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Vita a Dubai in mezzo alla guerra fra Usa e Iran: “Boati da far tremare le finestre. Il vero timore è l’escalation”

Una situazione mai vissuta prima in 20 anni di vita a Dubai. Ma al tempo stesso niente panico. “Mia sorella Carmela, che vive qui da oltre dieci anni e lavora per una multinazionale del settore alimentare, mi ha appena confermato che i centri commerciali sono aperti. Certo, non c’è tanta gente come al solito” dice Andrea Mascolo, manager originario di San Giacomo degli Schiavoni che vive nell’emirato dal 2006 e lavora per la famiglia reale.

Mascolo, oggi 51 anni, è Senior Supervisor del Racing Team della famiglia reale di Dubai e da vent’anni segue da vicino l’attività della scuderia del principato. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente dopo gli attacchi missilistici iraniani contro alcune basi americane nel Golfo, arrivati in risposta all’operazione militare israelo-statunitense di sabato 28 febbraio che ha portato all’uccisione, fra gli altri, dell’ayatollah Ali Khamenei.

Prima domanda d’obbligo: come state lei e la sua famiglia?
“Stiamo bene, c’è un po’ di apprensione di sicuro ma non siamo una città sotto bombardamenti”.

Quando avete capito che stava succedendo qualcosa?
“I primi boati li ho sentiti sabato verso le quattro del pomeriggio di sabato. Ero al parchetto con i bambini. Ne abbiamo sentiti quattro o cinque di seguito, poi dopo un’oretta altri ancora. Verso mezzanotte e mezza di notte ce ne sono stati parecchi e a quel punto è arrivato anche l’allarme sul telefono che invitava a restare a casa e a non uscire”.

All’inizio c’era già allarme oppure no?
“In realtà nel pomeriggio di sabato nessuno diceva niente. Addirittura la sera c’erano le corse all’ippodromo, le qualificazioni per la Dubai World Cup, e lo Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum era lì in pubblico. Aveva appena vinto una corsa ed era molto tranquillo. Secondo me il messaggio era proprio quello: se lo sceicco è lì in mezzo alla gente vuol dire che la situazione è sotto controllo”.

I boati sono continuati anche nei giorni successivi?
“No, il primo giorno è stato quello più intenso. Domenica e oggi (lunedì 2 marzo, ndr) se ne sono sentiti molti meno, magari uno o due a distanza di ore. Sabato invece erano più frequenti”.

Cosa stava succedendo esattamente sopra Dubai?
“Si legge di numeri molto alti: l’aviazione degli Emirati avrebbe intercettato circa 130 missili e più di 200 droni. Molti erano diretti verso le basi americane nella regione e passavano sopra il nostro spazio aereo. Quando vengono intercettati e distrutti in aria si sentono quei boati forti”.

È questo che ha provocato i danni di cui si parla in queste ore?
“Principalmente dai detriti. Alcuni pezzi sono caduti sulla Palma, un hotel ha preso fuoco, ci sono stati problemi anche all’aeroporto e al porto di Jebel Ali. Poi è chiaro, non possiamo sapere tutto con certezza: magari qualche missile o drone può anche essere passato”.

Chi vive a Dubai si sente sotto attacco?
“No, questa è la cosa importante da capire. Non è come se una nazione stesse bombardando direttamente la città. Molti missili sono diretti verso Abu Dhabi o altre basi americane nel Golfo e passano sopra la nostra testa. Per questo vengono intercettati qui”.

La vita quotidiana com’è cambiata?
“Lo spazio aereo è stato chiuso subito da sabato pomeriggio. Le lezioni a scuola sono state sospese e chi può lavora da casa. I miei figli, per esempio, stanno seguendo le lezioni online. Però per il resto la vita continua. In un certo senso ricorda un po’ il periodo del Covid: scuole chiuse, lavoro da casa per chi può, qualche precauzione in più, ma la città continua a vivere”.

