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Via dei Lecci, dai capannoni abbattuti a una palazzina residenziale. Ma c’è un ricorso per costruire un grattacielo di 17 piani

Dopo l’abbattimento parziale di capannoni industriali dismessi, nell’area artigianale di Termoli prende forma una palazzina residenziale di tre piani. Ma sul progetto pende un ricorso al TAR che potrebbe riaprire la strada a un edificio alto 17 piani, cambiando radicalmente il destino urbanistico della zona.

In via dei Lecci, nel cuore dell’area artigianale di Termoli, si lavora oggi alla realizzazione di una palazzina residenziale di tre piani. È un cantiere che passa quasi inosservato, schiacciato tra due presenze ingombranti e irrisolte: da un lato l’ex hotel Rosa dei Venti, abbandonato da anni senza che la proprietà abbia manifestato l’intenzione di intervenire; dall’altro gli ex capannoni industriali dismessi, veri e propri fantasmi urbani che raccontano una stagione produttiva finita da decenni.

Cantiere via dei lecciCantiere via dei lecciCantiere via dei lecci

Proprio lì più di qualcosa si muove. Una parte di quei capannoni – sei campate in totale – è stata parzialmente abbattuta lo scorso inverno. Due campate sono scomparse, liberando lo spazio su cui oggi si innesta il nuovo edificio residenziale, attualmente fermo alla fase delle fondamenta e dove lavorano operai attorno a una gru altissima. Il resto delle strutture è ancora in piedi, chiuso, inutilizzato, segnato dal tempo e dall’abbandono.

Il progetto oggi in esecuzione non è però quello originariamente immaginato. Inizialmente, infatti, sull’area era previsto un grattacielo di 17 piani, un intervento di forte impatto che avrebbe cambiato in modo radicale il profilo della zona. Su quel progetto è intervenuta la Soprintendenza, che ha espresso parere contrario, ridimensionando l’intervento a una palazzina di soli tre livelli. Una decisione che ha inciso profondamente sull’assetto dell’operazione e che è oggetto di ricorso al TAR.

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La vicenda, perciò, non è ancora definitivamente chiusa. In via teorica – e qui il condizionale è d’obbligo – qualora il giudice amministrativo dovesse dare ragione al ricorrente, cioè all’impresa Prometeo, si potrebbe riaprire la strada alla realizzazione dell’edificio alto 17 piani, un’altezza paragonabile a quella del grattacielo più alto del complesso IL Faro, su via Corsica, per il quale esiste un permesso a costruire che allo stato attuale resta sulla carta. Solo uno dei tre grattacieli di via Corsica infatti è stato realizzato, ed è quello mediano con i suoi 13 piani.

In via dei Lecci per ora si sono gettate le basi per una palazzina bassa, inserita in un contesto che resta profondamente contraddittorio.  L’area in cui sorge il cantiere è infatti una delle più emblematiche di Termoli. Formalmente artigianale, nei fatti sempre più ibrida: commercio, servizi e residenziale convivono senza una vera regia complessiva. Via Corsica è uno dei poli commerciali più frequentati della città, ma alle sue spalle si aprono vuoti urbani irrisolti ed edifici dismessi.

Il faro grattacielo sud

I capannoni oggi in parte demoliti hanno una storia lunga. In origine ospitavano un deposito per la lavorazione della bentonite, materiale isolante trasportato dalla cava di Santa Croce di Magliano e utilizzato per la coibentazione dei forni. L’attività era riconducibile all’imprenditore Rocco Crema e ai suoi figli, titolari anche della Fornace di Termoli, di cui quegli edifici condividono la stessa architettura industriale. Con il tempo, la bentonite è stata messa al bando perché classificata come materiale inquinante; l’attività è cessata e l’area è entrata in una lunga fase di declino.

Fino al 2010 circa, i capannoni contenevano anche eternit, poi rimosso con un intervento di bonifica. Da allora, solo una piccola porzione è stata riutilizzata come deposito e magazzino di bevande; tutto il resto è rimasto chiuso, inutilizzato, degradato. Un frammento di passato industriale che non ha mai trovato una vera riconversione.

La Fornace che fu

Oggi, attorno al nuovo edificio residenziale, si muove anche un altro scenario, ancora tutto da verificare. Sarebbero in corso interlocuzioni informali tra l’impresa che sta realizzando la palazzina e i proprietari di una parte del lotto su cui insistono i capannoni superstiti, con l’ipotesi di futuri interventi residenziali all’interno dell’area. Nulla di definito, nessun progetto depositato, ma il segnale di una pressione immobiliare che continua a spingere, anche in contesti fragili e incompiuti. Perchè a Termoli si continua a costruire, anche dove il paesaggio urbano è segnato da abbandono e vuoti. D’altronde, a differenza di quanto accade nel resto della regione e in gran parte d’Italia, la domanda abitativa resta alta e i prezzi sono elevati, in netta controtendenza.