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Ex Rosary, dopo anni di stallo il cantiere riparte con un palazzo residenziale al posto dell’hotel. “Entro il 2028 sarà ultimato”

I mezzi tornano dopo anni di stallo sul lungomare di Termoli: si riparte con i lavori che entro 2 anni e mezzo porteranno a un edificio residenziale firmato CRM e Studio Gammieri. “Privilegiata l’estetica e la bellezza in uno dei punti cruciali della città, non la volumetria”, dice Paolo De Matteis Larivera.

Per anni e anni è stato un vuoto difficile da ignorare. Un cantiere fermo, un’area transennata, un ‘buco’ proprio all’inizio del lungomare nord. Chi attraversa quotidianamente viale Cristoforo Colombo lo conosce bene: quel vuoto urbano all’angolo con via Mario Milano, proprio dove fino al 2012 sorgeva lo storico hotel Rosary, è diventato nel tempo una delle immagini più evidenti delle incompiute di Termoli.

Adesso le cose sono cambiate davvero, come dimostrano i mezzi che in questi ultimi giorni sono tornati al lavoro per una bonifica che prelude alla costruzione dell’edificio firmato C.R.M., acronimo che sta per Costruttori Riuniti Molisani. Dopo anni di stallo, i lavori sono ripartiti e il progetto ha trovato una nuova direzione. Non sarà più un albergo a 5 stelle, come previsto in origine, ma un edificio completamente residenziale di alta qualità, con sei piani fuori terra, un piano interrato, cinquantuno appartamenti di diverse metrature – tutti dotati di ampie terrazze affacciate sul mare – e un’autorimessa da 24 posti auto al servizio dei proprietari.

“Due scale indipendenti, entrambe servite da ascensore, e standard elevati in termini di efficienza energetica, comfort e funzionalità completano un intervento che punta a ridefinire uno degli affacci più sensibili della città” si legge nella scheda di presentazione dello Studio Gammieri, che ha curato la progettazione e che seguirà anche la direzione dei lavori e la personalizzazione degli appartamenti, già in vendita sulla carta. I lavori sono affidati alla Costruttori Riuniti Molisani Srl (C.R.M.), società guidata da Paolo De Matteis Larivera, che rivendica con chiarezza il cambio di impostazione maturato negli ultimi anni.

ex Rosary

“Il progetto si era arenato per due motivi fondamentali – spiega –. Eravamo partiti con un albergo perché la destinazione urbanistica era quella, ma il mercato locale, considerando il target molto specifico di un cinque stelle nel centro di Termoli, non ha dato le risposte attese. Due diverse perizie ci hanno portato a una conclusione chiara: era più sostenibile e coerente orientarsi verso una destinazione residenziale, ma di alta qualità”.

Una scelta che si inserisce in un contesto economico profondamente cambiato rispetto agli anni in cui il progetto era stato concepito (qui un articolo di Primonumero del 2022). “Dopo il 2020 – prosegue – la crisi legata al Covid ha bloccato molte iniziative. Poi è arrivato il superbonus 110%, che ha avuto effetti distorsivi molto forti: aumento esponenziale dei costi delle materie prime, difficoltà a reperire imprese e maestranze, tutte assorbite da quel mercato. Oggi la situazione è più stabile, c’è maggiore disponibilità e si può tornare a programmare”.

La ripartenza, però, è accompagnata da una scelta imprenditoriale precisa: ridurre al minimo le incertezze. “Ci siamo assunti il rischio di impresa – sottolinea Larivera – blindando i contratti a determinati importi per evitare che nuove fluttuazioni possano rallentare o compromettere il cantiere. I lavori saranno completati entro due anni e mezzo, anche se dovremo fare i conti con le ordinanze comunali che fermano i cantieri nei mesi di luglio e agosto per legittime ragioni turistiche”.

Oltre agli aspetti tecnici ed economici, il progetto dell’ex Rosary riporta al centro una questione più ampia, che riguarda il modo in cui Termoli è cresciuta negli ultimi decenni. Il punto in cui si interviene non è neutro: è uno degli snodi più visibili e simbolici del lungomare, dove il rapporto tra costruito e paesaggio si gioca in maniera diretta.

“Quello è un punto cruciale e strategico della città – osserva ancora Paolo Larivera – e non si può prescindere da un’architettura di qualità. Sarebbe stato un errore imperdonabile lasciare un’impronta negativa, sia dal punto di vista ambientale sia sotto il profilo della responsabilità civica”.

