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Guardie mediche, la Conferenza dei sindaci chiede il ritiro del decreto e la rimozione dei commissari alla sanità

Approvata all’unanimità la richiesta di ritiro del DCA 9 sulla riorganizzazione della continuità assistenziale. I primi cittadini annunciano gruppi di lavoro provinciali per una nuova proposta e rinnovano la richiesta di rimozione dei commissari alla sanità.

La frattura tra territori e struttura commissariale sulla riorganizzazione delle guardie mediche si allarga. Oggi, 23 febbraio, la Conferenza dei sindaci del Molise ha approvato all’unanimità la richiesta di ritiro del decreto commissariale n. 9/2026, il provvedimento che ridisegna la rete della continuità assistenziale regionale riducendo le sedi da 44 a 16.

La decisione è arrivata al termine della riunione convocata dal presidente della Conferenza, Daniele Saia, nella Sala della Costituzione di Campobasso. Presenti, oltre ai primi cittadini, il presidente della Regione Francesco Roberti, l’assessore regionale Michele Iorio, il direttore generale dell’Asrem Giovanni Di Santo e il senatore Costanzo Della Porta.

Secondo i sindaci, il decreto non sarebbe “adeguato a garantire un servizio efficace e rispondente alle esigenze delle comunità locali”. Una posizione netta, che segna un ulteriore passo avanti rispetto alle prese di posizione dei singoli comuni nelle scorse settimane.

conferenza sindaci

Il nodo del DCA 9

Il decreto 9/2026, lo ricordiamo, prevede una riorganizzazione strutturale della continuità assistenziale collegandola alle Case della Comunità previste dal DM 77 e introducendo la clausola dell’80% di copertura dei turni: le sedi che non raggiungeranno questa soglia potranno essere sospese o riorganizzate.

Il nuovo assetto punta su 16 postazioni, integrate con il numero 116/117 e con la rete del 118. Una scelta difesa dai commissari alla sanità Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo come necessaria alla luce della drastica riduzione del personale – dai 196 medici di vent’anni fa alle circa 70 unità attuali – e in linea con le direttive nazionali.

Ma per i territori, soprattutto nelle aree interne, il rischio è quello di un arretramento concreto dell’assistenza.

Gruppi di lavoro provinciali

Come risposta al decreto, la Conferenza dei sindaci ha votato la costituzione di gruppi di lavoro su base provinciale con il compito di effettuare una ricognizione puntuale delle postazioni di guardia medica e redigere un documento di riprogrammazione.

L’obiettivo è proporre un modello alternativo che tenga conto delle specificità geografiche, del dissesto idrogeologico, delle distanze reali tra i comuni e dell’alta incidenza di popolazione anziana nei centri interni.

Si tratta di un passaggio politico rilevante: non solo una richiesta di ritiro, ma la volontà di costruire una proposta strutturata da sottoporre alla Regione.

Rimozione dei commissari e pressione su Roma

La Conferenza ha inoltre rinnovato la richiesta di rimozione dei commissari alla sanità, con un documento – proposto dal sindaco di Isernia Piero Castrataro – indirizzato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Ministri della Salute e dell’Economia e alla Regione Molise.

Parallelamente, verrà inviata ai parlamentari molisani la richiesta di sostenere un emendamento sulla riorganizzazione della sanità regionale “in linea con lo schema proposto dai primi cittadini”.

Il confronto, dunque, si sposta su più livelli: istituzionale regionale, governativo e parlamentare.

Una riforma ancora in bilico

Nelle scorse settimane il presidente Roberti aveva parlato della necessità di “coordinare il DCA con la Conferenza dei sindaci” e di migliorare la comunicazione sulla riorganizzazione, ammettendo una possibile carenza di confronto preventivo. Oggi però i sindaci chiedono un passo ancora più radicale: il ritiro del decreto.

Il 1° aprile resta la data indicata per l’entrata in vigore del nuovo assetto. Ma con l’unanimità della Conferenza contro il provvedimento, la riforma della continuità assistenziale entra in una fase di tensione istituzionale che potrebbe aprire a modifiche, rinvii o a uno scontro politico più netto nelle prossime settimane.