Uccisa in Lussemburgo, in appello confermate le richieste di 30 anni: sentenza fra un mese
Quattro anni dopo l’omicidio di Sonia Di Pinto, la donna di Petacciato uccisa nell’aprile 2022 nel ristorante Vapiano al Kirchberg, la giustizia del Lussemburgo torna a pronunciarsi sul caso con il processo d’appello dei due uomini già condannati in primo grado. In questi giorni è in corso infatti il processo d’appello che vede presente in aula anche Antonietta Aniello, la mamma di Sonia.
Nel giugno 2025 i due uomini Abdou e Lamine erano stati condannati a 30 anni di reclusione dalla Corte d’assise del tribunale di Lussemburgo, di cui cinque con la condizionale, per omicidio e rapina. Ora entrambi hanno impugnato la sentenza davanti alla Corte d’appello, chiedendo una riduzione della pena o un aumento della parte sospesa. Il Pubblico ministero ha invece sollecitato la conferma delle pene inflitte in primo grado, lasciando alla Corte la valutazione sulla quota di sospensione.

In aula, alla presenza della madre della vittima, i due imputati hanno rinnovato le scuse. Le difese hanno sostenuto l’assenza di un’intenzione omicida, ribadendo che l’obiettivo sarebbe stato quello di sottrarre denaro e sottolineando la giovane età di uno degli imputati all’epoca dei fatti, oltre all’assenza di precedenti penali per entrambi. Una ricostruzione che non ha convinto l’accusa, secondo cui i due uomini erano pronti a tutto e la violenza esercitata fu del tutto sproporzionata.
La vicenda risale alla notte tra il 16 e il 17 aprile 2022. Secondo quanto ricostruito, i due sarebbero entrati nel locale con l’aiuto di un dipendente, un uomo di nome Edu, poi assolto in primo grado perché ritenuto non a conoscenza del piano criminale. Dopo essersi nascosti all’interno del ristorante, avrebbero atteso il momento in cui il locale era ormai vuoto per scendere nel seminterrato, dove Sonia si trovava per le operazioni di chiusura.
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, acquisite agli atti, mostrerebbero l’aggressione: la donna sarebbe stata colpita ripetutamente alla testa e strangolata per diversi minuti. I due avrebbero poi sottratto l’incasso della serata, una somma compresa tra i 3.000 e i 4.000 euro, prima di fuggire. Sonia Di Pinto, 46 anni, originaria di Petacciato, è morta a causa delle ferite riportate.
Nel corso dell’udienza d’appello è stato ripercorso anche il ruolo del dipendente che aprì la porta agli aggressori, la cui versione non ha mai convinto la famiglia di Sonia. Le parti civili hanno contestato l’assoluzione, sostenendo che senza quell’accesso l’omicidio non si sarebbe verificato. L’accusa ha invece ribadito la richiesta di assoluzione per quest’ultimo, confermando la valutazione già espressa in primo grado.
La madre della vittima ha ricordato in aula le conseguenze devastanti del delitto sulla famiglia, segnata anche dalla morte del marito avvenuta due anni dopo l’omicidio della figlia. Ha espresso il proprio dolore e l’impossibilità da parte sua ad accettare le richieste di riduzione della pena avanzate dagli imputati, né tantomeno le loro scuse.
Il verdetto della Corte d’appello del Lussemburgo è atteso per il 24 marzo.

