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Energia Pulita, il giallo delle mille tonnellate di rifiuti registrate, pagate e scomparse

I conti non tornano: circa mille tonnellate di rifiuti risultano entrate e pagate ma non si trovano nel piazzale di via Marco Biagi. Registri, formulari, conti aziendali svuotati e una richiesta di sopralluogo aprono un nuovo fronte nell’inchiesta su Energia Pulita.

La spazzatura che fa business scotta, anche quando non si vede. Come nel caso delle ecoballe di Energia Pulita, in via Marco Biagi nel Nucleo Industriale di Termoli. A complicare lo scenario dello stabilimento più chiacchierato del Molise, finito al centro dell’inchiesta giudiziaria della Procura Antimafia, c’è un capitolo supplementare, non ancora affrontato dalle carte giudiziarie ma verosimilmente destinato a fornire nuovo materiale per gli inquirenti. Perché inspiegabilmente mancano all’appello circa mille tonnellate di immondizia. Che sarebbero state registrate e pagate dagli enti fornitori, cioè il Comune di Termoli e altri Comuni del basso Molise, ma che non si trovano, che figurano solo nei formulari. Insomma, scomparse. Ma – ed è questo il sospetto – non certo perché qualcuno le abbia rubate o portate via, quanto piuttosto perché quella mole di rifiuti, con un valore stimato ben sopra i 200mila euro teoricamente incassati dalla società, ma dei quali non è rimasta traccia, potrebbe esistere sulle carte.

Non è solo una questione di bonifica. E non c’è solo il rischio ambientale dietro lo scenario che si sta consumando tra autorizzazioni stoppate e guerra di carte tra nuova società, ramo d’azienda New Diamonds affidato a Giuseppe Di Geronimo e uffici pubblici regionali.

Di Geronimo mostra la documentazione ufficiale dei conferimenti durante il periodo che ha preceduto marzo 2025, quando sono stati chiusi gli impianti consegnando alla collettività un enorme piazzale traboccante di rifiuti (non pericolosi). “I numeri ufficiali evidenziano un quantitativo di rifiuti che non si trova con le giacenze, proprio per niente” spiega l’attuale responsabile della New Diamonds che ha preso in affitto un ramo di azienda dalla SGC del gruppo Fiardi. In sintesi: “mancano all’appello circa 1000 tonnellate”.

Una discrepanza niente affatto trascurabile, che apre a diverse ipotesi. “Io non c’ero, all’epoca – aggiunge lui – visto che sono andato via nel 2021 da Energia Pulita. Ma oggi, dovendo rimettere mano a tutto per la bonifica che è iniziata a dicembre scorso (prima della revoca dell’autorizzazione a trattare rifiuti arrivata dalla Regione, ndr) – ci siamo accorti che i conti non tornano”.

I rifiuti al centro delle verifiche sono quelli accumulati tra l’estate del 2024 e il primo aprile 2025. Prima di quella data, secondo quanto ricostruito, il piazzale dell’impianto di via Marco Biagi risultava sostanzialmente libero. In quei mesi iniziano ad arrivare carichi provenienti soprattutto dal circuito pubblico: Comune di Termoli, Unione dei Comuni del Basso Biferno, società Impregico, che gestisce la raccolta per l’Unione. Rifiuti urbani differenziati, plastica, multimateriale, ingombranti e frazioni miste. Come funzionava lo scarico di quei rifiuti? Seguiva procedure corrette? Secondo chi lavorava all’epoca – che abbiamo interpellato, raccogliendo la testimonianza – sì, era tutto fatto seguendo il protocollo: pesatura, registrazione sui formulari, schedatura del rifiuto. E pagamento, anche. “Si emettevano regolari fatture a chi pagava per il conferimento dei rifiuti”.

Energia pulita

Su questo c’è un buco nero, però, perché in realtà quando nell’estate 2025 il gruppo Fiardi rileva Energia Pulita, trova una società senza liquidità. I conti risultano praticamente azzerati. Nonostante mesi di conferimenti e fatturazioni legate allo smaltimento, nelle casse dell’azienda non resta nulla. È lo stesso passaggio di proprietà a certificare la situazione: la nuova proprietà accetta di subentrare sapendo che non esiste una base economica su cui ripartire, ed è in questo contesto che poi viene richiamato Giuseppe Di Geronimo e affidato a New Diamonds un ramo d’azienda. 

La crisi occupazionale che esplode da lì a poco conferma quanto fossero in rosso i conti della società: quattordici lavoratori vengono licenziati l’8 settembre 2025, dopo un periodo di cassa integrazione tra aprile e settembre, durante il fermo degli impianti. A oggi nessuno risulta aver ricevuto quanto dovuto, tanto che sono stati avviati decreti ingiuntivi .

Il ‘giallo’ della immondizia entrata, pagata e scomparsa (e quindi dichiarata solo sulla carta) scoppia con l’avvio della bonifica. Questi i numeri: dai registri risulta che al primo aprile 2025 sull’impianto fossero presenti oltre 3.400 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi. Ma quando, tra fine novembre e dicembre 2025, la nuova gestione prende materialmente in carico il sito per iniziare a ripulire il piazzale, le giacenze reali vengono stimate in circa 2.400 tonnellate. Mille tonnellate in meno, una discrepanza enorme, che non può essere liquidata come un semplice errore di stima.

