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Palazzo di vetro, viaggio esclusivo nel gigante abbandonato: “Qui i ragazzi rischiano davvero la vita”

Immagini esclusive dall’interno del palazzo di vetro di Termoli: tra ferri arrugginiti, scale senza protezioni e voragini nascoste, il cantiere fantasma di Difesa Grande è diventato una trappola aperta. I residenti raccontano ingressi continui di ragazzi e lanci di pannelli dal tetto. Intanto 585 firme chiedono al Comune una messa in sicurezza immediata: “Non vogliamo aspettare che qualcuno si faccia male”.

Il gigante di vetro e cemento è lì da trent’anni, immobile, come un ospite indesiderato che ha finito per farsi accettare dal paesaggio. Chi è cresciuto a Difesa Grande lo sa: quel palazzo non è solo un edificio mai finito, è una suggestione magnetica. Lo è stato per la mia generazione, quando da bambini ci intrufolavamo tra i suoi pilastri con il cuore in gola, spinti da quella voglia elettrica di disobbedire ai genitori che, puntualmente, ci proibivano di avvicinarci. Calamitati dal desiderio di scoprire cosa si nascondesse oltre quelle mura, alimentati dalle storie leggendarie che circolavano tra i banchi di scuola su quel cantiere fantasma. Oggi, quel ciclo di curiosità e degrado sembra non avere fine, ma il fascino della scoperta ha lasciato il posto a una realtà molto più cruda e molto più pericolosa.

Palazzo di vetro difesa grandePalazzo di vetro difesa grande

Quello che anni fa appariva come un’astronave futuristica pronta a decollare verso la modernità, è un ammasso di ruggine e detriti che minaccia l’incolumità di chiunque gli si avvicini. L’ultimo episodio, documentato dai residenti lo scorso gennaio, è un brivido freddo lungo la schiena: ragazzi sul tetto, senza alcuna protezione, pronti a sfidare il vuoto e a lanciare pannelli dalle finestre. Eppure, nel parlare con chi vive a Difesa Grande, la rassegnazione sembra più forte della paura. Una frase, amara e ricorrente: “Finché qualcuno non si fa male seriamente, non faranno nulla”.

Un cantiere senza futuro. La struttura non ha mai conosciuto la vita. È nata morta. Un cantiere quasi ultimato e mai consegnato alla collettività, che oggi presenta un conto salatissimo in termini di sicurezza. Ferri arrugginiti che spuntano come artigli dal cemento usurato, soffitti che sembrano piombarti addosso da un momento all’altro, macerie disseminate ovunque e quella scala a chiocciola, tanto affascinante quanto letale, che sale verso piani senza ringhiere, con uno sprofondo di decine di metri.

Palazzo di vetro difesa grandePalazzo di vetro difesa grandePalazzo di vetro difesa grande

L’idea che un ragazzino, un adolescente qualsiasi, spinto dalla voglia di curiosare e andare a vedere cosa c’è in alto, possa mettere un piede in fallo, scivolare, precipitare, fa gelare il sangue. Il palazzo di vetro è una sfida quotidiana alla prevenzione, perché anche se in teoria è recintato e quindi inaccessibile, è penetrabile fin troppo facilmente. Basta spostare la rete di metallo, rotta in più punti, per superare il limite tra il fascino della rovina e il rischio della vita. La natura, nel frattempo, ha fatto il suo corso: i rovi hanno inghiottito gli accessi, creando un labirinto di invisibilità dove l’incuria regna sovrana. Tra le sterpaglie si aprono voragini del cantiere lasciato a metà soprattutto nei piani inferiori, dove è più semplice accedere. Basterebbe un attimo di distrazione, una svista, per restare intrappolati in uno dei tanti sprofondi del fabbricato.

Palazzo di vetro difesa grandePalazzo di vetro difesa grandePalazzo di vetro difesa grande

La voce del quartiere non basta più. 585 firme per un segnale chiaro, la pazienza dei residenti è finita sul tavolo del sindaco Nico Balice. Sono 585 le firme raccolte e protocollate, un numero che dà sostanza politica a una protesta che dura da decenni. La petizione, che ha seguito l’iter previsto dallo Statuto comunale, chiede al Comune di Termoli di agire su due binari paralleli: in primis l’urgenza di un’ordinanza sindacale per la messa in sicurezza immediata oltre che verifiche tecniche e legali per impedire fisicamente l’accesso alla struttura e scongiurare tragedie.
In secondo luogo, il futuro: l’apertura di un confronto con la proprietà per superare lo stallo trentennale, ipotizzando anche partenariati pubblico-privati che trasformino questo “mostro” in uno spazio utile. Già nel 2008 la stampa locale definiva l’immobile “un pericolo pubblico”. Diciotto anni dopo, nulla è cambiato, se non l’aggravarsi del degrado strutturale.

Palazzo di vetro difesa grandePalazzo di vetro difesa grandePalazzo di vetro difesa grande

La proprietà è privata, è vero. Il Comune non ha alcun potere di intervento, ma può pretendere una messa in sicurezza vera, che non sia una rete così debole. “I ragazzi salgono su, entrano, li vediamo spesso” confermano gli abitanti delle villette di fronte e delle palazzine adiacenti al terreno sul quale sorge il mostro. Ma è evidente – come dimostrano queste immagini esclusive scattate all’interno, che qua siamo oltre l’estetica o il decoro urbano. Difesa Grande non chiede un “bel panorama”, chiede di smettere di temere per la sicurezza dei propri figli. “Abbiamo paura, certo, l’idea che uno dei nostri ragazzi possa entraci ci terrorizza” dice un genitore del quartiere, un quartiere che pretende rispetto e attenzione. “Chissà come è messo, quali possono essere i rischi che presenta” riflette a mezza voce. La risposta è in questo racconto, e soprattutto in queste fotografie. Una risposta molto più preoccupante delle ipotesi.