Pozzi, drenaggi e monitoraggio continuo: così Petacciato vuole fermare la grande frana
Pozzi drenanti profondi, opere di stabilizzazione e monitoraggio continuo: parte il progetto da oltre 40 milioni per ridurre il rischio della frana di Petacciato intervenendo sull’acqua nel sottosuolo. L’ingegnere Francesco Barile spiega: “I pozzi abbassano la falda ed eliminano il lubrificante che alimenta lo scivolamento del versante”. Un intervento strutturale atteso da decenni.
Pozzi drenanti profondi per togliere l’acqua dal sottosuolo e ridurre la spinta che da oltre un secolo alimenta la frana di Petacciato. È questa la scelta tecnica alla base del progetto di mitigazione del rischio idrogeologico messo a gara dalla Regione Molise, un intervento strutturale che punta ad agire sulle cause profonde del dissesto e non solo sui suoi effetti visibili in superficie.
Il progetto prevede la realizzazione di dodici pozzi drenanti, collegati a dreni orizzontali e verticali, capaci di intercettare l’acqua in pressione nei terreni profondi del versante nord-est dell’abitato e convogliarla a gravità verso valle. L’obiettivo è abbassare il livello della falda e ridurre le pressioni interstiziali che, secondo le analisi tecniche, rappresentano il principale fattore di instabilità della frana.

La frana di Petacciato è uno dei dissesti più estesi e complessi d’Europa. Documentata da oltre cento anni, ha conosciuto numerose riattivazioni, spesso legate a periodi di piogge prolungate più che a singoli eventi estremi. L’ultimo in ordine cronologico è datato marzo 2015, oltre dieci anni fa. Nel tempo il movimento del versante ha minacciato e danneggiato infrastrutture strategiche come l’autostrada A14, la linea ferroviaria adriatica e la statale 16, oltre ad avvicinarsi progressivamente all’abitato. Dopo l’ultima riattivazione, tre case del Borgo vecchio sono state abbattute per “alleggerire” il Belvedere che aveva subito danni profondi. Il vecchio municipio, ora in attesa di demolizione, è stato profondamente danneggiato. Si tratta di un fenomeno lento, profondo e strutturale, che risponde all’accumulo di acqua nel sottosuolo e alla conseguente perdita di resistenza dei terreni argillosi.
Sul tema interviene Francesco Barile, ingegnere termolese esperto in infrastrutture di trasporto: “La natura geologica dei terreni – specifica l’ingegnere – è costituita da “argille grigioazzurre” che caratterizzano tutta la fascia costiera adriatica da Ancona a Termoli, le peggiori dal punto di vista idrogeologico insieme alle “argille scagliose varicolori” che caratterizzano molte aree del nostro Paese. Le argille grigioazzurre di Petacciato affiorano sulla spiaggia tra Petacciato e la Torretta diroccata dove si situa il piede della superficie di scivolamento”.

È proprio su questa dinamica che fa leva il progetto. I dodici pozzi drenanti sono l’opera principale e più impegnativa: saranno scavati fino a decine di metri di profondità e ospiteranno sistemi di drenaggio in grado di agire sulle superfici di scorrimento più profonde della frana. Alcuni pozzi saranno realizzati nella parte alta del versante, immediatamente sotto l’abitato, per intercettare l’acqua a monte, mentre altri saranno collocati più a valle, in prossimità delle infrastrutture, così da garantire lo scarico a gravità dell’acqua drenata e aumentare l’efficacia complessiva del sistema.
Accanto al drenaggio profondo, il progetto prevede una serie di interventi complementari in superficie. Nella zona sotto l’abitato sono previste opere di stabilizzazione delle scarpate, con chiodature del terreno e rivestimenti rinverditi, per contenere i movimenti superficiali e migliorare la sicurezza delle aree più vicine alle case. Sono inoltre previste opere di regimazione delle acque meteoriche, con la sistemazione dei fossi principali e la realizzazione di canalizzazioni, per evitare che le piogge continuino ad alimentare il dissesto.

La conferma nella lettura che dà l’ingegner Barile: “Nel caso di Petacciato, da quanto leggo nella relazione tecnica, sulla parte sommitale a ridosso dell’abitato si interverrà con tiranti mentre con i pozzi lungo solo una parte del corpo di frana (non vi è copertura economica per intervenire su tutto, anche se questo intervento si può considerare una prima e prioritaria parte).
I pozzi, con i drenaggi, abbassano la falda e quindi eliminerebbero l’acqua che costituisce il lubrificante agente sulla superficie di scivolamento (gli studi fatti dimostrerebbero infatti che il fenomeno franoso è aumentato subito dopo periodi in cui si sono verificati picchi di pioggia).
La vera superficie di scivolamento è comunque molto più profonda dei pozzi, ma questo sembrerebbe il miglior compromesso tra possibilità di limitare il fenomeno tenendolo sotto controllo e disponibilità economiche (la frana è di dimensioni tali da essere una delle più grandi in Europa).
L’area verrebbe poi sistemata idraulicamente con drenaggi, canalizzazioni e interventi sugli alvei dei compluvi e dei valloni in modo da raccogliere e convogliare le acque al mare”.
In effetti un passaggio centrale, esplicitato nella Relazione generale, riguarda l’evoluzione progettuale e i vincoli economici. Nella fase iniziale, l’intervento era stato concepito su un’area più ampia, con un’estensione maggiore delle opere di drenaggio e un costo complessivo stimato intorno ai 90 milioni di euro. Una cifra non compatibile con le risorse disponibili. Per questo motivo il progetto è stato rimodulato nelle fasi successive, restringendo l’area di intervento e concentrando le opere nella porzione di versante ritenuta più critica e strategica, quella che minaccia direttamente l’abitato e le principali infrastrutture di valle. La riduzione dell’estensione non cambia però la logica dell’intervento, che resta fondata sull’abbattimento delle pressioni interstiziali come leva principale di mitigazione del rischio.

Il progetto è accompagnato da un articolato piano di monitoraggio. Prima, durante e dopo i lavori, il versante sarà controllato attraverso strumenti che misurano spostamenti e pressioni dell’acqua, con sistemi di acquisizione dati da remoto. Il monitoraggio servirà a verificare nel tempo l’efficacia delle opere e a fornire indicazioni utili per eventuali interventi futuri, in un’ottica di gestione progressiva del rischio.
L’importo dell’appalto posto a base di gara è pari a poco più di 27 milioni, all’interno di un quadro finanziario complessivo che supera i 40,6 milioni di euro. La durata prevista dei lavori è di poco più di tre anni, un arco temporale legato alla complessità delle opere e alla necessità di operare in sicurezza su un versante instabile.
La scadenza del bando era fissata a sabato 7 febbraio e il progetto per mitigare la frana di Petacciato passa ora dalla fase di pianificazione a quella decisiva che precede l’avvio dei cantieri, segnando un passaggio atteso da decenni in un territorio che convive da oltre un secolo con una frana mai risolta.


