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Molise in ginocchio: La Regione dichiara l’emergenza e chiede lo stato nazionale

La Giunta regionale del Molise ha approvato la delibera che riconosce il carattere eccezionale degli eventi meteo iniziati il 30 marzo e culminati nella riattivazione della frana di Petacciato. Nel provvedimento si ricostruiscono allagamenti, evacuazioni, il crollo del ponte sul Trigno, la chiusura del Cosib, i problemi alla diga del Liscione e il blocco di A14 e ferrovia. Ora la Regione chiede formalmente al Governo la dichiarazione dello stato di emergenza.

La Regione Molise ha formalizzato lo stato di emergenza regionale per gli eventi meteorologici che dal 30 marzo hanno colpito il territorio, culminati il 7 aprile con la riattivazione della grande frana di Petacciato. La decisione è contenuta nella delibera n. 93 approvata dalla Giunta l’8 aprile, con cui viene riconosciuto il “carattere di eccezionalità” dell’ondata di maltempo e viene chiesto al presidente del Consiglio, tramite il Dipartimento nazionale di Protezione civile, di dichiarare lo stato di emergenza nazionale.

Il passaggio politico e amministrativo più importante è proprio questo: la Regione certifica di non poter fronteggiare con risorse ordinarie una crisi che ha colpito infrastrutture, centri abitati e sistema produttivo, e mette nero su bianco che servono l’intervento e le risorse del Governo. Nel documento si specifica anche che la quantificazione dei danni non è ancora chiusa: è stata già avviata una ricognizione presso Comuni, Province, nuclei industriali e consorzi di bonifica, i cui esiti saranno trasmessi alla Protezione civile nazionale.

La delibera non si concentra solo sulla frana di Petacciato, ma ricostruisce una sequenza di eventi iniziata con la perturbazione tra il 29 e il 30 marzo, quando un minimo depressionario tra Sicilia orientale e Ionio ha richiamato aria fredda dai Balcani, investendo il Molise con precipitazioni intense, nevicate in quota, esondazioni e poi dissesti diffusi . Il documento parla apertamente di fenomeni eccezionali, dapprima idraulici e nivometrici, poi idrogeologici, seguiti in tempo reale dal Centro funzionale regionale e dalla Sala operativa con bollettini e avvisi di allerta.

Nel resoconto ufficiale compaiono anche le principali emergenze affrontate in questi giorni. Tra queste, le evacuazioni a Termoli nelle aree di Rio Vivo e Pantano Basso, considerate vulnerabili perché sotto il livello del mare e storicamente soggette ad allagamenti; gli allontanamenti precauzionali a Civitacampomarano e Campomarino Lido; e soprattutto la chiusura del nucleo industriale del Cosib disposta il primo aprile, con l’evacuazione di aziende come Stellantis, ITT, Vibac, Ecoctrl GSM, Guala e altre attività del cuore produttivo del Basso Molise.

Un capitolo centrale è dedicato alla diga di Ponte Liscione , definita “osservato speciale” dell’evento. La Regione riporta i valori massimi raggiunti durante la piena: 884 metri cubi al secondo in ingresso il primo aprile, quota massima a 125,50 metri sul livello del mare il 2 aprile, 525 metri cubi al secondo scaricati dallo scarico di fondo e 35 dalle paratoie a ventola.

Diga liscione

Le manovre di scarico, si legge, hanno inciso sui territori a valle dell’invaso e si sono inserite in un quadro già aggravato dalle esondazioni nei tratti vallivi, con erosioni, trasporto di detriti e danni alla funzionalità di infrastrutture e attraversamenti.

roberti marone ponte

Nel documento viene poi richiamato il crollo del ponte sul Trigno del 2 aprile, sulla Statale 16 Adriatica nel territorio di Montenero di Bisaccia,  infrastruttura di primaria importanza per i collegamenti con le regioni vicine e per la mobilità lungo la costa. Ed è proprio dopo quel crollo che, ricorda la delibera, il presidente della Regione aveva già anticipato con una nota del 2 aprile la richiesta di stato di emergenza al ministro per la Protezione civile e al Dipartimento nazionale.

Poi c’è Petacciato, il punto in cui la crisi si è trasformata in qualcosa di ancora più grave. La Giunta scrive che il 7 aprile sono stati riscontrati “gravissimi dissesti” lungo la strada che collega il paese alla marina, nell’area della grande frana, definita uno dei dissesti idrogeologici più estesi e complessi d’Europa. Il movimento lento e profondo ha mostrato evidenze sull’A14, sulla ferrovia Adriatica e sulla stessa Statale 16, già interrotta per il crollo del ponte sul Trigno. Il documento sottolinea che si tratta delle uniche infrastrutture di collegamento nord-sud lungo il versante adriatico.

La conseguenza, scrive la Regione, è che la combinazione di questi eventi “isola non solo il Molise ma la dorsale adriatica”, un asse strategico ferroviario, autostradale e stradale tra Nord Italia e Puglia, con effetti che vanno ben oltre i confini regionali e senza alternative immediate di collegamento. Nello stesso testo si ricorda che il 7 aprile è stata disposta la sospensione della circolazione in entrambe le direzioni sull’A14 e quella ferroviaria tra Termoli e Montenero di Bisaccia, mentre a Petacciato si è proceduto anche all’evacuazione di diverse famiglie.

La delibera registra inoltre che, parallelamente, sono state attivate le unità di crisi nazionali e i comitati operativi per la viabilità, e che il Dipartimento nazionale ha chiesto un sopralluogo tecnico-scientifico all’Università di Chieti, centro di competenza per le frane, sia per Civitacampomarano sia per Petacciato. Il Centro funzionale regionale ha già prodotto due report, uno il 5 aprile e uno l’8 aprile, quest’ultimo dedicato proprio alla frana di Petacciato e alla viabilità.

Il punto politico più netto del documento è però un altro: la Regione ammette che l’intensità degli eventi, la quantità dei danni e l’incapacità finanziaria degli enti locali e degli altri soggetti colpiti di intervenire con mezzi ordinari rendono necessario il coinvolgimento del Governo nazionale. L”il Molise non è in grado di sostenere con risorse proprie le spese del primo intervento e del ripristino”. Da qui la richiesta dello stato di emergenza, motivata con la necessità di organizzare soccorsi e assistenza, ripristinare servizi pubblici e reti strategiche, realizzare interventi anche strutturali di riduzione del rischio residuo e avviare la ricognizione dei fabbisogni per strutture pubbliche, private e attività economiche danneggiate.

In sostanza, il documento regionale fa due cose insieme: certifica che quanto è accaduto in questi giorni non è una somma di episodi separati ma una sola grande emergenza, e collega la richiesta dello stato nazionale non soltanto alla frana di Petacciato, ma a un quadro più ampio di dissesto che ha investito il Molise dalla montagna alla costa, fino a spezzare l’asse adriatico. Ora la palla passa a Roma.