Ed è qui che la vicenda cambia livello. Perché se i rifiuti risultano entrati e pagati, ma non risultano più fisicamente presenti, la domanda non riguarda solo dove siano finiti i materiali, ma  anche dove siano finiti i soldi.

Nel frattempo, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, vengono effettivamente rimosse oltre 800 tonnellate di rifiuti, di cui circa 600 nel solo mese di dicembre, tutte a carico della New Diamonds, a spese proprie. Le movimentazioni vengono documentate con registri di carico e scarico, report fotografici settimanali e rilievi effettuati anche con droni, trasmessi agli enti competenti.

“Insomma, per farla breve – spiega Di Geronimo, che non ci sta a passare per il capro espiatorio di tutta la vicenda  – i rifiuti risultano entrati, però curca mille tonnellate di quelli registrati non sono in giacenza”.

È su questa forbice – tra quantità formalmente registrate, giacenze reali e flussi finanziari – che si concentra oggi la richiesta di sopralluogo e verifica ispettiva. Il 30 gennaio scorso infatti, solo pochi giorni fa,  New Diamonds ed Energia Pulita formalizzano una richiesta di sopralluogo ispettivo indirizzata a Regione Molise, Provincia di Campobasso, Arpa, Nucleo operativo ecologico dei carabinieri e Cosib. Nel documento, le due società chiedono un accesso congiunto all’impianto di via Marco Biagi per verificare le giacenze reali presenti sul piazzale e confrontarle con i quantitativi risultanti dai registri ufficiali in possesso della Regione. La richiesta nasce proprio dalla constatazione di una discrepanza rilevante tra i dati amministrativi – che indicano oltre 3.400 tonnellate al 1° aprile 2025 – e quanto effettivamente rinvenuto dalla nuova gestione al momento della presa in carico del sito, stimato in circa 2.400 tonnellate. Nella nota viene sottolineato che le operazioni di bonifica sono già in corso a spese del privato, con movimentazioni documentate attraverso registri di carico e scarico, report fotografici settimanali e rilievi effettuati anche con droni, regolarmente trasmessi agli enti competenti. Proprio per evitare che eventuali provvedimenti si basino esclusivamente su dati cartacei, New Diamonds ed Energia Pulita chiedono che lo stato dei luoghi venga “cristallizzato” con una verifica diretta, alla presenza di tutti gli organismi di controllo. Tradotto in parole più semplici, la richiesta è questa: venite a verificare di persona registri e giacenze perché c’è un bel buco.

A mettere nero su bianco l’incongruenza è anche l’istanza dell’avvocato Nicola Tana, che accompagna la richiesta di sospensione della revoca dell’autorizzazione. Nella lunga ricostruzione trasmessa alla Regione Molise, il legale evidenzia come le quantità di rifiuti su cui l’amministrazione fonda la richiesta di bonifica derivino dai dati ufficiali in suo possesso, ma sottolinea al tempo stesso l’evidente scarto con le giacenze effettivamente riscontrate dalla nuova gestione al momento della presa in carico dell’impianto. In altre parole, la Regione chiede di bonificare sulla base di numeri che, secondo quanto documentato nei report operativi, risultano sovrastimati rispetto alla realtà fisica del piazzale. È anche per questo che viene formalmente richiesto un sopralluogo.

Nei mesi sotto accusa, durante i quali nel piazzale sono entrati i camion, Giuseppe Di Geronimo non c’era. C’erano l’allora amministratore delegato Mario Ianiro, Attilio Ferrazzano addetto alla gestione dei formulari e della documentazione sui conferimenti (che poi si è licenziato e ha cambiato lavoro), Elvira Gasbarro (la moglie del Governatore della Regione Roberti) nel ruolo di responsabile tecnico ambientale. Sono alcuni degli stessi nomi per i quali la Direzione distrettuale antimafia di Campobasso ha chiesto il rinvio a giudizio, in un procedimento che riguarda fatti antecedenti e distinti rispetto al sovraccarico del piazzale, ma che aiuta a delineare il contesto complessivo in cui maturano le anomalie oggi al centro dell’inchiesta. Dopo l’uscita di scena di Ianiro, l’ultimo amministratore delegato di Energia Pulita è stato Mario Navarino, licenziato l’8 settembre 2025 insieme ad altri tredici lavoratori, oggi in attesa di numerose mensilità arretrate e già ricorsi a un decreto ingiuntivo.

Di quale tipologia di rifiuti si tratti lo riferiscono le bolle: materiali provenienti in larga parte dalla raccolta differenziata urbana di Termoli, imballaggi in plastica e multimateriale, ingombranti e frazioni miste. Una parte è stata pressata in balle senza selezione preventiva, rendendo oggi più complessa la separazione per codici EER e l’invio agli impianti di recupero o smaltimento.

Parliamo di rifiuti provenienti in larga parte dal servizio pubblico, quindi di risorse pagate da Comuni e cittadini. Di un quantitativo di immondizia di circa mille tonnellate che mancano all’appello e raccontano un giallo che va oltre il destino di un singolo impianto: quello di una filiera in cui materiali e denaro sembrano aver seguito strade diverse.