di non averne preso ancora visione.
“Aspettiamo di essere messi al corrente e faremo le nostre valutazioni, siamo tutti sopresi” ha detto auspicando di poter vedere presto i referti formali dei consulenti.

Improbabile che le perizie ci siano già e non siano state ancora notificate comunicazioni dell’avvenuto deposito, più probabile, invece, che sia stata già chiesta una prima proroga di 30 giorni.

Anche e soprattutto alla luce del fatto che aver trovato la ricina su Sara e Antonella, ha cambiato completamente il corso delle indagini.