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Perché è crollato il ponte sul Trigno? I dubbi sui piloni, l’ipotesi erosione e i lavori del 2019

L’inchiesta della Procura di Larino dovrà chiarire le cause del crollo del ponte sulla Statale 16. Tra le ipotesi, lo scalzamento di una pila per la piena del Trigno, ma emergono anche elementi legati a precedenti interventi strutturali: nel 2019 Anas aveva consolidato piloni e impalcato. Le ricerche di Domenico Racanati, ancora in corso, tengono sotto sequestro l’area e rinviano gli accertamenti tecnici decisivi.

Perché è crollato il ponte sul Trigno? È la domanda che, a distanza di giorni, resta ancora senza risposta e che l’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Larino dovrà chiarire.

L’indagine è partita con ipotesi pesanti: crollo colposo e omicidio colposo, legato alla morte di Domenico Racanati, il pescatore 53enne di Bisceglie rimasto coinvolto nel cedimento della campata sulla Statale 16 durante l’ondata di maltempo del 2 aprile.

Eppure, fino a poche ore prima del crollo, il ponte non era considerato a rischio. Le autorità avevano disposto la chiusura della statale 16 per l’allagamento della carreggiata, non per criticità strutturali del viadotto. Un elemento che oggi pesa, perché indica come non ci fossero segnali evidenti di pericolo imminente.

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L’ipotesi tecnica: cedimento della pila per erosione

Tra le ipotesi al vaglio, quella più immediata resta legata alla piena del fiume. Secondo una lettura tecnica, il crollo potrebbe essere stato innescato dallo scalzamento di una pila in alveo, cioè dall’erosione del terreno alla base del pilone causata dalla forza dell’acqua. E’ un fenomeno noto in ingegneria: quando il terreno viene eroso, la struttura perde stabilità e può cedere improvvisamente, trascinando con sé la campata. Ma non è l’unico elemento da considerare.

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I lavori del 2019 e i rinforzi visibili oggi

Un comunicato Anas del settembre 2019 parla esplicitamente di lavori di consolidamento su pilastri e travi di impalcato, non solo di interventi superficiali. Un dato che trova riscontro anche nelle immagini scattate da Primonumero sotto il viadotto, due giorni fa, dove sono visibili rinforzi strutturali applicati alle travi, segno di interventi mirati sul comportamento dell’infrastruttura.

Secondo l’ingegnere strutturale Maurizio Gammieri, che ha esaminato le foto, questo elemento cambia la prospettiva: l’ipotesi dell’erosione resta valida, ma il quadro appare “più complesso”, perché il ponte era già stato oggetto di attenzione tecnica e interventi rilevanti negli anni precedenti.

In altre parole, non si tratta solo di capire cosa è successo durante la piena, ma anche di ricostruire lo stato reale della struttura prima del crollo.

“Il fatto che si sia intervenuti anche sulle campate, e non solo in corrispondenza del fiume, mostra con chiarezza che il comportamento strutturale dell’impalcato era già oggetto di attenzione”, osserva Gammieri, aggiungendo che “non viene meno l’ipotesi di un innesco del collasso in alveo, ma emerge con altrettanta evidenza che il viadotto era già interessato da interventi strutturali molto rilevanti”.
In altre parole, non si tratta solo di capire cosa è successo durante la piena, ma anche di ricostruire lo stato reale della struttura prima del crollo.

guardia costiera ricerche disperso ponte trigno

Per ora, però, gli accertamenti tecnici non possono partire. Il ponte è sotto sequestro e l’area resta indisponibile perché le ricerche di Racanati non sono ancora concluse. Anche oggi le operazioni proseguono tra fiume e mare, con la Guardia Costiera impegnata nelle perlustrazioni e l’attesa del ritorno dei sommozzatori. Non è ancora stato deciso quando interrompere le ricerche, anche perché resta aperta l’ipotesi che l’auto possa trovarsi sotto la campata crollata, intrappolata tra i detriti.

Se così fosse, potrebbe rendersi necessario un intervento diretto con mezzi pesanti, come una gru con braccio lungo, per rimuovere le macerie e verificare la presenza del veicolo. Un’operazione che, inevitabilmente, rinvierebbe ulteriormente gli accertamenti tecnici sul crollo.

Ponte trigno

Il nodo dei tempi: indagine e ricostruzione

Nel frattempo, c’è la questione dei tempi della ricostruzione. Il ponte sul Trigno è un’infrastruttura strategica per i collegamenti tra Molise e Abruzzo, e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, insieme al capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, ha indicato il 2026 come obiettivo per il ripristino. In sostanza, secondo le promesse fatte al territorio dopo l’emergenza che tra frane, dissesti, allagamenti e strade interdette ha letteralmente messo in ginocchio il Molise, il ponte sul Trigno sarà ricostruito da Anas nel giro di 8 mesi.

Allo stato attuale la strada appare tutt’altro che semplice e restano diverse domande aperte.

La piena è stata la causa scatenante o solo il fattore finale? I lavori del 2019 erano sufficienti? Lo stato del ponte era davvero compatibile con le condizioni di esercizio? Sono queste le domande a cui dovrà rispondere l’inchiesta.