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Molise, la terra si sbriciola: cronaca di una regione ferita dalla costa all’entroterra – LE FOTO SIMBOLO

Non solo Petacciato. Dalla costa alle vette dell’Alto Molise, il dissesto idrogeologico sta ridisegnando la geografia del territorio: crollano ponti, borghi vengono isolati e decine di famiglie sono costrette a lasciare le proprie case. Ecco la mappa di una crisi senza precedenti.

Non è un’emergenza localizzata, ma un bollettino di guerra che attraversa l’intero Molise. Mentre i riflettori delle istituzioni sono puntati sul “gigante” di Petacciato, il resto della regione frana silenziosamente, spezzando arterie vitali e isolando interi comuni. Il terreno, ormai saturo d’acqua dopo le piogge eccezionali dei giorni scorsi, sta cedendo sotto il peso di una fragilità strutturale che non risparmia nessun quadrante.

A Petacciato la situazione sembra stabilizzarsi, ma resta critica. La storica frana continua a muoversi, avendo già causato cedimenti del manto stradale fino a un metro e mezzo. Qui la priorità resta la sicurezza delle abitazioni e il monitoraggio costante di un fronte che minaccia la principale direttrice adriatica.

frana petacciatofrana petacciato

L’Ordine dei Geologi del Molise ha lanciato in queste ore un monito che non lascia spazio a interpretazioni: il dissesto idrogeologico che stiamo vivendo è esteso, strutturale e solo in parte mappato e va oltre i casi mediatici di Petacciato e del Ponte sul Trigno.

Nel cuore della provincia di Campobasso, la terra ha smesso di essere un solido appoggio. L’immagine simbolo della devastazione arriva dalla Fossaltina, tra Fossalto e Sant’Angelo Limosano: qui un ponte è letteralmente colato a picco nel primo pomeriggio del primo aprile. Un cedimento strutturale ripreso in video, avvenuto solo poche ore dopo una chiusura precauzionale che ha evitato una strage. Il collasso della struttura isola ora un asse viario strategico verso Trivento, aggravando un isolamento che già vede la chiusura della SP 47 e della SP 73 per i distacchi dal costone a Limosano.

crollo fossaltina

A Salcito, la situazione è diventata insostenibile: 50 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case perché la terra ha iniziato letteralmente ad inghiottire le fondamenta del centro abitato. Mentre l’elicottero Drago dei Vigili del Fuoco sorvola l’area per tentare una mappatura dall’alto di un fronte che muta ogni ora, il senso di precarietà è totale.

frana salcito

Poco distante, a Civitacampomarano, si respira l’aria pesante di un incubo che ritorna. Il “paese che scivola” conta oggi 28 abitazioni sgomberate e 5 famiglie evacuate, con la Statale 157 — arteria fondamentale per raggiungere Termoli — completamente sepolta dai detriti. Qui non è solo la strada a essersi interrotta, è il respiro di una comunità che vede le proprie vie di fuga chiudersi una dopo l’altra.

frana civitacampomaranofrana civitacampomarano

Ad Agnone la situazione è paradossale e drammatica. La già precaria viabilità dell’Alto Molise ha subito un colpo durissimo: l’ex Strada Statale Istonia, che rappresenta il cordone ombelicale tra l’Alto Vastese e il Molise, è stata letteralmente “divorata” dal fango. Grandi masse di terra hanno invaso la carreggiata, rendendo i collegamenti un labirinto di deviazioni su strade secondarie, spesso altrettanto fragili. Il grido d’allarme delle autorità locali è chiaro: senza la riapertura del Viadotto Sente (chiuso da anni) e con le provinciali interrotte dalle frane, Agnone rischia un isolamento economico e sociale senza precedenti.

frana agnonefrana sp86 agnone

A Frosolone il dissesto ha colpito il cuore produttivo del territorio. Una frana mastodontica si è attivata lungo la provinciale che collega il paese a Sant’Elena Sannita, mettendo in ginocchio la più grande azienda agricola della regione. Con oltre mille capi di bestiame a rischio, il problema non è solo la viabilità, ma la tenuta stessa delle infrastrutture primarie: il movimento del terreno minaccia infatti le condotte idriche che alimentano gran parte del comune.

frana frosolone

A Capracotta, il comune più alto dell’Appennino, lo scenario è dominato dal monitoraggio costante dei versanti. Lo scioglimento della neve ha saturato i terreni a quote elevate, innescando smottamenti “diffusi” che rendono pericolose le strade di accesso al borgo. Non si tratta di un’unica grande frana, ma di una costellazione di piccoli e medi cedimenti che minacciano di tagliare fuori il paese dai circuiti turistici e dai rifornimenti essenziali. I geologi confermano: l’instabilità qui è strutturale e legata ai cicli gelo-disgelo che hanno indebolito la roccia e il suolo.

I 20 milioni di euro stanziati dal Consiglio dei Ministri rappresentano una boccata d’ossigeno fondamentale, ma non possono essere l’ennesimo cerotto su una ferita che richiede un intervento chirurgico. La mappa del dissesto disegnata in queste ore ci dice che non è più tempo di rincorrere le frane o di gestire l’emergenza a disastro avvenuto.

Il Molise non ha bisogno solo di soccorsi, ma di una cura strutturale. Serve una pianificazione tecnica basata sulla conoscenza profonda dei versanti, serve una manutenzione costante dei canali di scolo e, soprattutto, serve il coraggio di investire in prevenzione prima che la terra si muova, non dopo. Se non si passa immediatamente dallo stanziamento straordinario alla programmazione ordinaria, molti borghi e paesi molisani rischiano di diventare splendidi fantasmi su una cartina geografica che scivola via.