Alluvione, Fanelli: “Serve un commissario e un piano straordinario per ripartire. Il Molise rischia il colpo finale”
Dall’emergenza ai nodi strutturali: la consigliera Pd, esperta di programmazione, chiede risorse immediate e una nuova governance dell’acqua. “Senza interventi rapidi e strutturali, questo dramma può diventare il de profundis per la regione”.
Il Molise ferito dal maltempo prova a rialzarsi mentre si contano danni pesantissimi tra infrastrutture compromesse, aziende in difficoltà e territori ancora segnati da fango e frane. Ma per la consigliera regionale del Pd Micaela Fanelli l’emergenza di questi giorni non è solo una crisi da gestire nell’immediato: è il punto di rottura di un sistema fragile, che rischia di non reggere senza un cambio radicale.
“Bisogna fare subito e bene – avverte – perché quello che stiamo vivendo può diventare il de profundis per la nostra regione”. Da qui la richiesta di strumenti straordinari, risorse immediate e una nuova visione nella gestione del territorio e dell’acqua.
Consigliera, fari puntati sui danni subiti nel Basso Molise. Quali sono gli interventi complessivi proposti per fronteggiare l’emergenza e con quali risorse finanziarie si intende procedere?
“È necessario affrontare l’emergenza immediata attraverso le dichiarazioni di stato d’emergenza e di calamità, procedure già attivate e che verranno sicuramente concesse per l’estensione e la gravità dei danni. Servono subito i primi stanziamenti urgenti per il risarcimento dei danni a persone e imprese e la sospensione degli oneri per queste ultime, nonché per gli interventi infrastrutturali urgenti. È poi necessario ottenere il finanziamento di un programma straordinario. Il tutto passerà verosimilmente dalla nomina di un Commissario straordinario regionale o sovraregionale”.
Un commissario straordinario per la ricostruzione, appunto. Chi?
“Qui veniamo al punto più critico: serve una struttura dedicata, dotata di elevate competenze tecniche, perché la struttura regionale non ha sufficiente personale. Parallelamente, serve un programma di rilancio simile al Programma ex art. 15 (post terremoto e alluvione 2003), ma con un’attuazione migliorata, se è vero — come è vero — che molti dei danni di questi giorni sono stati determinati anche dalla mancata realizzazione di interventi lì programmati. Ma questo non è il tempo della ricerca delle responsabilità. Verrà. Proseguiamo con le proposte per dare risposte”.

Il finanziamento dovrà attingere sia da risorse nazionali, attraverso i fondi della Protezione Civile per il ristoro immediato e il ripristino della viabilità, sia da risorse europee attraverso l’utilizzo del Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea (Fondo Emergenza) e le cosiddette risorse della coesione (comprese quelle della Politica Agricola Comune per l’emergenza). Per quanto riguarda le misure a sostegno delle imprese — come accennavo — è necessario ottenere sia i risarcimenti diretti che la sospensione degli oneri contributivi, cercando di non commettere gli errori del passato. Servirà una procedura dedicata per concedere quelli che si chiamano ‘aiuti di Stato’ e la relativa autorizzazione europea, che ha basi giuridiche specifiche nei regolamenti”.
Il Molise ha subito un colpo durissimo, ma non è l’unica regione. Ci sono anche Abruzzo e Puglia.
“Infatti, e immagino che essendo interessate più regioni il coordinamento, le decisioni e le relative procedure amministrative straordinarie verranno organizzate anche e soprattutto su un piano sovraregionale. Serve estrema rapidità, se non vogliamo che il dramma che ci ha colpito diventi il de profundis per la nostra regione. Bisogna fare subito e bene”.
Le criticità emerse riguardano ancora una volta la gestione della diga del Liscione. Quali soluzioni strutturali vengono proposte per risolvere definitivamente il problema?
“La situazione attuale ha evidenziato mancanze negli interventi infrastrutturali, nel funzionamento complessivo e falle nel sistema di monitoraggio a monte, oltre a carenze di personale nella gestione complessiva (più che nella gestione specifica della diga). Non spetta a me entrare nel merito ora, ci sarà chi lo farà. Ma di sicuro quello del personale è un problema più volte indicato a Molise Acque e collegato al sottodimensionamento delle risorse umane regionali.
La proposta cardine è il superamento della gestione frammentata e disorganica del ciclo dell’acqua. Serve una governance completamente diversa. È necessario, altresì, agire attraverso la realizzazione di un sistema circolare tra i due invasi Liscione-Occhito mediante condotte di ampia portata e collegamenti in galleria, per permettere lo stoccaggio dell’acqua in eccesso a Occhito, che fungerebbe da vasca di accumulo naturale. Oltre al ‘tubone’ di cui si parla, bisogna avere una capacità maggiore e diversa. Ritengo necessario arrivare a un progetto ‘Acqua-Energia’ che consenta l’utilizzo di fonti alternative (solare e salti idrici) per alimentare i sistemi di sollevamento necessari a spostare l’acqua verso Occhito, che si trova a una quota più elevata rispetto al Liscione. Questo serve soprattutto perché, nei periodi estivi, Occhito possa fornire acqua al Liscione e quindi al Basso Molise. Avremo sempre più fenomeni estremi: alluvioni invernali e siccità estive; bisogna programmare e imparare a gestirle.
E la manutenzione del territorio?
“Naturalmente bisogna ripartire dalla manutenzione del territorio con interventi sulla pervietà dei fiumi (Biferno, Sinarca, Saccione, ecc.) e la pulizia degli alvei a valle per evitare esondazioni durante i rilasci della diga. Il nostro è un territorio fragile e sfruttato che richiede un’impostazione radicalmente diversa e rispettosa della natura. È il tema della crisi ambientale determinata dalla CO2: si tratta di reimpostare globalmente un modello di sviluppo sbagliato e le priorità politiche generali”.
Danni diffusi, servizi in tilt e infrastrutture sotto pressione: come deve muoversi la politica molisana in questa fase?
“La linea scelta è quella dell’unità istituzionale e del supporto strategico nelle interlocuzioni con Roma. Così come sulla sanità, torno a chiedere che i punti chiave prevedano una forte unità d’azione. In questa fase drammatica si prediliga il silenzio rispettoso e la solidarietà alle vittime, rimandando le polemiche e l’accertamento delle responsabilità a un momento successivo.
Naturalmente è necessario un forte pressing sul Governo, formulando richieste di risposte certe e strutturali ed evitando che il Molise venga trascurato come accaduto in altri settori. Bisogna puntare a una collaborazione stretta tra Consiglio regionale, parlamentari e altre Regioni per ottenere aiuti straordinari. Dobbiamo avere la forza di una visione lungimirante: abbandonare la logica degli investimenti a breve termine per adottare una programmazione strategica che garantisca la cura costante del territorio e la sicurezza delle infrastrutture vitali, comprese l’autostrada e la ferrovia minacciate dalle frane. A tal proposito, richiamo l’attenzione sulla frana di Petacciato affinché vengano accelerati gli interventi previsti e ora fortemente monitorati. Bastano i guai che abbiamo già da gestire”.


