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Regione Molise condannata: oltre 600mila euro a due ex consiglieri esclusi, rischio effetto domino

Il Tribunale civile di Campobasso riconosce il risarcimento a Filoteo Di Sandro e Massimiliano Scarabeo per l’esclusione illegittima dal Consiglio. La modifica retroattiva della legge sulle incompatibilità ora può costare caro: altri casi pendenti e possibili profili di danno erariale.

La Regione Molise dovrà risarcire con oltre 300mila euro ciascuno due ex consiglieri regionali esclusi dall’assemblea nella scorsa legislatura. Si tratta di Filoteo Di Sandro e Massimiliano Scarabeo, entrambi estromessi in seguito alla modifica della legge regionale sulle incompatibilità, poi ritenuta illegittima nei suoi effetti applicativi.

Le due decisioni del Tribunale civile di Campobasso, sostanzialmente sovrapponibili nelle motivazioni, riconoscono il danno patrimoniale subito per la mancata permanenza in Consiglio per oltre due anni e mezzo. Nel caso di Scarabeo, la sentenza quantifica il risarcimento in circa 294mila euro, oltre interessi, mentre per Di Sandro è stata disposta una provvisionale di circa 300mila euro, anch’essa destinata a crescere con gli accessori.

Massimiliano Scarabeo

Massimiliano Scarabeo 

Al centro della vicenda c’è la legge regionale n. 1 del 2020, che ha eliminato l’incompatibilità tra la carica di consigliere e quella di assessore. Una modifica che, però, è stata applicata immediatamente alla legislatura in corso, cancellando la figura del consigliere supplente e impedendo il subentro dei primi dei non eletti, tra cui proprio Di Sandro e Scarabeo.

Una scelta che i giudici hanno ritenuto illegittima. Nella sentenza su Scarabeo si parla di applicazione retroattiva in contrasto con i principi di ragionevolezza, certezza del diritto e legittimo affidamento, fino a configurare un vero e proprio illecito con responsabilità della Regione per i danni causati. Lo stesso impianto argomentativo è alla base anche della decisione relativa a Di Sandro.

filoteo di sandro

Filoteo Di Sandro

Il punto chiave è che non viene messa in discussione la possibilità per la Regione di modificare la legge elettorale, ma il fatto che quella modifica sia stata utilizzata per incidere su una legislatura già in corso, alterando gli equilibri usciti dalle urne. Una scelta che, secondo il Tribunale, ha inciso direttamente sui diritti dei consiglieri supplenti, privandoli illegittimamente della carica.

Le conseguenze ora sono economiche e potenzialmente molto più ampie. Oltre ai due casi già decisi, restano pendenti le posizioni di altri consiglieri coinvolti nella stessa vicenda, tra cui Paola Matteo e Antonio Tedeschi. Se anche per loro dovesse arrivare una pronuncia analoga, il conto per la Regione potrebbe aumentare in modo significativo e superare di parecchio il milione di euro.

Non solo. La vicenda potrebbe aprire anche un fronte davanti alla Corte dei Conti, chiamata a valutare eventuali profili di danno erariale legati agli effetti della norma e alle conseguenti condanne.

Un esito che ribalta l’obiettivo originario della riforma: quella modifica, introdotta anche con l’intento di razionalizzare il funzionamento dell’assemblea e contenere i costi, rischia ora di trasformarsi in una spesa rilevante per le casse pubbliche.