Il geologo Sciarra: “Fenomeno millenario, non si può fermare: serve monitoraggio continuo e il progetto dei pozzi va aggiornato”
La frana di Petacciato è un dissesto noto e studiato, destinato a riattivarsi con condizioni estreme come le piogge recenti. Il geologo Nicola Sciarra: “Non si può arrestare, solo mitigare. Priorità al controllo H24 e alla sicurezza dell’abitato. Criticità maggiori sulla ferrovia”.
La frana di Petacciato è un fenomeno noto e studiato da decenni, classificato in ambito scientifico come frana intermittente, cioè destinata a riattivarsi in presenza di condizioni eccezionali. A spiegarlo è il geologo Nicola Sciarra, docente all’Università degli Studi di Chieti-Pescara.
“È una frana millenaria, ben nota anche in letteratura. Se si prendono i testi di studio, la frana di Petacciato è già descritta: le cause e le dinamiche sono conosciute”, afferma. “Si riattiva quando si verificano condizioni particolari, come le piogge eccezionali degli ultimi giorni, che hanno saturato il terreno”.
Un aspetto centrale riguarda la natura stessa del dissesto: “È una frana che non si fermerà mai. Si possono realizzare opere di mitigazione per rallentarla, ma non è possibile bloccarla. Bisogna conviverci”.
Per questo, sottolinea il geologo, la priorità è il controllo costante del territorio: “Serve monitoraggio attivo H24, soprattutto nella parte alta del versante dove si trovano le abitazioni. È lì che vanno concentrate le verifiche”.
Sul progetto di messa in sicurezza già previsto, quello dei pozzi drenanti, Sciarra esprime una valutazione positiva ma invita a un aggiornamento: “È un buon progetto, basato sulla riduzione delle pressioni interne alla frana, ma può essere rivisto e integrato con ulteriori interventi”.
Diversa la situazione sulle infrastrutture. “Sulla viabilità stradale si osservano lesioni del manto che appaiono recuperabili in tempi relativamente brevi. Sulla ferrovia, invece, ci sono maggiori criticità: i binari hanno subito una deviazione evidente, anche tortuosa. In questa fase è necessario attendere la stabilizzazione del fenomeno prima di intervenire”.
Intanto, conclude, è in corso l’attivazione di tutti i livelli istituzionali – Regione, Protezione civile e Dipartimento nazionale – per gestire l’emergenza e ripristinare i collegamenti lungo la dorsale adriatica.