Il progetto, pur modificando la destinazione d’uso, mantiene infatti l’impianto architettonico originario, con una forte impronta contemporanea: facciate inclinate verso l’esterno, linee dinamiche, ampie superfici vetrate e terrazze progettate come naturale estensione degli spazi interni. Una scelta che, nelle intenzioni, punta a coniugare estetica e funzionalità, senza forzare la volumetria.

“Negli anni – aggiunge Larivera, che è anche presidente della Fondazione Macte e il cui sguardo non può prescindere anche dall’estetica dell’architettura – a Termoli si è spesso costruito massimizzando i volumi. Noi abbiamo fatto una scelta diversa: non spingere sulla capacità edificatoria a scapito della qualità. Il palazzo è rimasto sostanzialmente quello pensato all’inizio proprio perché garantisce equilibrio, luce e affacci. Non volevamo realizzare l’ennesimo edificio saturo, ma un intervento che avesse un senso anche dal punto di vista urbano”.

È una presa di posizione che si inserisce in una riflessione sulla città, sospesa da tempo tra la valorizzazione del proprio patrimonio paesaggistico e una crescita edilizia spesso selvaggia e del tutto indifferente al senso del bello. Termoli ha costruito negli anni la sua identità su un equilibrio fragile, barcamenandosi alla meno peggio tra bellezza naturale e trasformazioni urbane disordinate, come stanno a dimostrare le grandi lottizzazioni che dalla periferia accerchiano il centro cittadino. Il lungomare nord, in particolare, è uno dei luoghi in cui questa tensione è più evidente: scorci di grande valore si alternano a interventi che non sempre dialogano con il contesto. E il Grattacielo del lungomare nord, costruito sotto l’ex sindaco di Termoli Girolamo La Penna negli anni Settanta, ormai icona (in negativo) di una urbanistica che ha massacrato il paesaggio, ne è la prova regina.

La vicenda dell’ex Rosar, in questo senso, vuole percorrere una strada diametralmente opposta, e cerca il riscatto dalla lunga attesa che ha consegnato un buco alla cittadinanza con una costruzione che promette di essere perfettamente integrata con il mare e la vocazione turistica dell’area in cui sorge. La demolizione dell’albergo, avvenuta ormai 14 anni fa, aveva aperto una fase di attesa che si è protratta ben oltre il previsto. Il tentativo di ricostruzione avviato nel 2018 con il progetto dell’hotel non ha mai trovato compimento, lasciando per anni un vuoto fisico e simbolico nel tessuto urbano. Un’assenza che ha finito per incidere non solo sul paesaggio, ma anche sulla percezione complessiva di quella parte di città.

C’era una volta l’hotel RosaryC’era una volta l’hotel RosaryAddio all’hotel Rosary: via alla demolizioneAddio all’hotel Rosary: via alla demolizioneAddio all’hotel Rosary: via alla demolizione

ALCUNE IMMAGINI ORMAI STORICHE DELLA DEMOLIZIONE DELL’EX ROSARY NEL 2012

Oggi, con la ripresa dei lavori e il cambio di destinazione, si apre una nuova fase. Non si tratta soltanto di completare un intervento rimasto incompiuto, ma di ridefinire il ruolo di uno spazio strategico, restituendolo alla città con una funzione diversa e con un’ambizione dichiarata: quella di alzare il livello della qualità architettonica.

Anche per questo il progetto dialoga, almeno idealmente, con le più recenti riflessioni sul futuro urbano di Termoli, a partire dal Piano Città e dai percorsi di rigenerazione che coinvolgono il waterfront e alcuni immobili pubblici. In questo quadro, interventi privati come quello dell’ex Rosary possono contribuire – se coerenti – a costruire un’immagine più consapevole e contemporanea della città.

Il risultato finale dirà se questa ambizione sarà stata raggiunta. Intanto, dopo anni di immobilità, il cantiere è tornato a essere un luogo di lavoro e non più un segno di abbandono. E in una città che negli ultimi anni ha spesso dovuto fare i conti con spazi sospesi e progetti incompiuti, già questo rappresenta un cambio di passo.

Il resto lo stabilirà il tempo, lo sguardo dei cittadini e la capacità di questo nuovo edificio di inserirsi davvero nel paesaggio che lo circonda. In un punto dove, più che altrove, ogni scelta pesa.