Energia Pulita, revoca dell’autorizzazione a bonifica avviata: il rischio di una bomba ambientale è concreto
Inchiesta in due puntate sulla vicenda Energia Pulita: dalla revoca dell’autorizzazione alla bonifica dei rifiuti, fino ai conti che non tornano e al rischio di un impatto ambientale ed economico sul Basso Molise.
A Energia Pulita, azienda finita al centro di una vicenda sempre più complessa, sospesa tra rischio ambientale e profili giudiziari, ora rischia di saltare tutto. La bonifica del piazzale era finalmente partita: i camion avevano ripreso a uscire dall’impianto di via Marco Biagi, nella zona industriale di Termoli, anche durante le festività natalizie, con rifiuti selezionati e avviati agli impianti di smaltimento. In poche settimane erano state rimosse centinaia di tonnellate di materiale accumulato nel corso dei mesi precedenti.
Poi, il 21 gennaio, arriva la doccia fredda: la Regione Molise dispone la revoca dell’autorizzazione ambientale. Il provvedimento si fonda su una serie di criticità già contestate all’impianto – superamento dei quantitativi autorizzati, carenze sul fronte della sicurezza antincendio e soprattutto l’assenza, per un lungo periodo, della polizza fideiussoria obbligatoria – ritenute incompatibili con la prosecuzione dell’attività.
Una decisione che interviene però proprio mentre la nuova gestione aveva avviato la bonifica a proprie spese, dopo anni di accumulo di rifiuti avvenuto senza che l’impianto venisse fermato.
Energia Pulita presenta immediatamente un’istanza per chiederne l’annullamento o la sospensione. Ma l’effetto del provvedimento è immediato: senza titolo autorizzativo le operazioni rischiano di fermarsi. E se la bonifica si interrompe, sul piazzale resta tutto: migliaia di tonnellate di rifiuti difficilmente separabili, senza più la sorveglianza h24 garantita oggi dalla nuova gestione e con il rischio concreto che la messa in sicurezza ricada sugli enti pubblici, a partire dal Comune di Termoli.
Uno scenario che potrebbe tradursi in un conto salatissimo per la collettività: milioni di euro necessari per rimuovere e smaltire i materiali residui, risorse che finirebbero per gravare sui bilanci pubblici e, in ultima istanza, sui contribuenti.
Il cuore della contestazione è messo nero su bianco nella lunga istanza firmata dall’avvocato Nicola Tana per conto di Energia Pulita e New Diamonds. È lì che viene ricostruita, passaggio dopo passaggio, l’intera vicenda autorizzativa dell’impianto. E soprattutto viene evidenziato quello che oggi appare come il nodo più grave: per circa tre anni l’impianto ha operato senza polizza fideiussoria attiva, uno degli strumenti fondamentali previsti dalla normativa per garantire la copertura economica delle attività di trattamento dei rifiuti.
Un periodo che coincide con la gestione di Mario Ianiro – oggi imputato nel procedimento penale insieme al presidente della Regione Molise Francesco Roberti, alla moglie Elvira Gasbarro, tecnico ambientale operativa in Energia Pulita, e a Giuseppe Di Geronimo, responsabile tecnico della nuova gestione – durante il quale l’impianto ha continuato a ricevere rifiuti senza la garanzia finanziaria obbligatoria.
Un’anomalia macroscopica che apre un doppio livello di responsabilità: se chi gestiva ha sbagliato, altrettanto evidente è il fallimento di chi avrebbe dovuto vigilare e intervenire.
La fideiussione precedente è scaduta nel 2023. Da allora, fino al 2025, Energia Pulita ha continuato a ricevere materiali, accumulando progressivamente rifiuti sul piazzale, senza che la Regione adottasse provvedimenti immediati di sospensione o messa in sicurezza (qui la ricostruzioine della vicenda giudiziaria della società ). La revoca arriva solo ora, sottolinea Tana, proprio mentre è in corso una bonifica interamente finanziata dal privato.
Nell’istanza viene chiesto un termine di quattro mesi per completare la rimozione dei rifiuti presenti in eccesso rispetto ai quantitativi autorizzati e la sospensione del provvedimento. Il motivo è esplicito: senza autorizzazione la bonifica diventa un costo a perdere, mentre in caso di stop scatterebbe l’intervento pubblico in danno, con anticipazione delle somme da parte degli enti locali e successivo tentativo di rivalsa.
Dal punto di vista della Regione, la nuova proprietà era consapevole dello stato dell’impianto e degli oneri connessi al risanamento. Dal punto di vista della nuova gestione, invece, sostenere integralmente i costi di rimozione senza poter parallelamente svolgere attività di recupero rifiuti rende l’operazione economicamente insostenibile.
