Giallo di Pietracatella
|A Bari l’esame dei vetrini, “danni compatibili con veleno”. Il medico legale chiede 30 giorni in più, dal Maugeri stop ai test
Al Policlinico di Bari esaminati i vetrini istologici alla presenza dei consulenti. Il medico legale Benedetta De Luca: “Reperti compatibili anche senza lesioni specifiche”. Proroga per la relazione finale. Locatelli chiude la fase tossicologica: “Nessun altro incarico su campioni o alimenti”. Resta aperto il nodo su come e quando sia avvenuta l’esposizione.
Non è necessario che tutti gli organi presentino necrosi per parlare di intossicazione da ricina. “Ci sono comunque reperti compatibili con l’intossicazione”. È il punto da cui riparte il lavoro della medicina legale nel caso di Pietracatella, dopo l’esame dei vetrini istologici effettuato oggi al Policlinico di Bari. A dirlo è il medico legale Benedetta Pia De Luca, incaricata degli accertamenti sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute a fine dicembre per avvelenamento da ricino. L’accertamento, durato ore, si è svolto alla presenza dei consulenti di parte e ha riguardato i campioni di organo prelevati durante le autopsie del 31 dicembre 2025 e nel successivo esame del 28 gennaio.
“Sulle modalità dell’intossicazione non sappiamo ancora nulla – ha spiegato De Luca – oggi andiamo a ricercare i reperti compatibili. I dati autoptici e istologici vanno verificati insieme a quelli tossicologici per arrivare alla causa del decesso”. Nei casi di esposizione a sostanze esogene, ha aggiunto, “i reperti possono non essere specifici per quel tipo di sostanza ma comunque compatibili con un quadro di avvelenamento”.
È proprio questa necessità di mettere insieme tutti i livelli dell’analisi – macroscopica, microscopica e tossicologica – a giustificare la richiesta di una proroga di 30 giorni per il deposito della relazione finale. “Alla luce della complessità del caso ho richiesto ulteriore proroga – ha chiarito il medico legale – per mettere in ordine tutte le analisi, che sono numerose, e per il tempo materiale necessario alla redazione del documento”.
L’esame istologico, ha sottolineato, “è importante tanto quanto quello autoptico”, perché consente di individuare elementi non visibili a occhio nudo e di verificare la coerenza dei danni agli organi con il quadro tossicologico già emerso.
Sul fronte scientifico, però, un punto appare ormai definito. Dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia arriva lo stop a ulteriori approfondimenti. “Non abbiamo più test da fare né su campioni biologici né su alimenti”, ha spiegato il direttore Carlo Locatelli, dopo gli accertamenti già eseguiti e trasmessi alla Procura di Larino.
Ieri la procuratrice Elvira Antonelli e il capo della Squadra Mobile di Campobasso Marco Graziano si sono recati a Pavia per un confronto diretto con il consulente tossicologo, direttore del centro di eccellenza anti-veleni. “L’incontro ha avuto la finalità di discutere il caso di persona”, ha detto la stessa Antonelli, confermando che si continua a lavorare in attesa della relazione autoptica.
Il dato tossicologico resta quello già acquisito: la ricina è stata individuata nei campioni biologici delle due vittime. Ma proprio questa certezza sposta il peso dell’inchiesta su ciò che ancora manca: la ricostruzione della dinamica.
Le modalità di esposizione restano infatti sconosciute. L’assenza della tossina nel contenuto gastrico e negli alimenti analizzati esclude, allo stato, una via di ingestione diretta facilmente identificabile. Anche per questo, tra le ipotesi tecniche, prende quota la possibilità di veicoli meno evidenti. L’acqua è però considerata meno probabile dal professor Locatelli, che ha parlato di ‘maggiore probabilità di veleno presente in cibi solidi”, alimenti morbidi come puree o budini.
Le indagini proseguono su più piani. L’abitazione di Pietracatella, sotto sequestro dal 28 dicembre, sarà oggetto di nuovi sopralluoghi. Gli inquirenti stanno lavorando anche sull’analisi del telefono di Alice Di Vita, su cui è in corso una copia forense, e non si esclude che vengano nuovamente ascoltati il padre Gianni Di Vita e la stessa figlia nei prossimi giorni.
Il fascicolo resta aperto su un doppio binario: duplice omicidio volontario contro ignoti e omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. In mezzo, una linea sottile che separa ciò che è ormai accertato da ciò che ancora deve essere ricostruito: la presenza della ricina da una parte, il percorso che ha portato all’esposizione dall’altra.


