Ufficio nel corridoio del Comune: il consigliere Di Stefano denuncia mancanza di privacy
Il consigliere comunale di minoranza documenta con una foto una postazione improvvisata lungo un corridoio del Municipio, dove i cittadini discuterebbero di bollette e pratiche personali senza riservatezza. “Situazione inaccettabile nel 2026, serve un intervento immediato”.
Lungo un corridoio del Municipio, tra sedie accostate al muro e persone in attesa, un tavolo improvvisato dove cittadini e operatori discutono di bollette e situazioni personali, senza una stanza dedicata né un minimo di riservatezza. È la scena documentata in una foto scattata ieri, 17 febbraio 2026, nel Comune di Campomarino e rilanciata dal consigliere comunale di minoranza Fausto Di Stefano, che parla di “condizioni inaccettabili”.
Secondo quanto denunciato dall’esponente dell’opposizione, gli utenti sarebbero costretti a confrontarsi con gli uffici “al freddo, in mezzo al passaggio continuo di persone”, affrontando questioni delicate – come utenze e pagamenti – in un contesto che non garantisce la privacy. “Nel 2025, nell’era in cui tutto può essere online, in cui si parla continuamente di digitalizzazione e tutela dei dati personali, non possiamo accettare condizioni di questo tipo”, scrive Di Stefano in un post social.
Nella foto si vede un tavolo sistemato nel corridoio, con alcune persone sedute e altre in piedi, mentre lungo le pareti si intravedono cittadini in attesa. Un’immagine che, secondo il consigliere, “parla chiaramente” e che pone un tema non solo organizzativo ma di rispetto verso l’utenza. “Le persone hanno diritto alla riservatezza e a un servizio dignitoso”, sottolinea, chiedendo un intervento immediato per ripristinare “ambienti idonei e la privacy necessaria a chi si rivolge agli uffici per questioni delicate”.
Di Stefano chiama in causa anche il Segretario comunale, ritenendo che non dovrebbe essere consentita una situazione del genere e ricordando come il corretto funzionamento degli uffici e il rispetto delle regole siano responsabilità precise dell’ente.
La vicenda riaccende il dibattito sulla qualità dei servizi pubblici locali e sull’organizzazione degli sportelli comunali, in un momento in cui – anche a livello nazionale – si insiste su digitalizzazione, semplificazione e tutela dei dati personali.


