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Eolico offshore tra Termoli e Vasto, fase decisiva per il progetto da 67 torri in Adriatico

Il progetto eolico offshore “Rospo Offshore”, previsto nel tratto di Adriatico compreso tra Termoli, Vasto e le Isole Tremiti, compie un nuovo passo nell’iter autorizzativo. Il Ministero dell’Ambiente ha infatti avviato la fase preliminare della Valutazione di Impatto Ambientale, che segna l’ingresso ufficiale del progetto nella procedura statale.

Si tratta di un impianto di grandi dimensioni: 67 aerogeneratori da 15 megawatt ciascuno, per una potenza complessiva di 1.005 MW, con un investimento stimato in 3,7 miliardi di euro. Le turbine avrebbero un’altezza massima di circa 270 metri e sarebbero collocate a una distanza minima di 21,5 chilometri dalla costa molisana e di circa 30 chilometri da quella abruzzese.

In questa fase non si entra ancora nel merito dell’autorizzazione. Il passaggio avviato dal Ministero serve a definire che cosa dovrà essere studiato e come nello Studio di Impatto Ambientale vero e proprio. È il momento in cui Regioni, Comuni, enti ambientali e istituzioni coinvolte devono indicare quali effetti analizzare, quali criticità approfondire e con quali strumenti scientifici. Una volta conclusa questa fase, ciò che non viene richiesto ora difficilmente potrà essere aggiunto successivamente.

La procedura sarà transfrontaliera, con il coinvolgimento anche della Croazia, vista la posizione dell’impianto in un’area dell’Adriatico di rilevanza internazionale. Entro il 29 marzo 2026 tutti gli enti chiamati in causa dovranno trasmettere le proprie osservazioni preliminari.

Secondo il Forum H2O, che segue il dossier, questo è il momento più delicato dell’intero iter. L’associazione riconosce che l’eolico offshore rappresenta una tecnologia con potenzialità importanti, soprattutto rispetto agli impianti a terra, e ribadisce la necessità di accelerare l’uscita dalle fonti fossili. Allo stesso tempo, sottolinea come un progetto di tale portata richieda analisi rigorose e complete, senza semplificazioni.

Tra gli aspetti che dovranno essere attentamente valutati figurano la vicinanza dell’impianto ad aree di tutela ambientale, in particolare alle Zone di Protezione Speciale e alle Important Bird Area, con i possibili effetti sull’avifauna, e l’impatto delle opere di connessione. Il progetto prevede infatti un cavidotto sottomarino con approdo a Punta Penna, a Vasto, e un collegamento a terra verso la Val Pescara, dove sarebbe realizzato anche un sistema di accumulo energetico BESS da 350 MW, composto da circa 490 moduli-container.

Il Forum H2O segnala inoltre criticità nella documentazione preliminare, come l’assenza di riferimenti ad alcuni siti Natura 2000 interessati dal tracciato dei cavi, e solleva interrogativi sulle garanzie tecniche ed economiche del soggetto proponente, una società a responsabilità limitata chiamata a sostenere un investimento miliardario.