È questo il nodo che oggi blocca tutto: un risanamento ambientale avviato dal privato che rischia di interrompersi perché privo di un minimo di sostenibilità industriale.
Sul sito restano grandi quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi: materiali provenienti in larga parte dalla raccolta differenziata urbana, imballaggi in plastica e multimateriale, ingombranti e rifiuti misti. Una parte è stata pressata in balle senza selezione preventiva, rendendo oggi più complessa la separazione per codici EER e l’invio agli impianti di recupero o smaltimento.
Solo nel mese di dicembre sono state rimosse circa 600 tonnellate di rifiuti. Complessivamente, tra fine novembre e inizio gennaio, si è superata quota 800 tonnellate. Tutti i costi – mezzi, personale, conferimenti – sono sostenuti da New Diamonds, la società che ha preso in affitto il ramo d’azienda relativo allo smaltimento.
“Abbiamo lavorato senza sosta, anche durante le feste. Ogni settimana inviavamo a Regione e Provincia i quantitativi rimossi, con report fotografici e rilievi effettuati anche con droni”, spiega Giuseppe Di Geronimo, oggi responsabile tecnico dell’impianto per conto della nuova gestione. “Tutti i camion, le macchine operative, il personale sono pagati da noi. Stiamo bonificando a nostre spese un piazzale che era fermo da anni”.
Di Geronimo è un imprenditore del settore ambientale, noto alle cronache giudiziarie locali perché coinvolto nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Campobasso sul presunto traffico illecito di rifiuti che riguarda anche l’ex amministratore delegato Nicola Ianiro e altri soggetti. Era uscito da Energia Pulita nel 2021 ed è rientrato su richiesta della nuova proprietà SGC con l’obiettivo dichiarato di guidare il risanamento del sito. La vicenda giudiziaria resta formalmente distinta dal procedimento amministrativo, ma pesa inevitabilmente sul contesto complessivo.
Dopo anni di gestione sotto l’amministrazione Ianiro, nell’estate scorsa subentra SGC Srl del gruppo Fiardi, con Daniele Di Blasio amministratore delegato. A ottobre viene costituita IntErr Sas di Energia Pulita & C., mentre New Diamonds prende in affitto un ramo d’azienda assumendosi l’onere della bonifica. Il Cosib approva il passaggio il 20 ottobre, rinunciando al diritto di prelazione.
Ma la storia è intricata e i problemi non mancano. E infatti i conti cominciano a non tornare. Secondo quanto riportato nella relazione tecnica del 12 dicembre inviata alla Regione, sotto l’elettrodotto dell’impianto risultano stoccate circa 800 tonnellate di rifiuti da raccolta differenziata urbana (plastica e multimateriale), conferiti in conto lavorazione da società appaltatrici per conto di diversi Comuni. Quei materiali – spiegano Energia Pulita e New Diamonds – non sono mai stati ritirati dai produttori e non è arrivata l’autorizzazione per il conferimento ai consorzi di filiera. Dopo una diffida della Regione, la nuova gestione ha a sua volta formalmente diffidato le società e gli enti coinvolti, chiedendo il ritiro entro sette giorni.
Nell’istanza dell’avvocato Tana (difensore di De Geronimo nel maxi processo sull’inchiesta della DDA) viene ricostruita nel dettaglio l’avvio della bonifica con risorse proprie, l’invio periodico dei report, le difficoltà operative legate a rifiuti miscelati e pressati senza cernita, l’attesa delle autorizzazioni per il conferimento all’estero. Ma soprattutto viene messo nero su bianco un punto centrale: se la revoca dovesse diventare definitiva, scatterebbe l’intervento pubblico in danno.
In concreto significa che la messa in sicurezza dell’area dovrebbe essere anticipata dagli enti locali – a partire dal Comune di Termoli – con successivo tentativo di rivalsa. Un meccanismo che rischia di trasformare un’eredità industriale privata in un conto salatissimo per la collettività.
Energia Pulita ha chiesto formalmente l’annullamento o la sospensione della revoca. Ora la decisione è nelle mani della Regione Molise. Ma resta una domanda che va oltre il contenzioso amministrativo: se la bonifica privata si ferma, chi completerà il lavoro? E con quali tempi e quali risorse pubbliche?
Per il Basso Molise il rischio non è astratto. Sul piazzale restano ancora migliaia di tonnellate di rifiuti eterogenei, in parte miscelati, in parte pressati in ecoballe, esposti agli agenti atmosferici e concentrati in un’area industriale a ridosso di attività produttive e infrastrutture strategiche. Un blocco prolungato delle operazioni potrebbe significare anni di attesa, milioni di euro da reperire (a spese dei contribuenti, se a pagare come appare scontato sarà il pubblico) e un potenziale impatto ambientale su suolo, falde e aria. Una bomba ambientale in piena regola.







