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Ponte dello Sceriffo, ci sono 15 milioni per riaprirlo. Entro luglio i risultati delle indagini, poi si parte

La delibera della Regione Molise sblocca 15 milioni per il viadotto Anacoreta, infrastruttura strategica della viabilità del Basso Molise. I fondi arrivano in gran parte da Roma, mentre Regione e Provincia cofinanziano l’intervento con 1,5 milioni a testa. Prossime scelte tecniche: adeguamento o demolizione.

Quindici milioni di euro per rimettere in sicurezza e riaprire completamente il ponte dello Sceriffo, che tecnicamente si chiama ponte Anacoreta ed è snodo fondamentale tra la Bifernina e l’area costiera. La Giunta regionale ha approvato la delibera che consente di avviare l’intervento sul viadotto, da anni coinvolto da pesantissime limitazioni imposte dalle criticità strutturali emerse in seguito al terremoto di agosto 2018.

L’operazione, dal valore complessivo di 15 milioni, si regge su una struttura finanziaria precisa: 12 milioni arrivano dal Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, mentre 1,5 milioni sono messi dalla Regione Molise attraverso la riprogrammazione di economie del Fondo sviluppo e coesione e altri 1,5 milioni dalla Provincia di Campobasso. Una ripartizione che chiarisce subito il perimetro dell’intervento: il grosso delle risorse è statale, mentre gli enti locali contribuiscono alla quota di cofinanziamento necessaria per attivare il progetto.

Salvini Roberti

La delibera stabilisce anche un passaggio decisivo sul piano operativo: sarà la Regione a gestire direttamente l’intervento, assumendo il ruolo di soggetto attuatore e stazione appaltante, mentre la Provincia, proprietaria dell’infrastruttura, affida di fatto la gestione delle fasi progettuali ed esecutive.

Il ponte, collocato tra la SS 647 Bifernina e la SP 80 Larino-Guglionesi, è da tempo uno dei nodi più delicati della viabilità molisana. Le limitazioni al traffico pesante, in vigore dal 2018, hanno inciso sulla mobilità ordinaria, sul trasporto pubblico e sulle attività economiche dell’area. La stessa delibera regionale riconosce la rilevanza strategica dell’opera e le criticità accumulate negli anni, indicando come obiettivo il ripristino della piena funzionalità e il superamento dei vincoli attuali .

“Si tratta di un intervento di grande rilevanza per il Molise – ha dichiarato il presidente della Regione Francesco Roberti – Mettiamo in sicurezza un’infrastruttura fondamentale per la mobilità e per l’economia del territorio, superando criticità che da anni incidono sulla viabilità e sulla continuità territoriale”. Nelle parole del governatore c’è la rivendicazione di un’operazione costruita attraverso il raccordo con il Governo e con gli enti territoriali, con l’obiettivo di rafforzare sicurezza e capacità di risposta anche in caso di emergenze.

Ma accanto alla versione istituzionale della Regione, c’è quella della Provincia, che aggiunge elementi rilevanti sul percorso che ha portato fin qui. Il presidente Pino Puchetti rivendica un lavoro avviato da tempo sul ponte: “In questi due anni il mio obiettivo era riaprire questo ponte”, spiega, sottolineando che la Provincia ha finanziato con risorse proprie gli studi tecnici per verificare la possibilità di adeguamento strutturale. “Abbiamo fatto le indagini con soldi della Provincia, nessuno ci ha dato una lira”, aggiunge, ricostruendo un’attività preliminare che avrebbe posto le basi tecniche dell’intervento.

pino puchetti

Secondo Puchetti, proprio da quelle verifiche nasce la prospettiva attuale: “Ora valuteremo se è possibile l’adeguamento, altrimenti si procederà con una soluzione alternativa che prevede l’abbattimento e un sistema di rotatorie”. Il punto è centrale, perché chiarisce che il progetto non è ancora definito in modo definitivo. Le indagini tecniche già avviate, anche con il coinvolgimento di ANAS e università, dovranno stabilire entro l’estate quale strada percorrere.

Le opzioni sul tavolo sono due. La prima è l’adeguamento del ponte esistente, con interventi di rinforzo strutturale che consentano di riaprirlo completamente, soprattutto al traffico degli autobus, oggi esclusi. La seconda, nel caso in cui l’adeguamento non fosse possibile, è una soluzione più radicale, che prevederebbe la demolizione dell’attuale infrastruttura e una nuova configurazione viaria.

“I risultati li avremo tra giugno e luglio – spiega Puchetti – e a quel punto si potrà partire con il progetto”. L’obiettivo dichiarato resta quello di rendere il ponte nuovamente fruibile a tutti i mezzi, con una prospettiva temporale che, secondo la Provincia, potrebbe portare alla riapertura entro due anni.

ponte sceriffo

Se l’intervento si è finalmente sbloccato sul piano finanziario, è ancora aperto sul piano tecnico. Da un lato c’è la Regione che assume la guida dell’operazione e rivendica la capacità di attivare risorse e accordi istituzionali; dall’altro la Provincia che sottolinea il lavoro svolto in questi anni e il ruolo delle indagini già avviate nel definire le soluzioni.

In mezzo, un’infrastruttura simbolo di una fragilità nota da tempo e che ora trova una prima risposta strutturale, dopo anni di limitazioni e disagi per cittadini, pendolari e sistema produttivo. Entro l’estate arriverà il passaggio decisivo: capire se il ponte potrà essere salvato oppure se sarà necessario ripensarlo da zero.