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8 milioni per la frana di Civitacampomarano, cittadini: “Non servirà a nulla se resterà una zona urbana fantasma”

Il presidente della Regione Molise Francesco Roberti, in qualità di commissario delegato, ha approvato con il decreto numero 8 del 12 febbraio 2026 il progetto esecutivo dei lavori finanziati nell’ambito del Rendis (Repertorio Nazionale Difesa del Suolo) per la mitigazione della frana che nel 2017 colpì il fronte nord dell’abitato di Civitacampomarano.

Un passaggio atteso da anni dai cittadini coinvolti negli sgomberi e proprietari di immobili ancora ricadenti nella cosiddetta zona rossa. In una nota diffusa il 17 febbraio, i residenti riuniti nel Comitato ‘Dissesto Fronte Nord frana di Civitacampomarano’ esprimono soddisfazione per l’emanazione del decreto, arrivato pochi giorni dopo una loro lettera-esposto del 4 febbraio.

Il finanziamento supera gli 8 milioni di euro e riguarda interventi di consolidamento del versante interessato dal movimento franoso. Tuttavia, nella stessa comunicazione, i cittadini sollevano interrogativi sul futuro dell’area urbana sovrastante.

«A cosa servirà aver mitigato, fermato, risolto, consolidato il versante dissestato se poi la zona rossa resterà tale?», si chiedono. Tra le questioni aperte vengono citate la possibilità di demolizioni selettive, eventuali acquisizioni o piani di recupero, la salvaguardia dei beni storico-architettonici presenti nel centro storico e la riapertura dei collegamenti con la restante parte dell’abitato.

I firmatari sottolineano che la messa in sicurezza del versante, pur ritenuta fondamentale, rischia di non produrre effetti concreti se non accompagnata da un piano generale di recupero urbano e infrastrutturale. «Mettere in sicurezza il versante non servirà a nulla se sopra resterà una zona urbana fantasma», osservano.

Viene inoltre chiesta la possibilità di un nuovo momento pubblico di confronto sul progetto esecutivo e sulle sue implicazioni, come già avvenuto nel 2024 per la fase definitiva.

Il tema, evidenziano, non riguarda soltanto l’aspetto tecnico e idrogeologico, ma anche la finalizzazione dei fondi pubblici e la prospettiva di contrastare lo spopolamento del borgo, consentendo il rientro delle famiglie o il risanamento dell’area colpita dal dissesto.