Dal penale al civile
|Fuggì da una comunità per minori e venne ucciso: la nonna chiede i danni per la mancata sorveglianza
Citata in giudizio la cooperativa che gestisce la struttura di accoglienza Il Piccolo Principe a Limosano da cui Christopher Thomas Luciani si allontanò trovando la morte a Pescara per mano di due adolescenti come lui già condannati per il brutale omicidio.
Quando il sedicenne Christopher Thomas Luciani si allontanò dalla comunità-alloggio per minori di cui era ospite, non aveva idea che avrebbe trovato la morte.
Quel viaggio che da Limosano lo ha portato a Pescara, dove due minorenni lo hanno accoltellato, secondo la nonna, Olga Cipriani, non si sarebbe mai dovuto svolgere. E questo perché gli operatori della comunità Il piccolo principe (gestita dalla cooperativa sociale omonima) avrebbero dovuto sorvegliare sul ragazzo.
E’ con questa tesi che gli avvocati Giacomo Marganella e Cecilia Ventura, difensori della signora Cipriani, ha citato in giudizio la società cooperativa per chiedere un corposo risarcimento danni per una morte che, secondo loro, poteva essere evitata.
Dopo le condanne inflitte da Tribunale per i minori de L’Aquila, la battaglia per chiedere giustizia per Crox, come veniva chiamato Christopher, si sposta nelle aule civili. E coinvolge anche gli altri minorenni del gruppo che organizzò la ‘spedizione’ andata ben oltre la punizione esemplare.
Il 16enne è stato colpito a morte in un parco pubblico di Pescara con oltre 20 coltellate il 23 giugno del 2024. A ucciderlo due ragazzi, minorenni come lui, per la mancata consegna di qualche grammo di hashish il cui acquisto era stato anticipato da uno dei due giovanissimi assassini.
Christopher si trovava nella città adriatica dopo essersi allontanato venerdì 21 giugno dal Molise: aveva un permesso per uscire dalla comunità e seguire un corso di formazione, ma non è mai più tornato a Limosano. Il corpo senza vita, massacrato, è stato ritrovato domenica 23 giugno nel parco Baden Powell.


