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23enne di Campodipietra trovato morto nel carcere di Ascoli, ci sarà l’autopsia

È stato trovato senza vita nella sua cella del carcere di Ascoli Piceno un ragazzo di 23 anni originario di Campodipietra. La scoperta è avvenuta nella mattinata di martedì 24 febbraio durante il consueto giro di controllo della polizia penitenziaria.

Il giovane, di nome Joshua, non ha risposto ai richiami degli agenti. A quel punto è intervenuto il preposto del reparto che, entrato nella cella al primo piano della sezione detenuti comuni, lo ha trovato esanime.

Immediato l’allarme. Sono intervenuti i sanitari in servizio nell’istituto e il personale del 118. I tentativi di rianimazione si sono protratti per diversi minuti ma non hanno avuto esito positivo. Il decesso è stato dichiarato per arresto cardiocircolatorio.

Per accertare con esattezza le cause della morte sarà disposta l’autopsia. Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe anche l’ingestione di più farmaci. Secondo le prime informazioni, il 23enne era detenuto per furto e avrebbe avuto in passato problemi legati alla tossicodipendenza.

Nel giugno del 2025, sempre nello stesso istituto penitenziario, il giovane era rimasto ferito durante una rissa e accoltellato. Trasferito in ospedale per le cure, era stato poi ricondotto in carcere e collocato in isolamento per motivi di sicurezza. Non si sarebbe trattato, per lui, della prima aggressione subita all’interno della struttura.

Quella di Joshua è l’ennesima morte avvenuta all’interno di un carcere italiano, in un sistema penitenziario che da tempo vive una condizione di emergenza strutturale. Il sovraffollamento cronico, la carenza di personale e le condizioni di detenzione spesso disumane rendono la situazione sempre più grave, riportando con forza al centro del dibattito pubblico il tema della tutela della salute e della dignità delle persone detenute.

Sui social è intervenuto il sindaco di Campodipietra, Giuseppe Riccitelli. “A nome di tutta la comunità di Campodipietra e dell’Amministrazione Comunale, desidero rivolgere un pensiero commosso alla memoria di Joshua. Joshua era un ragazzo che non meritava questo tragico epilogo. Meritava una possibilità di riscatto, un futuro diverso e quella serenità che la vita, troppo spesso, gli ha negato. Chi lo ha conosciuto ne ricorda la bontà d’animo e quella fame di vita che, a neanche 23 anni, dovrebbe essere un diritto inalienabile e non un rimpianto. La morte di un giovane in un luogo di privazione della libertà è una ferita che interroga le coscienze di tutti noi. Che il ricordo di Joshua continui a vivere attraverso l’affetto di chi lo ha amato, spingendoci a non dimenticare mai l’importanza dell’umanità e della speranza. Esprimo la mia più profonda vicinanza alla famiglia. Che la terra ti sia lieve, Joshua”.