Ritmo, Contrasti, Vita Lenta: 25 foto raccontano il lago di Guardialfiera che si ritira e cambia volto
C’è un lago che arretra, si trasforma e in alcuni punti diventa quasi irriconoscibile. È il Lago di Guardialfiera vreato dalla diga del Liscione, e nelle immagini del fotografo Michele Laezza quel cambiamento prende forma in paesaggi sospesi tra acqua e terra, tra natura e segni sempre più evidenti della siccità. Con “Cronache di un lago”, inaugurata sabato 21 marzo, Guardialfiera diventa il luogo in cui questo processo viene fissato in 25 fotografie che raccontano bellezza e fragilità dello stesso scenario.
All’apertura della mostra, ospitata negli spazi del Bed&Breakfast Belvedere 2, si è registrato un buon afflusso di pubblico. L’esposizione resterà visitabile fino al 19 aprile, dal venerdì alla domenica, dalle 15 alle 18, proponendo un percorso che attraversa stagioni, luci e condizioni diverse dello stesso luogo.
Il filo conduttore è il lago, osservato da prospettive inusuali e spesso sorprendenti. Le fotografie, molte delle quali realizzate con il drone, giocano sull’ambiguità visiva e sulla composizione, fino a rendere il paesaggio quasi irriconoscibile. “Sono tutte fotografie particolari, scattate da angolazioni molto particolari, molte fatte col drone, in modo da confondere l’ambiente. In alcune foto non si riconosce che questo è il lago di Guardialfiera”, spiega Laezza.
Alcuni scatti colpiscono per la loro forza evocativa. Tra questi, l’immagine di una volpe che attraversa la terra arida emersa con il ritirarsi dell’acqua restituisce un paesaggio sospeso, quasi desertico, che richiama scenari cinematografici e rende evidente il cambiamento del lago. In altri casi, il Liscione si trasforma in superficie riflettente, con il cielo notturno che si specchia nell’acqua, oppure in geometrie naturali, come nella fotografia “Ritmo”, dove una strada divide il bosco in due campiture cromatiche nette, tra giallo e verde.
O ancora “Contrasti”, dove gli elementi dell’immagine si oppongono e si bilanciano, generando una tensione visiva che restituisce un’atmosfera sospesa e quasi irreale. Non mancano immagini in cui il lago dialoga con le infrastrutture, come i viadotti della diga, diventando elemento di connessione tra natura e presenza umana.
Le fotografie sono state stampate su carta opaca per accentuare l’effetto pittorico e rafforzare l’impressione di immagini sospese tra documento e interpretazione artistica. “Ho cercato di fare molte foto minimaliste, astratte, per dare quel tocco particolare”, aggiunge l’autore.

Per Laezza, trentenne originario di Guardialfiera, il lago non è soltanto un soggetto fotografico, ma un luogo personale, legato alla sua crescita e alla nascita della sua passione per la fotografia naturalistica. “Nella mia prima mostra ho voluto rappresentare il lago di Guardialfiera, perché è qui che sono cresciuto ed è qui che mi sono appassionato alla fotografia”. Un rapporto che si riflette anche nella dimensione più intima del suo lavoro: “Quando vado al lago a fotografare, a fare una passeggiata, mi sento in pace con me stesso. La mia mente si libera da tutti i pensieri”.
Accanto alla dimensione contemplativa emerge anche quella più concreta. Negli ultimi anni il lago ha subito cambiamenti evidenti, legati sia alle condizioni climatiche sia alle trasformazioni del fondale. “Il lago in questi anni è cambiato in maniera drastica, perché il cambiamento climatico, il fatto che sono arrivati i detriti, c’è stato un alzamento del fondale, quindi è cambiato completamente il suo paesaggio. Abbiamo visto dei paesaggi molto particolari, quasi desertici in periodo estivo”.
In questo senso, “Cronache di un lago” diventa anche un racconto visivo di un ecosistema che si modifica e di un territorio che continua a ridefinire la propria immagine. Tra le fotografie esposte c’è anche “Vita lenta”, che restituisce una dimensione quotidiana e silenziosa del lago, vissuto da chi lo frequenta per trovare equilibrio e tranquillità dopo il lavoro.
“Il lago è un posto dove puoi trovare pace, puoi fare una passeggiata naturalistica, rilassarti, uscire fuori dal caos cittadino. È un po’ l’identità di Guardialfiera”, conclude Laezza.





