Mercoledì l'autopsia
|Omicidio a Vasto, parla l’avvocato del padre in carcere: “Il figlio impugnava un coltello. Preoccupato per le condizioni del mio cliente”
L’omicidio di Andrea Sciorilli potrebbe essere stato preceduto da un confronto degenerato in pochi minuti, con il figlio che avrebbe impugnato un coltello durante la lite. È uno degli elementi che emergono dall’intervista rilasciata ai media dall’avvocato difensore Massimiliano Baccalà fuori dal penitenziario di Torre Sinello, a Vasto, dove da ieri è detenuto Antonio Sciorilli, 52 anni, dirigente amministrativo della Asl Lanciano-Vasto-Chieti e padre della vittima. Il 52enne è reo confesso dell’omicidioa colpi di ascia avvenuto domenica scorsa 19 aprile.
Secondo quanto riferito dal legale, l’indagato avrebbe confermato la presenza di “un coltello a serramanico” nelle mani del figlio, circostanza che potrebbe incidere sulla ricostruzione della dinamica e sulle eventuali ipotesi difensive. Tuttavia, lo stesso avvocato sottolinea come la situazione resti ancora poco chiara: il suo assistito sarebbe in stato confusionale, con ricordi frammentati e momenti alterni di lucidità.
“La situazione è piuttosto delicata”, ha spiegato il legale, evidenziando di aver chiesto un monitoraggio sanitario e psichico per l’uomo, attualmente detenuto e in isolamento. Durante il colloquio, avrebbe alternato momenti di pianto a fasi in cui non riusciva a ricostruire con precisione quanto accaduto.
Diversa, invece, la ricostruzione sul movente. L’avvocato ha escluso in modo netto che l’omicidio sia legato a questioni lavorative, smentendo le ipotesi circolate nelle ore precedenti ed esposte ieri dal procuratore capo di Vasto Domenico Seccia: “Non mi ha confermato questa questione lavorativa, l’ha smentita nel modo più categorico possibile”. Restano però confermate tensioni familiari continue, con “numerose liti” che coinvolgevano non solo il padre ma anche madre e sorella. Nel 2024 Andrea era stato denunciato dai familiari ed era stato attivato per lui il Codice rosso legato alla violenza domestica. Poi però la denuncia era stata ritirata.
Sulla dinamica, il racconto dell’indagato sarebbe ancora lacunoso. Il confronto sarebbe avvenuto prima di pranzo, quando il padre avrebbe svegliato il figlio per uscire per andare a pranzo dai nonni, dando origine all’ennesimo scontro. Da lì, però, i passaggi diventano confusi e non completamente ricostruiti.
L’avvocato ha riferito anche della presenza di segni sul corpo dell’indagato, in particolare su torace e schiena, senza però poter stabilire con certezza la loro origine. “Li ho visti, ma non posso dire da chi siano stati provocati”, ha precisato.
Un altro elemento riguarda le armi: secondo la versione fornita dal difensore, ascia e coltelli non sarebbero stati nella disponibilità del padre, ma apparterrebbero al figlio. Sarebbero stati trovati e nascosti nel tempo proprio dal genitore nella stanza del ragazzo.
Resta aperta la valutazione sulle eventuali contestazioni giuridiche. L’ipotesi di legittima difesa o eccesso colposo non viene esclusa, ma il legale parla di una fase ancora preliminare: “È prematuro dire quale sarà la linea difensiva”.
Intanto proseguono gli accertamenti coordinati dalla Procura guidata da Domenico Seccia. Mercoledì 22 aprile è prevista l’autopsia all’obitorio di Chieti, che dovrà chiarire con precisione la dinamica dei colpi mortali, mentre si attende anche la fissazione dell’udienza di convalida.


