Montenero di Bisaccia
|Disperso nel Trigno, terminate le ricerche mirate della Guardia Costiera: nessuna traccia di Racanati
Dopo quasi 25 giorni di operazioni quotidiane, si fermano le ricerche mirate in mare per Domenico Racanati. La Capitaneria di Termoli: “Nessuna novità”. In futuro solo pattugliamenti ordinari o nuove verifiche in presenza di elementi concreti.
Si chiude, senza risposte, la fase più intensa delle ricerche in mare per Domenico Racanati, il 53enne di Bisceglie disperso dal 2 aprile dopo il crollo del ponte sul fiume Trigno.
Le operazioni mirate della Guardia Costiera di Termoli sono terminate venerdì scorso, dopo quasi 25 giorni di attività quotidiane e pattugliamenti con motovedette, battelli, sub e perfino sorvoli aerei. Di Racanati non c’è traccia: l’unica cosa che è stata trovata è la targa della sua vettura, rimasta incastrata sotto un pilone del ponte sulla Statale 16 insieme a un pezzo di paraurti. Della vettura e dell’uomo al suo interno, tuttavia, nulla.
Un esito che, purtroppo, era diventato sempre più probabile con il passare dei giorni. Nonostante l’impiego continuo di motovedette, sonar, robot subacquei, sommozzatori e persino sorvoli aerei, né l’uomo né la sua auto sono mai stati individuati nello specchio di mare antistante la foce del Trigno.
“Abbiamo operato quotidianamente per quasi 25 giorni”, ha spiegato il comandante della Capitaneria Giuseppe Panico, tracciando un bilancio di un’attività intensa e capillare che ha coperto mare, costa e fondali, senza lasciare nulla di intentato.
Da ora in avanti, non si parlerà più di ricerche strutturate come quelle condotte finora. La presenza della Guardia Costiera nell’area proseguirà, ma nell’ambito delle normali attività di pattugliamento. Solo nel caso emergano nuovi elementi concreti si potrà valutare una ripresa delle operazioni mirate. “Per il futuro verranno effettuati pattugliamenti nell’ambito delle ordinarie attività di istituto o se emergeranno elementi che diano evidenza che l’auto e il disperso siano finiti in mare”, ha precisato il comandante.
La decisione segna un passaggio inevitabile, dopo settimane di verifiche senza esito, ma lascia aperti tutti gli interrogativi. A cominciare da quello più importante: dove si trova l’auto di Racanati.
Fin dall’inizio, infatti, accanto all’ipotesi che la corrente possa aver trascinato il veicolo verso il largo, è rimasta sullo sfondo un’altra possibilità, sostenuta anche dalla famiglia e da una perizia tecnica: quella che l’auto possa trovarsi ancora sotto la campata crollata del ponte, intrappolata tra detriti, fango e vegetazione. Un’area complessa, ancora sotto sequestro, dove eventuali verifiche richiederebbero operazioni diverse e mezzi più pesanti.
Sul piano più ampio, intanto, il Governo accelera sulla ricostruzione del viadotto. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha indicato l’obiettivo di rifare il ponte entro il 2026, attraverso procedure straordinarie, con un possibile commissariamento e uno stanziamento iniziale di circa 20 milioni di euro. L’opera resta sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Larino, che dovrà chiarire le cause del crollo.
Nel frattempo, ha sottolineato il ministro, i soccorritori “stanno facendo l’inimmaginabile” in condizioni difficili, mentre la viabilità lungo la costa adriatica resta condizionata dall’assenza del collegamento diretto. Venerdì scorso le ricerche si sono fermate. Ora si deve decidere se cercare l’uomo e la sua auto sotto la campata crollata, ammesso che sia tecnicamente possibile ricorrendo a mezzi specifici. In ogni caso l’inchiesta è per omicidio colposo, come ha precisato il capo della Procura di Larino Elvira Antonelli: Domenica Racanati è considerato morto. La sua famiglia continua a chiedere di andare avanti con le ricerche per fare piena luce su quanto accaduto la mattina del 2 aprile, quando sotto la furia dell’acqua e delle correnti un pilone del ponte ha ceduto.





