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Andrea Colamedici al Festival del Sarà: benvenuti nell’ipnocrazia, dove il potere non si esercita, si somministra

Il fondatore di Tlon e teorico dell’intelligenza artificiale spiega perché chi controlla gli algoritmi controlla il campo stesso del possibile

All’inizio del 2025, un filosofo cinese di nome Jianwei Xun pubblica un saggio sull’intelligenza artificiale e i nuovi meccanismi del potere. Il libro viene accolto con interesse, tradotto, discusso. Poi si scopre che Jianwei Xun non esiste: è un personaggio inventato, un esperimento filosofico costruito da Andrea Colamedici attraverso un processo di co-scrittura con sistemi di intelligenza artificiale generativa. L’operazione — raccolta nel libro ‘Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà’ — fa il giro del mondo, diventa oggetto di dibattito internazionale, e dimostra empiricamente la sua tesi centrale: il confine tra vero e falso, tra reale e artificiale, è già più poroso di quanto siamo disposti ad ammettere.

Colamedici, nato a Roma nel 1987, è filosofo, editore e saggista. Con Maura Gancitano ha fondato Tlon nel 2014: un progetto culturale che comprende una casa editrice, due librerie-teatro a Roma e un’ampia attività di divulgazione filosofica attraverso podcast, libri e festival. Ha insegnato Social Media Theory all’Università IULM, è docente di Prompt Thinking allo IED di Roma, insegna filosofia dell’IA alla Universidad del Sur di Buenos Aires, ed è Presidente di GenIALAB, l’hub interdisciplinare sull’intelligenza artificiale dell’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie di Roma.

La sua riflessione sull’IA non si ferma alla dimensione tecnica — cosa possono fare i modelli generativi — ma scava nella dimensione politica e filosofica: cosa succede a una democrazia quando i suoi cittadini vengono esposti a flussi di contenuti progettati algoritmicamente per modellare le loro percezioni, i loro desideri, le loro visioni del mondo? Il concetto di ‘ipnocrazia’ che dà il titolo al suo ultimo libro descrive un sistema in cui il potere non si esercita attraverso la coercizione — come nei totalitarismi del Novecento — ma attraverso la pre-formazione del campo del possibile: nessuno ti dice cosa pensare, ma gli algoritmi decidono cosa ti viene offerto come opzione.

Al Festival del Sarà, la sua presenza nel panel ‘Sovranità, conoscenza, algoritmi’ offre la dimensione culturale e filosofica che completa le analisi di Piero Benassi sulla governance geopolitica dei dati, di Annalisa Pelizza sulla struttura delle infrastrutture algoritmiche e di Elisa Martinotti sulle risposte istituzionali. Colamedici è la voce che chiede: e noi, come individui e come collettività, cosa stiamo diventando in questo processo?