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Il ponte sul Trigno era chiuso, ma si poteva passare lo stesso. Testimoni: “Le auto transitavano”. Indagini sulla barriera di plastica e il controllo umano – LE FOTO

Il tratto della statale 16 era interdetto prima del crollo, ma diversi testimoni riferiscono di veicoli in transito, anche di mezzi pesanti. Al centro delle indagini le barriere posizionate che si potevano aggirare, e l’eventuale assenza di controlli, mentre si cerca di ricostruire cosa sia accaduto nelle ore precedenti al cedimento.

Il crollo del ponte sulla statale 16 alla foce del fiume Trigno, con una persona dispersa perché presumibilmente in transito in quel momento, apre interrogativi rilevanti su come sia stata gestita la chiusura della circolazione e su chi dovesse vigilare sul rispetto del divieto.

Nella mattinata di oggi l’Anas ha diffuso una nota ufficiale nella quale precisa che già “la sera di mercoledì 1° aprile, alle ore 19, è stata disposta e attuata la chiusura del traffico nel tratto della statale 16 Adriatica in corrispondenza del viadotto Trigno. La chiusura – viene spiegato – era stata resa effettiva mediante l’installazione di barriere fisiche tipo New Jersey e segnaletica di interdizione in prossimità delle rotatorie di Petacciato lato sud e San Salvo Marina lato nord”.

Ponte trigno indagini

Questo elemento, tuttavia, apre un primo punto da chiarire. Dalle immagini circolate online e dalle testimonianze di chi è transitato nella zona prima del crollo emerge che lo sbarramento interessava una sola corsia, con barriere in plastica e segnaletica, lasciando di fatto percorribile l’altra per consentire gli spostamenti locali dei residenti e dei lavoratori nelle aree della marina di Montenero e Petacciato. In questo contesto, chi ha attraversato il tratto chiuso lo avrebbe fatto consapevolmente, violando il divieto e procedendo di fatto contromano su una strada ormai quasi deserta. Tuttavia la stessa comunicazione Anas riferisce anche un’altra cosa: “La Statale 16 è stata chiusa con sbarramenti e segnaletica e personale di presidio”. E la prima domanda che emerge è questa: c’era il personale a presidiare il tratto dal lato di Petacciato, per intenderci, dove sarebbe arrivata l’auto precipitata di sotto?

Ponte trigno Ponte trigno Ponte trigno

Sempre dalla nota Anas si apprende che “dalle verifiche effettuate, anche attraverso l’analisi dei filmati disponibili, risulta che due veicoli hanno transitato nel tratto interdetto, violando il divieto di circolazione vigente”. Uno sarebbe precipitato nel fiume, mentre un secondo mezzo è riuscito a fermarsi pochi metri prima del punto in cui il viadotto ha ceduto: un furgone bianco diretto verso sud, rimasto sospeso a breve distanza dal vuoto.

Ponte trigno indagini

A darne notizia, precisando la questione delle due auto è stata proprio la Procura della Repubblica di Larino, che ha aperto un fascicolo per crollo colposo, ipotizzando anche il reato di omicidio colposo qualora venisse confermato il decesso della persona dispersa.

Ma secondo testimonianze raccolte sul posto e via social, nelle ore comprese tra la chiusura delle 19 di mercoledì e il crollo avvenuto intorno alle 9 di giovedì, non sarebbero stati soltanto quei due veicoli a tentare il passaggio. Anche mezzi pesanti avrebbero provato a forzare il blocco, venendo respinti dal personale presente.

Ed è proprio questo il nodo centrale: chi doveva garantire la vigilanza? Nella comunicazione della Prefettura si faceva riferimento a “sbarramenti, segnaletica e personale di presidio”, ma al momento del crollo non è chiaro se tale presidio fosse effettivamente presente.

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, il comandante della Polizia municipale di Montenero di Bisaccia, Pierfrancesco Assonia, ha dichiarato di essere rimasto sul ponte fino a circa dieci minuti prima del cedimento, dopo aver trascorso gran parte della notte sul posto. Ha confermato anche i tentativi di violazione del divieto, spiegando che già intorno alle 2.30 erano state respinte alcune auto mentre era in corso l’evacuazione di 47 abitanti della zona Marina.

Nelle prime ore della mattinata, ha aggiunto, il livello del Trigno appariva in diminuzione, tanto da far ipotizzare una possibile riapertura del traffico. Intorno alle 9.20 lui e un collega si sarebbero allontanati per effettuare verifiche in altri punti critici, quando è arrivata la segnalazione del crollo da parte del personale Anas. “All’inizio non volevo crederci, pensavo fosse uno scherzo”, ha riferito.

Ponte trigno indagini

A questo punto si aggiunge un ulteriore elemento. Se il presidio non era sufficiente, perché non è stato predisposto uno sbarramento fisso e non aggirabile, come quello installato solo dopo il crollo? Oggi, infatti, il tratto è completamente interdetto con blocchi di cemento posizionati, lato sud, già all’altezza dello svincolo per la stazione di servizio dell’autostrada A14. Una chiusura totale che rende impossibile raggiungere l’area senza autorizzazione.

Prima del crollo era chiaramente più semplice. Resta senza risposta la domanda su cosa ci facesse il furgone immortalato a pochi metri dal giunto collassato. È stata la persona alla guida a dare l’allarme? E se c’è un testimone, come appare chiaro da una foto scattata negli istanti successivi il cedimento, perché giovedì in tarda mattinata le ricerche sarebbero state sospese, per riprendere poi solo ore dopo?

Altri interrogativi riguardano gli ultimi istanti prima del crollo. Secondo quanto emerso, il cinquantatreenne di Bisceglie, attualmente disperso, sarebbe stato al telefono con la moglie, che avrebbe sentito la chiamata interrompersi improvvisamente. Una versione che si intreccia con quanto dichiarato dal presidente della Regione, che in un intervento a Rai News 1 ha parlato invece di una telefonata al numero unico di emergenza rilevata dalle celle telefoniche. Due elementi che aprono un ulteriore dubbio: chi ha effettuato quella chiamata? Il disperso oppure un altro testimone che avrebbe assistito al passaggio irregolare o addirittura al cedimento?

Sono tutte domande alle quali dovrà dare risposta l’indagine della Procura della Repubblica di Larino, chiamata a fare piena luce non solo sulle cause del crollo, ma anche su eventuali responsabilità legate a quella che potrebbe trasformarsi in una tragedia.