La Via Crucis in pietra in una cripta poco accessibile, l’imitazione cinese sulle navate della chiesa
Dopo la petizione in Vaticano la Via Crucis scolpita da Renato Chiocchio è tornata nella chiesa di Santa Maria Assunta, a Oratino, ma si trovano in una cripta accessibile tramite due rampe di scale e aperta in poche occasioni o su richiesta. Per la Curia “è una collocazione dignitosa”, 300 persone, invece, vorrebbero che le opere dello scultore oratinese tornassero lì dove l’artista le aveva immaginate “e non in stretto, buio e asfittico cunicolo” come dice il restauratore Dante Gentile Lorusso,
Venerdì scorso, 27 marzo, subito dopo la messa, il parroco della chiesa di Santa Maria Assunta, a Oratino, ha annunciato ai fedeli che la cripta era aperta e potevano scendere ad ammirare la Via Crucis in pietra realizzata nel 1992 dal maestro Renato Chiocchio, artista oratinese scomparso due anni fa.
Sono state posizionate lì, e non sulle navate laterali dove le aveva immaginata il suo creatore, le sculture rimosse nel 2011 e sostituite da formelle in gesso senza alcun valore artistico.
Una scelta che aveva fatto arrabbiare restauratori del calibro di Dante Gentile Lorusso e anche l’associazione Arturo Giovannitti presieduta dall’ex sindaco Luca Fatica.
Ben trecento firme sono state raccolte per chiedere il ritorno sulle navate delle sculture di Chiocchio. Ministero della Cultura e Vaticano sono stati coinvolti. La decisione di rimuoverle dal luogo originario (benedetto anche dall’allora vescovo dell’Arcidiocesi, monsignor Ettore Di Filippo) è apparsa incomprensibile. Altrettanto l’attuale ubicazione sostenuta anche dall’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano.
E così da qualche giorno (e solo dopo un articolo di Primonumero.it) i cartoni che le custodivano si sono aperti per riposizionare in chiesa le stazioni della Via Crucis, sebbene il luogo scelto continui a non essere dei migliori.
I locali che si trovano sotto l’altare centrale della Chiesa (dove c’era una fossa mortuaria sgomberata durante gli interventi di ristrutturazione della parrocchia negli anni Novanta) sono angusti, non sempre accessibili al pubblico e soprattutto difficili da raggiungere per chi è anziano o disabile essendoci due scalinate ripide prima della passerella in ferro sulla quale salire per osservare da vicino le opere.
Per la Curia, che ci ha scritto per offrire alcune precisazioni, “la soluzione per questa Via Crucis era già a portata di mano senza che ci fosse bisogno di scomodare il Vaticano”.
Anche nel nostro articolo parlavamo della tentata mediazione del vescovo Biagio Colaianni che un anno fa propose come luogo di esposizione delle sculture questa ex fossa mortuaria. Ma è anche vero che a tanti oratinesi l’idea non era andata giù. E oggi che quella soluzione già ‘scartata’ è diventata realtà lo è ancora meno.
Non la vede così la Curia convinta di aver trovato una “dignitosa collocazione” e di aver agito correttamente, sia da un punto di vista formale che sostanziale. E di averlo fatto anche col sostegno pieno della popolazione e delle associazioni del territorio.
Insomma, per loro erano tutti d’accordo. E poi, stando sempre a ciò che scrivono don Lorenzo Piazzolla (direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi) e don Gianpaolo Boffelli (giornalista e assistente UCSI per la CEM, Vicedirettore Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi Campobasso-Bojano) se qualcuno avesse voluto trovare una sistemazione più consona avrebbe accettato la donazione della parrocchia per esporle “in altre aree del paese”.
Ma il punto è proprio questo: perché una Via Crucis, pensata per una chiesa e benedetta in quella chiesa doveva essere spostata altrove per poi essere sostituita da una riproduzione made in Cina e senza valore?
Trecento persone hanno chiesto il riposizionamento sulle navate centrali e di questo la Curia non vuole tenerne conto.
Lasciando al loro posto “pannelli in gesso prodotti serialmente tramite stampo in una fabbrica cinese” come riferisce Gentile Lorusso a corredo di alcune immagini scattate in chiesa della brutta via Crucis che ha preso il posto di quella originale.




