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Frana di Petacciato, paralisi per tutta la linea Adriatica: chiuse A14, Statale e ferrovia

La frana torna a muoversi e blocca autostrada il giorno del rientro, con centinaia di auto ferme. Sospesa linea ferroviaria tra Termoli e Vasto. Nessuna alternativa sulla Statale 16, già interrotta. È emergenza viabilità lungo la dorsale adriatica.

Questa mattina la strada che collega Petacciato alla marina ha iniziato a cedere, spaccandosi in più punti sotto la spinta del terreno. Crepe evidenti, dislivelli, asfalto che si apre. Il segnale che la frana era tornata a muoversi.

Poco dopo, attorno alle 12.30, la conferma più pesante: circolazione bloccata sull’autostrada A14 nel tratto tra Termoli e Vasto Sud, in entrambe le direzioni, all’altezza del viadotto Cacchione. Code, mezzi fermi, traffico paralizzato.

Contemporaneamente è stata sospesa anche la circolazione ferroviaria tra Termoli e Montenero di Bisaccia per verifiche tecniche sulla linea. Treni Alta Velocità, Intercity e Regionali stanno registrando ritardi e variazioni.

Il quadro che si disegna è quello di una paralisi improvvisa lungo uno dei corridoi più importanti del Paese.

Il problema, però, è che non esiste un’alternativa immediata. La statale 16, naturale via di sfogo, è già interrotta per il crollo del ponte sul fiume Trigno avvenuto il 2 aprile ed è stata bloccata all’altezza del Martur, al confine fra Termoli e Petacciato. Una combinazione che di fatto isola il Molise lungo la dorsale adriatica, con ripercussioni che vanno ben oltre i confini regionali.

frana petacciato

La chiusura dell’A14 è stata disposta a scopo precauzionale. Lo conferma il direttore tecnico di Autostrade per l’Italia, l’ingegnere Vito Taccone: “Il tratto è stato chiuso per motivi di sicurezza. Sono in corso approfondimenti e attività di monitoraggio. Abbiamo inviato sul posto le nostre società incaricate per le verifiche e per la sorveglianza del versante”. Una linea prudenziale condivisa anche con Rfi, che ha disposto lo stop alla circolazione ferroviaria nello stesso tratto.

La situazione resta in evoluzione, con controlli continui sul movimento franoso e sulle infrastrutture coinvolte.

Ma ciò che sta accadendo oggi non è un evento isolato. È il ritorno di una storia lunga più di un secolo.

La frana di Petacciato è infatti uno dei fenomeni di dissesto idrogeologico più estesi e complessi d’Europa. Documentata fin dai primi anni del Novecento, si è riattivata più volte nel tempo, quasi sempre in coincidenza con lunghi periodi di pioggia. L’ultimo episodio rilevante risale al 2015 .

Si tratta di un movimento lento, profondo e strutturale, che interessa un’area di diversi chilometri quadrati e coinvolge l’intero versante fino alla costa. Un corpo enorme che scivola verso il mare, alimentato dall’accumulo di acqua nei terreni argillosi, che ne riduce progressivamente la stabilità.

Nel tempo la frana ha minacciato e danneggiato infrastrutture strategiche come l’autostrada A14, la linea ferroviaria adriatica e la statale 16, oltre ad avvicinarsi all’abitato. Dopo la riattivazione del 2015 furono abbattute alcune abitazioni del borgo vecchio per alleggerire il versante, mentre edifici pubblici subirono danni significativi.

È un fenomeno che non si manifesta con violenza improvvisa, ma con una progressione costante, spesso impercettibile. Ed è proprio questa la sua caratteristica più insidiosa.

Oggi, dopo le piogge eccezionali dei giorni scorsi e con lo scioglimento della neve in quota, quel sistema si è rimesso in moto. E lo ha fatto nel punto più delicato: dove il territorio incontra le principali infrastrutture del Paese.

Per questo il timore non è solo locale.