Petizione al Ministero della Cultura e in Vaticano per la Via Crucis perduta di Oratino
Quindici anni fa le opere in pietra del maestro Renato Chiocchio posizionate nella chiesa di Santa Maria Assunta di Oratino furono sostituite con pannelli in gesso “anonimi e senza alcun pregio artistico” come dice Dante Gentile Lorusso. Almeno trecento persone, grazie a una raccolta firme dell’associazione Giovannitti, chiedono il riposizionamento nel luogo originario, ma il parroco non è d’accordo e nonostante il parere favorevole della Soprintendenza le sculture restano chiuse in un cartone.
Sono trecento le persone che chiedono di riposizionare le sculture in pietra raffiguranti le stazioni della Via Crucis lì dove le aveva immaginate il suo creatore, il maestro Renato Chiocchio.
Una petizione, avviata mesi fa dall’associazione Arturo Giovannitti di Oratino, il paese degli scalpellini, è ora al vaglio del Ministero della Cultura, del Prefetto vaticano del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e anche della Diocesi di Campobasso, affinché le opere realizzate nel 1992 tornino sulle navate laterali della chiesa di Santa Maria Assunta da cui sono state rimosse nel 2011 “per essere sostituite da anonime formelle in gesso di nessun pregio artistico” come racconta il presidente dell’associazione ed ex sindaco di Oratino, Luca Fatica.
A non volere il ritorno della via Crucis sulla navate è, incredibilmente, proprio il parroco della chiesa sebbene Fatica racconti che ci sono ben due pareri favorevoli della Soprintendenza (dopo il primo di quindici anni fa che ne suggeriva la rimozione) per il riposizionamento nel luogo originario che fu benedetto anche dall’allora vescovo dell’Arcidiocesi, monsignor Ettore Di Filippo.
Biagio Colaianni, attuale guida religiosa della Diocesi, un anno fa cercò di farsi mediatore nella vicenda proponendo una possibile soluzione che all’associazione non andò mai giù: istallare le sculture nei locali sottostanti l’altare centrale della Chiesa dove c’era una fossa mortuaria sgomberata durante gli interventi di ristrutturazione della parrocchia negli anni Novanta.
“L’idea – racconta ancora Fatica – fu accolta favorevolmente da una parte della delegazione. Non dall’associazione Giovannitti e da altri cittadini che la videro come un’ulteriore umiliazione per la storia e la tradizione della comunità oratinese. Una comunità da sempre amante della bellezza e fortemente legata ad una secolare vocazione artistica. Una proposta rigettata anche perché la collocazione delle sculture in quei locali non avrebbe garantito una fruizione sicura dell’area”.
Ad ogni modo neppure quella via è mai stata intrapresa, tanto che le sculture in pietra sono ancora chiuse negli scatoloni.
Ma perché è così importante questa via Crucis?
Lo ha spiegato molto bene qualche giorno fa Dante Gentile Lorusso, restauratore, artista e autentica vestale dell’arte molisana, parlando di questo rito come di “un pio esercizio che ci permette di ricostruire e commemorare il percorso doloroso di Gesù che si avvia verso la crocifissione per amore di tutti noi. Anche nella chiesa di Santa Maria Assunta di Oratino si potevano ammirare le stazioni realizzate in pietra nel 1992 dal M° Renato Chiocchio (Oratino, 1956 – 2024), opere commissionate da tre umili e devoti fedeli grazie al suggerimento del sacerdote padre Antonio Ortenzio.
Poi un giorno, nell’autunno di quindici anni fa, furono, senza un valido e convincente motivo, improvvisamente rimosse dalle pareti della parrocchiale e sostituite da anonimi pannelli in gesso ottenuti tramite stampo, quindi di nessunissimo pregio artistico e culturale.
Ancora una volta vorrei chiedere ai responsabili, a quelli che possono decidere, di riportare le formelle dove le aveva pensate lo scultore. Un gesto semplice di umana comprensione che metterebbe fine alle tante sofferenze, così da permettere il rimarginarsi di una ferita che purtroppo sanguina ancora”.