Lei continua ad andare al lavoro?
“Sì, io per esempio sono andato a lavorare comunque. Onestamente non cambia molto se stai a casa o fuori. L’unica cosa che eviterei sono i posti molto affollati, come i grandi centri commerciali”.

I suoi figli come hanno reagito ai primi boati?
“Il primo giorno erano spaventati perché i rumori erano forti e facevano tremare le finestre. Anche a me, lo ammetto, hanno fatto impressione. Poi gli abbiamo spiegato che non sono bombe che cadono sulla città ma missili che vengono intercettati e distrutti in aria. Dorian e Iris hanno 7 e 9 anni, quindi io e mia moglie Olimpia possiamo spiegare loro cosa sta succedendo. Hanno capito e ora sono tranquilli”.

andrea mascolo dubai

Molti in Italia sono molto preoccupati. È una percezione diversa da quella che avete voi lì?
“Sì, direi di sì. Ho ricevuto una valanga di messaggi da amici e parenti dall’Italia che mi chiedevano se stavamo bene. Quando nei telegiornali senti dire che hanno colpito l’aeroporto, il porto o il Burj Al Arab sembra che stiano bombardando la città. In realtà spesso si tratta dei detriti dei missili intercettati”.

Si parla anche di molti video che circolano sui social.
“Ne ho visti tanti anche io su Instagram e secondo me alcuni sono proprio finti. Video con missili che entrano nei palazzi o cose simili. Qui non stanno volando aerei da guerra sulla città”.

C’è il timore che la situazione possa allargarsi ad altri Paesi della regione?
“Finora sembra più una risposta simbolica dell’Iran contro le basi americane nella zona. Il vero rischio sarebbe un’escalation con altri Paesi del Golfo. È quello che tutti sperano di evitare”.

Dalle autorità locali o dalla famiglia reale sono arrivate comunicazioni ufficiali alla popolazione?
“Ti dico la verità, questa è un po’ la particolarità di Dubai. Qui normalmente nei notiziari trovi quasi solo notizie positive: nuove strade, nuovi progetti, tutto funziona. Da una parte è bello perché vivi più sereno, dall’altra in una situazione come questa forse farebbe comodo avere qualche informazione in più. Magari c’è stata e non l’ho vista io, però tra i miei amici che vivono qui, italiani e non, nessuno ha ricevuto comunicazioni particolari oltre agli avvisi di sicurezza”.

Esistono indicazioni su dove ripararsi o su eventuali bunker in caso di emergenza?
“Onestamente non lo so, perché non se ne è mai parlato. Anche adesso che sta succedendo tutto questo, nessuno ci ha mai detto ‘in caso di emergenza dovete andare qui o lì’. Abbiamo amici anche al consolato e pure loro ci dicono semplicemente di stare tranquilli perché la situazione è sotto controllo. Ma indicazioni su rifugi o bunker, almeno per ora, non ne abbiamo ricevute”.

andrea mascolo dubai

Se la situazione dovesse peggiorare, avete piani per lasciare Dubai?
“Al momento no. L’aeroporto è chiuso e l’unica possibilità sarebbe che l’Italia organizzasse un’evacuazione. Alcuni turisti hanno guidato fino in Oman per prendere un volo da lì, ma ora anche l’Oman ha chiuso le frontiere”.

Tra i residenti si percepisce il rischio di una fuga?
“No, tra chi vive qui stabilmente non ho visto nessuno scappare. Probabilmente quella corsa verso l’Oman riguarda più i turisti che vogliono tornare a casa”.

Lei vive a Dubai da vent’anni. Aveva mai visto qualcosa di simile?
“No, mai. In vent’anni non era mai successo niente del genere. Anche quando ci sono state tensioni nella regione, o guerre nei Paesi vicini, qui non avevamo mai sentito nulla”.

Quindi oggi qual è il sentimento prevalente?
“Direi che c’è attenzione ma non panico. Si spera semplicemente che non ci sia un’escalation e che tutto si fermi qui”.