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Tagli alle guardie mediche e distanza dalle cure allungata. Sindaci in rivolta: “Non è una riforma, è l’abbandono delle aree interne”

Il decreto commissariale ridisegna la continuità assistenziale in Molise: da 44 sedi di guardia medica a 16 poli principali, con presidi ridotti a 12 ore e interi territori agganciati a centri distanti. Sindaci in rivolta contro una riorganizzazione che concentra i servizi, penalizza le aree interne e rischia di scaricare il peso su 118 e Pronto soccorso.

Il taglio alle guardie mediche in Molise è l’ennesimo motivo di scontro tra territori e struttura commissariale. Il decreto del Commissario ad acta n. 9/2026 ridisegna infatti la rete della Continuità Assistenziale riducendo le sedi da 44 a 16, una scelta che alcuni sindaci definiscono senza mezzi termini uno smantellamento della sanità di prossimità, con effetti particolarmente gravi per le aree interne e montane.

Una decisione assunta senza il coinvolgimento reale degli amministratori locali, nonostante le osservazioni formali presentate dalla Conferenza dei sindaci al Piano operativo 2025–2027, mai approvato. Ancora una volta, denunciano i primi cittadini, i territori sono stati ignorati.

guardie mediche riforma

La mappa della riorganizzazione
A rendere evidente l’impatto del provvedimento è la mappa allegata al decreto commissariale. Il Molise viene suddiviso in bacini agganciati a pochi poli centrali: le Case della Comunità attive 16 ore al giorno (CdC h16), individuate come nuovi fulcri della continuità assistenziale, e le sedi di Continuità Assistenziale ridotte a 12 ore (CA h12), che rappresentano una versione depotenziata della guardia medica tradizionale. Le linee tracciate sulla carta collegano interi comprensori a questi poli anche quando si trovano a decine di chilometri di distanza. Il criterio dei “30 minuti di percorrenza” su cui si fonda la riorganizzazione si basa su una viabilità teorica, ma non tiene conto delle condizioni reali delle aree interne: strade provinciali fragili, neve nei mesi invernali, popolazione anziana e cittadini privi di mezzi propri. In questo schema molti comuni, come Casacalenda, non sono più considerati presidi sanitari ma semplici territori “serviti a distanza”. Una scelta che concentra i servizi nei centri maggiori e rischia di spostare il carico sull’emergenza, sul 118 e sui Pronto soccorso di Campobasso e Isernia, già in sofferenza.

Sabrina Lallitto Dibattito sull'acqua

Casacalenda “cancellata dalle mappe”
Tra le prese di posizione più nette c’è quella della sindaca di Casacalenda, Sabrina Lallitto, che parla apertamente di abbandono pianificato. «Casacalenda, sede di guardia medica da sempre, improvvisamente non esiste più. È stata cancellata con un tratto di penna», denuncia.

Dal 1° aprile 2026 la sede entrerebbe in una sorta di limbo organizzativo: incarichi trimestrali precari, massimo 24 ore settimanali, assenza delle indennità previste per le sedi “premiate” e una clausola che prevede la chiusura automatica se non si raggiunge l’80% di copertura dei turni. «Ci hanno messo nelle condizioni di fallire per poter dire che il servizio non funziona», accusa Lallitto, contestando anche l’uso di parametri standardizzati che ignorano la realtà dei territori interni.

Nel mirino anche il ruolo delle Conferenze dei sindaci, definite svuotate di efficacia: «Organi consultivi senza alcun peso reale, mentre le decisioni vengono prese altrove».

Castrataro saia

Castrataro: “I territori sono stati ignorati”
La protesta non riguarda solo i piccoli comuni. Il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, rilancia l’allarme dopo la presa di posizione dei colleghi di Cerro al Volturno, Rocchetta al Volturno, Pescolanciano, Carovilli e Agnone. «Ancora una volta i territori sono stati ignorati – ha dichiarato – Ancora una volta si tagliano servizi essenziali quando potrebbero essere colpite altre voci di spesa. Su questa battaglia non arretreremo di un millimetro».

Per i sindaci il cuore del problema è un modello di riorganizzazione che riduce del 64% i presidi di continuità assistenziale e concentra i servizi nelle Case della Comunità, applicando criteri giudicati incompatibili con la realtà molisana: viabilità fragile, popolazione anziana, comuni isolati e distanze che, soprattutto di notte, possono diventare un ostacolo concreto all’accesso alle cure.

Il timore è che la riduzione delle guardie mediche finisca per alimentare lo spopolamento delle aree interne e aumentare la pressione sui servizi di emergenza. «Questa è una battaglia per i territori – ha ribadito Castrataro – e va portata avanti insieme». Una battaglia che non riguarda solo l’organizzazione sanitaria, ma il futuro stesso delle comunità interne del Molise.