Gigafactory archiviata, scontro politico: Roberti parla di nuovi partner, Gravina accusa Governo e Regione
Dopo lo stop ufficiale di ACC al progetto Gigafactory, il presidente Roberti riferisce di una call con l’azienda e guarda alla ricerca di nuovi partner e a produzioni alternative. Il M5S attacca duramente: “Decisione gravissima, istituzioni assenti. Termoli pagherà il prezzo più alto”.
La Gigafactory di Termoli è ufficialmente fuori dai radar. Dopo la comunicazione di ACC ai sindacati, che ha certificato l’abbandono del progetto sia in Italia che in Germania, si apre ora un fronte politico tutto interno, con posizioni nettamente divergenti tra Regione Molise e opposizione.
Da un lato il presidente della Regione, Francesco Roberti, che prova a tenere aperta una prospettiva alternativa. Roberti riferisce di una call avuta nelle ultime ore con ACC: “Come già anticipato, ACC si sta orientando verso la ricerca di nuovi partner per la produzione di batterie, alla luce delle difficoltà riscontrate nello sviluppo di un prodotto competitivo. Resta ora da attendere quali iniziative verranno presentate nei prossimi mesi al MIMIT”. La linea della Giunta resta improntata alla gestione dell’emergenza occupazionale: la Regione assicura che continuerà a seguire la situazione “per la salvaguardia dell’indotto automotive e dei livelli occupazionali”, chiedendo a Stellantis di incrementare nuovi modelli produttivi nello stabilimento di Termoli.
Una posizione che arriva mentre è ormai chiaro che il progetto ACC non si farà e che l’unica prospettiva concreta resta legata alle produzioni meccaniche annunciate da Stellantis: cambio e-DCT entro il 2026 e investimenti sui motori GSE Euro 7, misure che – secondo l’azienda – dovrebbero garantire continuità oltre il 2030, ma che per i sindacati non compensano la perdita industriale e occupazionale della Gigafactory.
Sul fronte opposto, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina parla apertamente di “decisione gravissima” e punta il dito contro Governo e Regione. “La scelta di ACC è un colpo durissimo per Termoli e per l’intero Molise. Non arriva all’improvviso: era chiaro da mesi che il progetto stesse deragliando, ma proprio per questo sarebbe servita una presenza politica forte e negoziale, che non c’è mai stata”, afferma.
Per Gravina il nodo centrale è l’assenza di una vera contrattazione istituzionale, nonostante Stellantis sia socio di maggioranza di ACC: “Non siamo davanti a un evento incontrollabile. C’è stato un vuoto negoziale che ha permesso all’azienda di decidere unilateralmente, senza alcun bilanciamento pubblico”. Il consigliere M5S rivendica anche il ruolo del Movimento nel portare alla luce la crisi, ricordando l’interrogazione in Commissione che avrebbe costretto Governo e gruppo automobilistico a rompere mesi di silenzio.
Nel mirino finisce anche quella che Gravina definisce una “narrazione costruita ad arte” sul mancato esercizio del golden power in passato, giudicata una scorciatoia politica per scaricare responsabilità. E sulle rassicurazioni arrivate da Stellantis è netto: “L’annuncio dell’e-DCT, dei motori GSE e dell’assorbimento dei dipendenti ACC appare come un ripiego, del tutto incapace di compensare la portata occupazionale e innovativa che la Gigafactory avrebbe generato”.
Il Movimento 5 Stelle annuncia inoltre un nuovo passaggio parlamentare, con l’intervento in Aula di Chiara Appendino, mentre Gravina respinge l’idea che lo stop sia legato a un presunto declino dell’auto elettrica, citando dati di mercato in crescita e parlando piuttosto di una crisi della politica industriale italiana.
Durissime, infine, le critiche alla Giunta regionale, accusata di essersi limitata a slogan e rassicurazioni senza atti concreti, mentre – sostiene Gravina – il Molise perdeva un investimento storico. L’appello conclusivo è diretto a Palazzo Chigi: convocazione immediata delle parti, cronoprogramma pubblico e impegni formali.
Nel mezzo resta Termoli, con una Gigafactory definitivamente archiviata, produzioni alternative ancora senza dettagli operativi e un territorio che continua a vivere tra annunci, promesse e un futuro industriale sotto incognita.


