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E’ partito il progetto SPES: cinema sociale, laboratori e sportello psicologico per 154 ragazzi

Presentata presso il Comune di Termoli l’iniziativa contro la povertà eduvcativa finanziata dal PNRR che coinvolge tre istituti tra Termoli e Campomarino. Tra laboratori di produzione cinematografica, mindfulness e sportelli di supporto psicologico, l’obiettivo è contrastare il disagio giovanile e scoprire nuovi talenti creativi: già superato il target delle adesioni.

La sala consiliare del Comune questa mattina si è riempita di parole che parlano di fragilità, ma anche di possibilità. Povertà educativa, disagio psicologico, dipendenze digitali. E poi creatività, cinema, mindfulness, comunità educante.

È stato presentato il progetto S.P.E.S. – Servizi di contrasto della povertà educativa nella scuola, finanziato dal PNRR nell’ambito della Missione 5 “Inclusione e Coesione”, promosso dalla cooperativa sociale Kairos insieme all’associazione cinematografica Lilly e a tre istituti del territorio: l’Istituto comprensivo Bernacchia-Schweitzer, l’Omnicomprensivo di Campomarino e l’Istituto comprensivo Achille Pace – Giovanni Paolo II. Ad aprire l’incontro, portando il sostegno dell’Amministrazione comunale di Termoli in qualità di partner istituzionale, è stato Annibale Ciarniello.

A introdurre l’incontro è stato il presidente di Kairos, Nicola Malorni, che ha subito evidenziato un dato concreto: «Avevamo previsto di coinvolgere 115 ragazzi. Siamo arrivati a 154. Questo significa che le scuole hanno creduto nella proposta e hanno lavorato con noi per far arrivare il messaggio».

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Il progetto è rivolto alla fascia 11-17 anni e integra più strumenti: sportello psicologico in presenza, incontri per genitori, laboratori esperienziali, attività outdoor e percorsi di cinema sociale. Un investimento sulla comunità sostenuto da un finanziamento di 250mila euro, che prevede attività fino a settembre 2026, con l’intenzione già dichiarata dai partner di richiedere una proroga di ulteriori 12 mesi.

Malorni ha insistito su un punto: la centralità della relazione diretta. «Apprezziamo che oggi si parli di sportelli psicologici online nelle scuole, è un segnale di sensibilità istituzionale ed è una novità che abbiamo introdotto anche in questo progetto per facilitare l’accesso ai ragazzi. Ma io resto convinto che la relazione vis-à-vis, il guardarsi negli occhi, sia insostituibile. I ragazzi devono poter incontrare psicologi in carne ed ossa, dentro la scuola, come parte di una comunità educante che coinvolge anche le famiglie».

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La parola “comunità” è tornata più volte durante la mattinata. Perché il progetto non si limita al sostegno individuale, ma punta a creare contesti di apprendimento attivo. «Non vogliamo solo parlare di disagio – ha spiegato – vogliamo offrire alternative concrete, esperienze che rimettano al centro il corpo, le emozioni, la creatività».

Tra queste, il laboratorio di cinema sociale è la parte più attrattiva. A raccontarlo è stato Simone D’Angelo, erefernte dell’associazionedi promozione sociale Lilly ETS, che da anni collabora con Kairos.

«Ogni volta che entriamo in una scuola – ha detto – scopriamo qualcosa che forse la società non riconosce abbastanza: i ragazzi hanno una potenzialità enorme. A volte non diamo loro neppure l’occasione di esprimerla».

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Il laboratorio segue tutte le fasi della produzione: «Partiamo dalla preproduzione, dall’idea. Lavoriamo su tavoli creativi, ma non forzati. Stimoliamo i ragazzi anche attraverso momenti di meditazione. Loro elaborano le tematiche, propongono delle logline, scegliamo insieme il soggetto, costruiamo la sceneggiatura».

Non solo recitazione. «Coinvolgiamo i ragazzi come maestranze: direttore della fotografia, operatore di macchina, fonico, costumista e scenografo. È lì che a volte scopriamo talenti nascosti».

D’Angelo ha ricordato un episodio accaduto in Molise: «A Guglionesi abbiamo fatto un laboratorio e abbiamo scoperto una ragazza con un talento straordinario per il trucco cinematografico. Oggi è in accademia. È anche orientamento, questo».

E ancora: «Una ragazza africana, con difficoltà in italiano, è stata scelta come protagonista di un cortometraggio. Le ho detto: se vuoi fare l’attrice in Italia, devi imparare bene l’italiano. Dopo tre settimane ha preso otto. Il cinema può essere uno strumento potentissimo di motivazione».

Accanto alla dimensione creativa, c’è quella psicologica. Il progetto prevede sportelli di ascolto in presenza, incontri per genitori e attività di mindfulness e yoga. «Crediamo molto nella mindfulness – ha spiegato Malorni – perché aiuta i ragazzi a gestire le emozioni e a sviluppare autoregolazione. Proponiamo anche attività pomeridiane, soprattutto nel periodo primaverile, che puntano proprio al recupero del rapporto con il corpo e con l’emotività. Oggi sono iperstimolati sul piano cognitivo, sempre davanti a uno schermo. Dobbiamo riportarli anche verso le aree limbiche, verso la respirazione, la percezione sensoriale».

Il passaggio più forte è stato però quello dedicato alle dipendenze digitali e ai casi di isolamento. «In Molise – ha detto Malorni – esistono casi di ritiro sociale gravi. Ragazzi che arrivano davanti alla scuola e non riescono a entrare per l’ansia. Ragazzi che vanno a dormire alle due o alle tre di notte perché passano ore davanti agli smartphone. Con disturbi del sonno e assenza di vigilanza genitoriale».

Parole nette: «Stiamo parlando di situazioni che diventano forme di incuria. È una piaga che sta compromettendo la salute neurofisiologica dei nostri giovani. Con questo progetto vogliamo aggredire anche questa problematica, sostituendo l’uso abnorme dello smartphone con attività corpo a corpo, ludiche, creative».

Positivo il riscontro delle scuole.

RosannaScrascia, dirigente del Bernacchia-Schweitzer, ha parlato di «proposte che arricchiscono l’offerta formativa» e di competenze non formali «assolutamente coerenti con ciò che la scuola deve oggi offrire». «La fragilità psicologica dei nostri alunni è un fenomeno importante – ha detto – e il supporto psicologico è indispensabile».

Guido Rampone, preside dell’IstitutoOmnicomprensivo di Campomarino, ha sottolineato l’aspetto pedagogico: «I ragazzi imparano scoprendo. Spesso non conoscono le loro potenzialità. Aiutarli a scoprirle è fondamentale perché possano intraprendere la vita con più consapevolezza. Quando il terzo settore interviene a sostegno dello stato sociale, si costruisce una comunità più forte».

Per Marina Crema, dirigente dell’Achille Pace – Giovanni Paolo II, il tema è più ampio: «Viviamo un momento di emergenza educativa. Parliamo di povertà educativa ma anche di povertà valoriale. I ragazzi cercano punti di riferimento in spazi dove possono sentirsi valorizzati. Questo progetto è un investimento sulla comunità».

«Non si tratta solo di didattica trasmissiva – ha aggiunto – ma di creare valore, etica, coinvolgimento. È un modo per dire ai nostri ragazzi che crediamo in loro».

L’incontro si è chiuso con un annuncio: nei prossimi mesi sarà avviata un’azione regionale di sensibilizzazione sulle dipendenze tecnologiche.