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Viadotto sul Trigno, il capo della Protezione Civile Ciciliano: “Impossibile un ponte militare”. La stima dei danni è appena partita – FOTO

Il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano esclude un ponte provvisorio sul Trigno: asse troppo lungo. La SS16 resta interrotta dopo il crollo del 2 aprile. Ricerche ancora in corso per il disperso. “Serve fare presto”, ma i tempi non saranno brevi.

C’è una certezza, purtroppo: il ponte sul Trigno non si potrà sostituire in fretta. E quindi la statale 16, uno degli assi più importanti della dorsale adriatica, resterà interrotta.

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È questa la notizia più rilevante emersa dalla visita a Termoli del capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, arrivato in città al termine di una lunga giornata di sopralluoghi tra Molise e Abruzzo, dopo quattro giorni di maltempo che hanno messo in ginocchio il territorio.

Alla domanda su una possibile soluzione tampone, come un ponte militare o una struttura in ferro, Ciciliano ha risposto senza lasciare margini: “E’ un’ipotesi difficilmente realizzabile. L’asse è troppo lungo, le condizioni non lo consentono. E anche qualora si tentasse, si tratterebbe di un’infrastruttura in grado di reggere il passaggio di un’auto alla volta. Impensabile per una direttrice come la statale adriatica”.

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Il risultato è evidente: il collegamento tra Molise e Abruzzo lungo la costa resterà compromesso per un tempo non breve.

Il ponte sul fiume Trigno, crollato la mattina del 2 aprile, si è letteralmente spezzato in due, con un’intera porzione trascinata via dalla furia dell’acqua. A cedere è stato uno dei piloni, sotto la pressione eccezionale del fiume in piena, dopo giorni di pioggia intensa.

Un evento che ha interrotto una delle principali arterie nazionali, quella che lungo l’Adriatico collega nord e sud del Paese. “Una cerniera”, come è stata definita anche dal presidente della Regione Francesco Roberti, che ha sottolineato come bloccare quel tratto significhi, di fatto, dividere l’Italia in due.

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Eppure, mentre si ragiona sulle soluzioni, resta ancora aperta la ferita più dolorosa. Per il terzo giorno consecutivo proseguono le ricerche di Domenico Racanati, il pescatore 53enne di Bisceglie disperso proprio nelle ore del crollo. La sua Fiat Bravo sarebbe stata inghiottita dalla piena. Ieri è stata ritrovata la targa, impigliata tra un pilone e la vegetazione. Ma del corpo, ancora nessuna traccia.

Le operazioni vanno avanti con sommozzatori, droni, mezzi fluviali e sonar, ma le condizioni restano difficili: l’acqua è torbida, la corrente forte, i detriti ovunque. Sul crollo indaga la Procura di Larino, che ha aperto un fascicolo per crollo colposo e omicidio colposo.

“Questa importante perturbazione ha dato problemi soprattutto alla viabilità”, ha spiegato Ciciliano dal Municipio di Termoli, dopo la ricognizione lungo tutta la dorsale adriatica tra Puglia, Molise e Abruzzo. “Ci sono danni importanti, tante frane, fortunatamente non grandi, ma che interrompono la viabilità”.

Ciciliano protezione civile

E proprio la viabilità resta il nodo principale. “C’è un’ampia porzione del ponte sul Trigno che è stata portata via dalla forza del fiume. La questione più importante in questo momento è legata alla viabilità di questo asse strategico, non solo per Abruzzo e Molise ma per l’intera dorsale adriatica che collega nord e sud del Paese”.

Una situazione critica ma non completamente isolante, grazie alle soluzioni temporanee adottate. “Il danno c’è e la viabilità è compromessa, ma fortunatamente non completamente”, ha sottolineato, ricordando la gratuità dei caselli autostradali e la riapertura del ponte sulla provinciale 55.

Sul fronte dell’emergenza complessiva, il capo della Protezione civile ha chiarito che i numeri sono ancora tutti da definire: “La stima del danno adesso è impossibile da fare, l’evento è ancora in corso. I tecnici sono già al lavoro per una valutazione quantitativa e soprattutto per il ripristino, che è la priorità”.

Resta alta anche l’attenzione sul piano idrogeologico. “In questo momento l’allerta meteo non c’è più, ma resta alta l’attenzione per l’impatto dell’acqua al suolo. C’è tantissima neve che si scioglierà velocemente, quindi bisogna monitorare fino a quando i reticoli non torneranno nella normalità”.

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Particolarmente delicata la situazione della diga del Liscione. “È arrivata a pochissimi centimetri dallo sfioro: a un certo punto la quantità d’acqua in ingresso era circa il doppio rispetto a quella massima scaricabile. È stato applicato il piano di emergenza con evacuazioni preventive”. Che ha funzionato, a differenza di quanto accaduto 23 anni fa durante l’alluvione del gennaio 2003. Oggi, dopo il sorvolo, “la diga è in condizioni normali, così come il fiume Biferno” ha spiegato Ciciliano.

Tra i punti più critici c’è poi l’entroterra. A Civitacampomarano Ciciliano ha effettuato un sopralluogo sulla frana che ha colpito la SS157, con il crollo di un costone e la compromissione anche dell’impianto di depurazione. Dieci persone sono state evacuate, 28 seconde case interdette e chiusa la chiesa di San Giorgio Martire.

Accanto al capo della Protezione civile, il presidente della Regione ha ribadito la linea dell’emergenza e della ricostruzione. “I sindaci sono il baluardo dei territori. Ora partirà il censimento dei danni e cercheremo di fronteggiare questi eventi riaprendo al più presto le strade che garantiscono la mobilità, per poi avviare la ricostruzione”.

L’elenco degli interventi è lungo: “C’è da rimettere in piedi condutture idriche, depuratori, ponti, strade provinciali e comunali. Qui si sono attivate frane importanti. Faremo la nostra parte, il Governo ci è vicino”.

Ma il punto, anche per Roberti, resta uno: “Siamo la cerniera tra Nord e Sud. Interrompere la viabilità in Molise significa, in qualche modo, dividere l’Italia in due”. Da qui la necessità di accelerare: “È fondamentale ricostruire al più presto il ponte sulla statale adriatica”.

E mentre si avvia la conta dei danni e si prepara la richiesta di stato di emergenza, una cosa è già chiara: la fase più difficile, quella della ricostruzione, è appena iniziata.