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Piero Benassi torna al Festival del Sarà: il diplomatico spiega perché i dati sono il nuovo petrolio

L’ex Rappresentante Permanente d’Italia all’UE porta a Torino la visione di chi ha vissuto dall’interno la trasformazione digitale della geopolitica

Nel gennaio del 2021, in piena seconda ondata pandemica, il governo Conte nomina un diplomatico di carriera alla guida dei servizi di intelligence italiani. Non è una scelta improvvisata: Piero Benassi — ambasciatore, sherpa del G7 e del G20, consigliere diplomatico di Palazzo Chigi — è da anni l’uomo che il presidente del Consiglio chiama quando i dossier diventano davvero complicati. Quella nomina dura poche settimane, fino alla caduta del governo, ma racconta qualcosa di essenziale sul profilo di questo diplomatico romano, classe 1958: è uno dei pochi funzionari italiani che ha attraversato tutti i livelli dell’architettura del potere contemporaneo, da Berlino a Bruxelles, da Tunisi a Palazzo Chigi.

Laureatosi in Scienze Politiche a Padova, Benassi entra in carriera diplomatica nel 1984. Nel corso di quarant’anni ha servito l’Italia a Cuba, Varsavia, Bruxelles e Washington, è stato ambasciatore in Tunisia durante la Rivoluzione dei Gelsomini del 2011 — gestendo in prima persona i flussi migratori verso Lampedusa in uno dei momenti più acuti della crisi nordafricana — e poi ambasciatore in Germania dal 2014 al 2018, costruendo il canale diretto con Angela Merkel che sarà fondamentale nei anni successivi. Dal 2021 al 2023 è stato Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Unione Europea a Bruxelles.

Al Festival del Sarà, nel panel ‘Sovranità, conoscenza, algoritmi’, Benassi porta una prospettiva che pochi altri possono offrire: quella di chi ha vissuto dall’interno come la questione della sovranità digitale sia diventata, nel giro di un decennio, una delle priorità assolute dell’agenda geopolitica europea. In un mondo in cui le piattaforme americane gestiscono i dati di centinaia di milioni di cittadini europei, in cui le reti 5G cinesi sono state bandite da molti paesi per ragioni di sicurezza, in cui le infrastrutture cloud sono diventate oggetto di negoziati diplomatici, la domanda ‘chi controlla i dati controlla il potere’ non è più una metafora: è una realtà istituzionale che i governi affrontano ogni giorno.

Accanto a lui, Annalisa Pelizza darà una base accademica rigorosa a questa riflessione attraverso lo studio delle infrastrutture dati; Elisa Martinotti porterà la dimensione della governance istituzionale; Andrea Colamedici affronterà le implicazioni filosofiche e culturali dell’algoritmocrazia. Insieme, i quattro relatori costruiranno un quadro che va dalla geopolitica delle infrastrutture digitali all’impatto sulle identità individuali e collettive.