13 quintali di rifiuti già pescati, il progetto termolese Sea Trace fa scuola e punta all’Europa
Al porto di Termoli partono le attività operative: i pescherecci recuperano già oltre 13 quintali quintali di rifiuti e la piattaforma digitale ne certifica la tracciabilità: “In un paio d’anni il mare sarà ripulito”
Il progetto pilota Sea Trace entra nella fase operativa al porto di Termoli e i primi risultati confermano l’efficacia del sistema: oltre 13 quintali di rifiuti già pescati e pronti a essere catalogati e riciclati. Un avvio concreto che segna il passaggio dalla teoria alla pratica della legge Salvamare.
La dimostrazione si è svolta nella mattinata di oggi, venerdì 20 febbraio, sotto un sole quasi primaverile, con il coinvolgimento dei pescherecci Papà Ernesto, Nuovo Trenta Carrini e Miante. Presenti anche rappresentanti dell’Autorità di sistema portuale e della Guardia di finanza. Sul mezzo Dolphin si sono alternati gli studenti del Convitto nazionale Mario Pagano di Campobasso, ai quali è stata illustrata l’attività di recupero e tracciamento dei rifiuti.
Il cuore dell’innovazione è la piattaforma digitale che consente di seguire l’intero percorso dei materiali raccolti in mare. “È una bellissima esperienza quella che parte da Termoli e che si estenderà in tutta Italia – ha spiegato Riccardo Parrini, Ceo di Nest Company –. La piattaforma SeaTrace è il passaporto digitale del rifiuto marino. Quindi riusciamo a sapere dove è stato pescato questo rifiuto”.
Parrini ha sottolineato come il sistema sia destinato a crescere: “Termoli rappresenta in assoluto una best practice a livello nazionale. L’obiettivo è estendere questo servizio a tutta Italia e anche ad altri comparti della legge Salvamare, ad esempio ai rifiuti pescati nei fiumi oppure raccolti volontariamente sulle spiagge”.
Il “passaporto digitale” garantisce la tracciabilità completa grazie alla blockchain. “È in tutto e per tutto una carta di identità del rifiuto – ha aggiunto –: viene identificato con le sue caratteristiche, da chi viene pescato, dove viene pescato e come viene trasformato. La blockchain funziona da notaio digitale e dà sicurezza alla filiera”. Ad occuparsi del riciclo sarà poi un’altra azienda molisana, la Res di Antonio Lucio Valerio.
Sull’impatto ambientale, Parrini ha evidenziato che i materiali recuperati possono trovarsi in mare da molti anni. “Quello che potremmo dire – ha spiegato – è che ad ogni ritorno di ogni barca il quantitativo di materiale è rilevante. Speriamo che nei prossimi mesi diminuisca: significherebbe che le attività di bonifica sono efficaci”. I dati raccolti serviranno anche alla ricerca scientifica per individuare le aree più inquinate.

Per Domenico Guidotti, ceo di Innovation Sea, la giornata segna un passaggio operativo importante. “Oggi c’è un’altra raccolta importante dopo quella iniziata due settimane fa”. Guidotti ha ribadito che “il vero cuore è proprio la tracciatura del rifiuto, che è l’unico mezzo esecutivo della Salvamare. Questa blockchain è brevettata a livello nazionale e stiamo cercando di portarla anche a livello europeo”. A fine mattina il primo risultato: 1321 kg di rifiuti riportati in superficie.
Particolarmente significativa la partecipazione delle scuole. “Oggi i ragazzi sono sul mezzo Dolphin e vedranno come viene svolta la vera attività – ha detto Guidotti –. Se non parliamo ai giovani abbiamo una scuola a metà”.
Dal mondo della pesca arriva un riscontro positivo. “Siamo felici di partecipare – ha affermato Angelo Ardò, armatore del Miante –. Andando avanti così in un paio d’anni il mare sarà ripulito e speriamo di trovare più pesce”. Quanto alla tipologia dei rifiuti, “troviamo di tutto: plastica, legno, reti delle cozze. C’è bisogno di questo intervento”. Ardò ha precisato che “la maggior parte è roba di fiume che arriva in mare, non materiale buttato dai pescherecci”, ribadendo che “il mare per noi è tutto e bisogna salvaguardarlo”.

Entusiasta anche il mondo della scuola. “È fondamentale che i ragazzi conoscano queste attività e sappiano come funzionano – ha dichiarato Rossella Gianfagna, rettore del Convitto Mario Pagano –. Per noi è ancora più affascinante collegare tutto questo al programma di scienze. I ragazzi hanno oggi una grande opportunità”.
L’iniziativa Sea Trace rappresenta uno dei primi esempi in Europa di applicazione industriale della blockchain ai rifiuti accidentalmente pescati. L’obiettivo è rendere pienamente operativa la legge Salvamare, consentendo ai pescatori di conferire a terra i materiali recuperati e accedere agli incentivi previsti.
I primi numeri registrati a Termoli da Sea Trace indicano una presenza significativa di rifiuti sui fondali, ma anche una risposta immediata della filiera della pesca e del sistema tecnologico messo in campo. Un banco di prova che, nelle intenzioni dei promotori, potrebbe trasformare il modello termolese in riferimento nazionale per il monitoraggio e la pulizia del mare.






