Da 32 anni “da Luciano”: il Bar Panoramik e quella scommessa vinta a Difesa Grande
Dalla vista sul mare degli anni ’90 alla centralità del “vialone” odierno: la storia di Luciano Oremo e del suo Bar Panoramik è lo specchio fedele dell’evoluzione di Difesa Grande. Tra il passato in FIAT e la scommessa commerciale di una vita, il locale ha attraversato i mutamenti urbanistici e generazionali di una Termoli che cercava casa e identità. Un viaggio tra sacrifici, memoria affettiva e la resistenza di una gestione familiare che trasforma il quartiere in una comunità viva.
Alcuni luoghi definiscono l’identità di un quartiere, punti fermi in una geografia urbana che cambia troppo in fretta. Per Difesa Grande, quartiere periferico di Termoli, quel luogo ha un nome che profuma di casa: il Bar Panoramik. Anche se per tutti, da 32 anni, la destinazione è semplicemente “da Luciano”. Lo incontriamo in una mattinata di un giorno qualsiasi. Il bar è nel pieno dell’attività: tra chi beve un caffè veloce al bancone, chi si ferma per un aperitivo e chi, seduto ai tavoli, gioca a carte. È un viavai costante di clienti abituali e passanti che conferma il ruolo del bar come centro di aggregazione del quartiere.
Luciano Oremo è arrivato a Termoli da San Giuliano di Puglia nel 1987, come molti termolesi d’adozione, portando con sé la cultura del lavoro che non conosce soste. Prima la Fiat, poi l’officina, fino alla “scintilla” del 1994: rilevare quel bar di fronte alla chiesa come una scommessa, in un quartiere che allora era ancora un cantiere a cielo aperto. «Il Panoramik si chiama così perché un tempo da qui, più in alto rispetto alle poche case intorno, si vedeva il mare», ci racconta Luciano. «All’inizio non è stato facile, era tutto molto diverso» ricorda con lo sguardo di chi riavvolge il nastro dei ricordi.
Difesa Grande non è un quartiere come gli altri; è una creatura nata dall’urgenza sociale di un’epoca precisa. Fondato nell’ottobre del 1977, sorse per dare un tetto alle migliaia di lavoratori che la FIAT, motore pulsante di Termoli, richiamava da ogni angolo del Molise e oltre. Famiglie giovani, operai e sogni di stabilità che cercavano casa e identità in quello che allora era l’estremo confine della città. Luciano è lo specchio fedele di questa genesi: se la FIAT ha costruito le case, Luciano ha contribuito a costruire il senso di appartenenza.

L’attività stessa è cresciuta seguendo i ritmi del quartiere: partita come una piccola sala, nel 2005 ha inglobato lo spazio di quella che fu una storica merceria (la terza a susseguirsi in quei locali), raddoppiando i volumi. Luciano è stato testimone del cambiamento urbanistico: ha visto nascere il “vialone”, ha visto le strade spostarsi, il quartiere espandersi e le famiglie allargarsi.
«È cambiato tutto sotto i miei occhi – spiega indicando l’attuale piazza– pensare che qui davanti prima passava la strada principale, poi Don Benito ha creato la chiesa e la piazza».
Ma soprattutto, ha visto crescere i figli di Difesa Grande. Per chi è cresciuto tra queste strade, il Panoramik è il ricordo del gelato dopo la scuola, dei pomeriggi estivi passati a inseguire un pallone nel piazzale della chiesa mentre i grandi discutevano di politica e calcio.

È il fulcro della festa di Santa Maria degli Angeli, quando il quartiere esplode di vita e il bar diventa il porto sicuro per ogni brindisi. In quei giorni il piazzale pullula di gente e il bar ne diventa il baricentro naturale: è lì che ci si ritrova per un bicchiere, per rivedere amici tornati da fuori, amici che sono rimasti o semplicemente godersi quella vivace confusione. Luciano c’è sempre, non solo come gestore ma anche come sostenitore delle tradizioni, comprese quelle più antiche come il tradizionale canto di Sant’Antonio Abate.
Oggi Luciano non è solo. Ha resistito alle lusinghe di chi voleva comprare l’attività, scegliendo la continuità familiare: con lui ci sono i figli Ivana e Danilo e il genero, che da quattro anni cura l’area food. Una staffetta generazionale che mantiene viva la tradizione, come quella della Vigilia di Natale, diventata ormai un’istituzione cittadina capace di richiamare gente da tutta Termoli.
Ma la forza del Panoramik sta nella sua quotidianità “leggera”, in quella socialità lenta che oggi sembra quasi un lusso. È uno dei pochi posti dove i ragazzi mettono da parte lo smartphone per imparare i vecchi giochi di carte dai più anziani, in uno scambio di consigli e battute che non ha età. È una dimensione temporale che forse stiamo lentamente perdendo: quella in cui ci si ferma non solo per consumare, ma per stare, senza l’ansia dell’orologio e la freneticità della vita. Luciano lo sa: il barista è un po’ psicologo e un po’ confessore. Raccoglie i problemi delle persone, ma il suo compito è quello di restituire leggerezza. «In una società dove tutto gira intorno al denaro – confessa – il segreto è l’amore per il proprio lavoro e progetto di vita».
Trentadue anni di attività non sono solo un traguardo economico, ma il segno di una presenza costante e a chi gli chiede se non sia arrivato il momento di riposare, risponde con la tempra dell’instancabile lavoratore: finché avrà le forze, non ha alcuna intenzione di smettere. In un quartiere che ha cambiato pelle, tra nuove strade e palazzi, quella serranda alzata all’alba resta ancora un punto fermo.




